MEMORIE
DELLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME XXIV - 1945
FASCICOLO UNICO
Sede della Societä
Genova — Via Brigata Liguria, 9
| ‘JUL 08 2006 >
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GENOVA
FRATELLI PAGANO TIPOGRAFI EDITORI - S.P.A.
1945
MEMORIE
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA |
ITALIANA: |
MEMORIE
DELLA
SOCIETA ENTOMOLOGICA
ITALIANA-
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME XXIV - 1945
FASCICOLO UNICO
Sede della Società
Genova — Via Brigata Liguria, 9
GENOVA
FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S. P. A.
1945
Ta:
FERDINANDO SOLARI
CURCULIONIDI NUOVI 0 POCO CONOSCIUTI
| DELLA FAUNA PALEARTICA
x
SUL GENERE ALOPHUS SCHÖNHERR
Col. Cure.)
Il genere Alophus necessita di una radicale revisione. Poichè non è pos-
sibile a me di farla, come ne avrei avuto l’ intenzione, nelle attuali circo-
stanze, consacro in queste note il frutto di numerose mie osservazioni, che
potranno facilitare il compito al futuro monografo del genere. Intanto que-
sta mia pubblicazione potrà costituire un orientamento e la spinta a più pre-
cise osservazioni sugli Alophus, sia sotto l'aspetto biologico, sia in rapporto
alla loro distribuzione geografica, necessarie perchè l’auspicata monografia.
possa giungere a conclusioni soddisfacenti, tanto nel Fed della sistema-
tica, come in quello della biologia. 5
BIBLIOGRAFIA.
x
La bibliografia essenziale è costituita da pochi lavori d’ insieme, a cura di tre
Autori soltanto; molto scarse sono le osservazioni biologiche; fra i ‘lavori faunistici ~
merita speciale menzione quello del compianto Prof. Andrea Fiori. Ecco l’elenco delle
opere che, per brevità, indicherò nel testo e nel catalogo soltanto col nome dell’Autore
e, ove necessario, anche con l’anno di apparizione della pubblicazione.
1885 REITTER ~ Deutsche entomologische Zeitschrift, vol. XXIX, p. air.
1888 STIERLIN - Mittheilungen der schweizerischen entomologischen Gesellschaft,
«vol. VIII, p. 048.
1894 REITTER - Wiener entomologische Zeitung, vol. XIII, p. 307-10.
1901 REITTER - Wiener entomologische Zeitung, vol. XX, p. 209-14 (Best. - Tab. XLV).
1905 FıIorı - Rivista Coleotterologica Italiana, vol. III, p. 55-67.
1916 REITTER - Fauna Germanica, vol. V, p. 108.
1927 APFELBECK - Glasnik (Wissenschaftliche AAA aus Bosnien und der Her-
zegowina), vol. XXXIX, p. 60-81.
1928 PENECKE - Buletinul Facultatii de Stiinte din Cernauti, vol. II, p. 359.
. 1929 HUSTACHE - Annales de la Société Entomologique de France, vol. XCVIII, p. -4-7.
1932 PORTA - Fauna Coleopterorum Italica, vol. V, p: 157-8.
A, singularis jacquelin du Val
Questa specie, che Reitter, nel 1894, aveva posto in sinonimia del fora-
minosus Stierlin, è stata successivament e dimenticata dal lodato Autore nelle
Best. - Tab. XLV e, dopo di lui, dal Prof. Fiori, da Apfelbeck e nel Catalogo
Winkler (n. 6315); Hustache nuovamente la ricorda nel 1929, ma sempre fra
i sinonimi del nictitans. Ma lA. singularis è distinto dal nictitans sopra-
tutto per la diversa forma del rostro; nel primo, lateralmente davanti agli
occhi, questo è abbastanza fortemente inciso ed, in corrispondenza dell’ in-
cisione, il margine superiore dello scrobo è angolosamente esteso verso l’e-
6. = F. SOLARI
sterno, cosicche in esemplari freschi, nei quali le squamule mascherano com-
pletamente o quasi la detta incisione, il rostro risulta, visto dall’alto, leg-
germente conico dalla base fino all’ inserzione delle antenne; nel nictitans in-
vece |’ incisione latero-basale del rostro è pressochè nulla, il margine supe-
riore dello scrobo non è esteso angolosamente verso l'eterno, cosieche dl
rostro sembra avere lati paralleli. Nel singularis inoltre il rostro è profonda-
mente solcato, la fronte è visibilmente, anche se poco; più larga del rostro
fra l inserzione delle antenne, le tibie anteriori del & sono poco curvate;
nel nictitans il solco mediano, del rostro è superficiale, la fronte al massimo
è larga quanto il rostro fra l’ inserzione delle antenne e le tibie del 4 sono
molto fortemente curvate; quelle di ambedue i sessi nel nictitans sono un po-
chino più SPE e visibilmente più gracili che nel singularis di statura nor-
male.
L’edeago delle ue sottospecie La assai: il tubo in quello del
nictitans verso l’apice è poco più stretto: che nel punto in cui finisce la ca-
vità. éjaculatoria, onde la lamina distale è poco più stretta della parte me-
diana del tubo (fig. 1); nel singularis invece questo, dal punto in cui finisce
la cavità ejaculatoria, si restringe rapidamente e conicamente fin verso l'api-
ce, onde la lamina all'apice è larga appena quanto la meta del tubo (fig. 2).
Nel nictitans la lamina è relativamente lunga, subtroncata all'apice ed arro-
tondato-sublobata lateralmente; nel singularis la stessa è molto corta, ben
poco arrotondato-allargata lateralmente, leggermente ma nettamente smar-
ginata all’apice. |
| Il nictitans abita la parte orientale del bacino mediterraneo: il en È
dell'Egitto; io l'ho della Siria (Beyruth), dell’Asia minore (Mersina), dell’ At-
tica, delle isole Levcas e -Corfù e della: Dalmazia; il singularis è descritto
della Francia mer. (Montpellier): io lo possiedo della località classica (2),
di Cannes, del Lazio (Roma e dintorni) e della Calabria (Aspromonte). Sono
con tutta probabilità singularis. gli A. nictitans della Sicilia, nominati dal
Prof. Fiori, nonchè quello della Corsica a ricordato dal SO
collega Sainte-Claire Deville. x
Mi associo ai vari Autori nel ritenere sinonimi del mictitans gli Alophus
foraminosus Stierlin (Grecia: Janina), hebraeus Stierlin (Caifa) e syriacus
Stierlin (Siria).
A. agrestis Boheman, armeniacus Hochhut e squamiventris Reitter
E’ noto che, secondo gli Autori, queste tre specie si distinguono dalle
congeneri, perchè in esse tutti gli sterniti sono coperti da piccole squamule
rotonde (1). Apfelbeck, poichè 1’ edeago dello squamiventris è ugua-
le (2) a quello, del Kaufmanni Stierlin e la stessa cosa si riscontra in quello
dell’agrestis secondo Reitter (3), asserisce che Kaufmanni è una razza oc-
bd
(1) Anche il pseudelegans ha squamule tondeggianti, ancor più rotonde che nello squami-
ventris; esse sono soltanto un po’ più race e con spiccati riflessi metallici. Il pindicus ha
squamule rotonde, piccole e fittissime.
(2) L'affermazione è inesatta; l’edeago dello squamiventris certamente è simile a quello
del Kaufmanni, in quanto è subtroncato all’apice, come nello stesso, ma non è punto uguale,
come dirò in séguito. À
(3) Reitter (1901, pag. 210, nota) scrive soltanto «sehr ähnlich» a quello del Kaufmanni
ed aggiunge che ha la lamina apicale più lunga; non capisco quindi perchè Apfelbeck gli
faccia dire invece « gleicht ..... jenem des A. Kaufmanni, wie dies Reitter auch vom Penis
des agrestis erwähnt » !
SUL GENERE ALOPHUS ei | | 7
cidentale dell’agresiis. Quest’affermazione è errata in fatto e Conse tdeta
implicitamente dallo stesso Apfelbeck, quando afferma che l’agrestis (4) si
trova anche nella Bosnia e nell’Erzegovina, dove il Kaufmanm tipico e lar-
gamente diffuso, ed è pure smentita dal fatto che nella regione caucasica si
trova tanto l’agrestis quanto il Kaufmanni, rappresentato però da una sotto-
specie ben caratteristica, che descriverò in séguito: ho un 4 del primo, pro-
veniente dai monti dell'Armenia (var. armeniacus, ex Ed. Reitter) ed una
coppia della seconda, della Circassia (agrestis, ex Ed. Reitter). |
‘Prescindendo dalla differente squamulazione degli sterniti (carattere sen-
za dubbio di limitato valore), l’agrestis differisce dal Kaufmanni perchè nel
primo il rostro alla base è un po’ più largo che fra 1’ inserzione delle an-
tenne, il margine anteriore del protorace non è bisinuato, onde il lobo ocu-
lare non è pronunziato, il pronoto è uniformemente e densamente punteg-
giato, senza traccia di rugositä, neppure verso i-lati, ed ai lati, anteriormente,
è semplicemente e poco ristretto. Nel Kaufmanni, di forma tipica, il rostro
dalla base fino ail’ inserzione delle antenne ha lati paralleli, il margine an-
teriore del protorace è fortemente smarginato, ad angolo ottuso, verso i
lati, onde. si determinano lobi oculari ben pronunziati, il pronoto inoltre è
strozzato anteriormente. ed è più o meno fortemente rugoso, salvo rare ec-
. cezioni, ed anche più largo, spesso alquanto trasverso, mentre nell’agrestis
è un tantino più lungo che largo.
+ L’edeago poi e tutt’altro che uguale; è bensi subtroncato all’ apice in
ambedue le specie ma, mentre nel Kaufmanni il tubo nella parte distale si
restringe con curva regolare fino all’apice, nell’agrestis lo stesso, a partire
dall’estremitä della cavità ejaculatoria, à molto leggermente sinuoso ai lati,
tanto però da rendere visibile un successivo allargamento, od almeno da sem-
brare aver lati subparalleli (fig. 3). La descritta diversa struttura fa sì che
la lamina distale, all’apice, è molto più stretta nel Kaufmanni che nell’agre-
stis. Infine, la parte laminare del tubo nell’agrestis è molto più lunga che
nel Kaufmanni, come già aveva osservato Reitter (3).
| Quanto ail’ A. armeniacus, 10! sono d’opinione che lo stesso debba essere
posto in sinonimia dell’agrestis; l’attenta lettura delle due descrizioni non
mi lascia alcun dubbio in proposito, compresa la constatazione che ambedue
gli Autori delle specie, or ora nominate, hanno rilevato il carattere della man-
canza di sinuosità evidenti ai lati del margine anteriore del protorace. La
presenza o la mancanza di macchie di squamule bianche non ha valore qui,
come non ne ha nelle altre specie, neppure per il mantenimento in vigore del
nome armeniacus, quale aberrazione dell’agrestis. L'unico esemplare ( 4) che
possiedo dell’ agrestis, ha le tre leggiere foveole del pronoto, descritte dal-
l'Autore di questa specie.
E’ invece, a mio giudizio, una specie buona lo squamiventris, piuttosto
che una forma vicariante dell agrestis, al quale è senza dubbio molto affine.
Nello squamiventris il rostro è un po’ più lungo, meno largo alla base
e poi a lati subparalleli; il protorace ha lobi oculari distinti, il pronoto è più
stretto, più lungo, nettamente più lungo che largo, anteriormente ha una
foveola sulciforme nel mezzo (che manca nell’agrestis), è privo invece delle
tre foveole subapicali, che si riscontrano in quest’ultima specie; gli elitri sono
x ei Non importa se l'affermazione si riferisca allo squamiventris, piuttosto che al-
agrestis.
8 = F. SOLARI
un po’ più lunghi, sopratutto più stretti, subparalleli ai lati per buon tratto,
le interstrie sono più leggermente convesse. Il tubo dell’edeago, prima leg-
germente ristretto, laddove finisce la cavità ejaculatoria si allarga visibil-
mente, per poi restringersi di nuovo in prossimità dell’apice (fig. 4); la la-
mina all'apice è un pochino più stretta nello: squamiventris che nell’ agrestis,
ma è considerevolmente più corta.
Riepilogando : Kaufmanni, agrestis e squamiventris sono tre i spe-
cifiche nettamente distinte; la prima specie dall’Austria inferiore si diffonde
fino al Caucaso, la seconda è propria della regione caucasica, la terza abita
ii mezzogiorno della penisola balcanica (io la conosco soltanto del Parnaso);
armeniacus è sinonimo di agrestis. Fino a prova contraria, dubito assai della
presenza dello squamiventris nella Bosnia (Ilidza) e nell’Erzegovina (Ne-
vesinje), affermata da Apfelbeck; non so fare apprezzamenti sull'essere dello
ah (od ose dell Asia minore, citato dallo stesso Autore.
CS
A. Kaufmanni Stierlin
Secondo Apfelbeck, I’ A. Kaufmanni 2 (insieme al Csikü) si distingue
dalle specie del gruppo del triguttatus, perchè in esso il processo. proster-
nale è costituito da due lamine, che convergono ad angolo, aperto verso la
base delle coscie anteriori e che non abbracciano alcuna protuberanza, la-
mine che si elevano quasi verticalmente sul piano del prosterno e, che, in vi-
sione di profilo, sembrano essere un piccolo pilastro, il quale si eleva verti-
calmente in prossimità delle coscie anteriori, dalle quali è nettamente distac-
cato per un buon tratto; il processo. prosternale del vau (5) invece € costi-
tuito da tre escrescenze appiattite, delle quali l’ interna s’ incastra fra le coscie
anteriori e che tutte insieme, viste di profilo, sembrano' costituire un piano
inclinato, diretto verso le coscie anteriori, che va a raggiungere e dalle quali
non è visibilmente separato.
L’attraente scoperta di caratteri specifici, così nettamente definibili, ha
condotto 11 lodato Autore a basarvi la sua divisione degli Alophus in tre
gruppi, due dei quali corrispondenti ai due diversi tipi di processo proster-
nale, descritti come è detto sopra. Prescindendo dal considerare che la di-
visione non è naturale, perchè allontana il Csikii dai suoi congeneri (aventi
l’edeago nettamente smarginato all’apice), sta di fatto che essa lascia inso-
luto il problema, che Apfelbeck riteneva di aver risolto, a motivo dell’errato
suo presupposto, essere cioè vau e triguttatus una sola specie, mentre in
realtà si tratta di due entità specifiche nettamente distinte, una delle quali,
cioè il triguttatus, ha, nel suo complesso, il processo prosternale poco dis-
simile da delle del Kaufmanni.
In che cosa differiscono allora le 9 2 del Kaufmanni da quelle del tri-
guttatus e del vau? Nel Kaufmanni il rostro lateralmente è angoloso, sembra
leggermente inciso alla base e poi ha lati paralleli fino all’ inserzione delle
antenne, il processo prosternale è foggiato come è detto sopra; nel vau 11
rostro è arrotondato lateralmente, non appare inciso in prossimità degli
occhi ed è leggermente conico dalla base fin verso il mezzo, da qui si 1 allarga |
%
(5) Le espressioni usate da Apfelbeck non lasciano dubbio alcuno; egli ha descritto il
processo prosternale del vau, ritenendo con ciò di caratterizzare il triguttatus,
SUL GENERE ALOPHUS 9
nuovamente fino all’ inserzione delle antenne; il processo prosternale è co-
struito come Apfelbeck ha descritto quello del triguttatus.
Nel Kaufmanni (6) inoltre gli occhi sono più grandi, più dorsali che nel
va, il pronoto è più trasverso, visibilmente strozzato anteriormente e pol
subito allargato, ha lobi oculari bene pronunziati, nel mezzo è profonda-
mente solcato (il solco spesso è completo), alla base porta quasi sempre una
‚escrescenza callosa più o meno pronunziata, spesso tubercoliforme, eccezio-
nalmente careniforme (Stierlini) in corrispondenza dello scudetto, quest’ ul-
timo è sempre squamoso, le tibie anteriori sono più robuste, più corte, il 2°
articolo dei tarsi anteriori è fortemente trasverso, la clava ovale.
Nel vau gli occhi sono più piccoli, più laterali, il pronoto è poco tra-
sverso, senza strozzatura preapicale, bensì ristretto-arrotondato in avanti,
con solco mediano rudimentale e tracciato soltanto nella parte anteriore, €
sprovvisto di tubercolo alla base, i lobi oculari sono pressochè nulli; lo scu-
detto è di solito molto emergente (7) e glabro, le tibie anteriori sono più
lunghe e‘più gracili, il 2° articolo dei tarsi anteriori è obconico, lungo quanto
largo, la clava è più strietta ed un tantino più lunga.
La scoltura del pronoto del Kaufmanni, pur nella sua grande variabi-
lità, è sempre diversa da quella del vau, che è invece costante. In quest’ul-
timo la punteggiatura è uniforme, molto densa, i punti sono molto profondi,
in nessun punto confluenti, gli interstizi fra gli stessi sono molto. stretti e
le squamule sul disco, per una strana e poco definibile loro posizione obliqua
nei punti, sembrano’ fortemente impresse o stroncate ed, essendo tutte net-
tamente staccate le une dalle altre, assumono spesso l’aspetto di granuli,
aventi splendore metallico. Nel Kaufmanni invece i punti sono in buona parte
confluenti longitudinalmente (salvo rare eccezioni), disuguali, ma in com-
plesso più superficiali che nel vau, gli interstizi fra i punti confluenti costi-
tuiscono delle piccole pieghe longitudinali, che assai spesso (8), e special.
mente verso i lati, si trasformano in rozze rughe, le quali rendono: più o
meno fortemente ineguale la superficie del pronoto; le squamule sono più
piccole, circa di meta più strette che nel vau, inserite in modo normale nei
punti e si toccano l’una coll’altra.
Nel Kaufmanni la base del pronoto, da una parte e dall’altra del tuber-
colo antiscutellare, è scavata, in modo che la base degli elitri resta distante
dal pronoto; in questa escavazione è possibile scorgere numerose squamule
piliformi, rivolte in alto, che rivestono il margine del pronoto, spiovente
verso il mesotorace. Nel vau, nel quale manca l’escrescenza tubercoliforme
del pronoto, questo alla base è ben poco smarginato! nel mezzo, nella smar-
ginatura non si vedono che poche squamule allungate e gli elitri aderiscono
quasi totalmente alla base dello stesso.
Se è abbastanza agevole la distinzione del Kaufmann dal vau, così non
è per la separazione dello stesso dal triguttatus e specialmente dal. pseude-
legans, che gli è estremamente simile, nel sesso femminile. Peraltro le ® 9
(6) La maggior parte dei caratteri, che sto per indicare, atti a separare le 29, val-
gono anche per la distinzione dei relativi dd:
(7) Benche io ne faccia menzione, questo carattere non ha valere; rel vau ora lo scu-
detto è emergente, ora è piatto ed anche invisibile; Li stesso avviene, ad esempio, nel-
l’austriacus.
(8) Apfelbeck, nella tavola dicotomica, stampa, con caratteri spaziati, che il Kaufmanni
ha rughe longitudinali, quasi che il pronoto di questa specie sia sempre così scolpito.
10 | — _F, SOLARI.
del triguttatus e del pseudelegans differiscono nettamente da quelle del Kauf-
manni e del vau, perchè nelle prime due specie gli omeri sono bene pronun-
ziati, fortemente arrotondati, mentre nel Kaufmanni e nel vau gli omeri sono
nulli
Nel Kaufmanni 9 l 2° articolo. dei tarsi postericri è triangolare-obco-
nico, lungo quanto largo od appena più lungo, il 2° articolo dei tarsi an-
teriori è trasverso, le antenne sono più corte, gli articoli 3° e 4° del funicolo
non sono sensibilmente più lunghi che larghi, il 5° ed il 6° sono globosi, il
7° è trasverso-arrotondato | (9), tutti sono molto vicini l’uno ‘all’altro, la clava
é ovale, circa il doppio più lunga dei 7° articolo; gli elitri sono più stretti
alla base, gli omeri nulli, gli angoli omerali sono prominenti in avanti e
sembra tendano ad abbracciare il pronoto, verso il quale sono diretti; la
base del pronoto è fortemente spiovente verso il mesotorace e, prima di as-
sumere tale direzione, sembra essere stroncata.
Nel pseudelegans 2 il 2° articolo dei tarsi posteriori è almeno 1 % volte
più lungo della massima sua larghezza, il 2° articolo di quielli anteriori è
triangolare-obconico, lungo quanto largo; le antenne sono più lunghe ed
anche un pochino: più gracili; il funicolo negli articoli 4°-6° è moniliforme,
essendo gli articoli stessi quasi peduncolati, gli articoli 3° e 4° sono distin-
tamente più lunghi che larghi, äl 5° ed il 6° sono globosi, il 7° è arrotondato,
poco! trasverso, la clava è circa di metà soltanto più larga del 7° articolo,
quasi fusiforme: le tibie sono: evidentemente più lunghe che nel Koufmanni
ed anche un po’ piü gracili, il pronoto & visibilmente bisinuato alla base, in
corrispondenza della base della 2* interstria, che è callosa, cosicchè la base
degli elitri può aderire strettamente alla base del pronoto; gli elitri alla base
sono più larghi che nel Kaufmanni, visibilmente più larghi della base del
pronoto, quindi gli omeri sono ben pronunziati, fortemente arrotondati, gli
angoli omerali sono nulli; il processo prosternale è foggiato in modo simile |
nelle due specie (10), perchè manca in ambedue il tubercolo compreso fra
le lamine, però nel pseudelegans le lamine sono meno sviluppate, cosicchè
di profilo appaiono meno distaccate dalle coscie anteriori, più appuntite e
meno alte. Inoltre nel pseudelegans il pronoto non è mai rugoso, esso non
ha mai il tubercolo od il forte callo antiscutellare, che è invece presente
molto spesso nel Kaufmanni, ed il suo solco mediano è è sempre rudimentale.
Il triguttatus 2 differisce dal Kaufmanni per tutti i caratteri sopra in-
dicati del pseudelegans, colla variante che il 2° articolo dei tarsi posteriori
è più corto di quello del pseudelegans, ma è però sempre più stretto e più
lungo di quello del Kaufmanni; inoltre nel triguttatus il rostro appare net-
tamente inciso alla base, davanti agli occhi ed i margini superiori degli scrobi
sono distintamente visibili dall’alto, mentre nel Kaufmanni l’ incisione la-
tero-basale del rostro è appena accennata ed 1 mar gini superiori degli scrobi
servono soltanto a far apparire nettamente paralleli i lati del rostro.
L’A. Kaufmanni è variabilissimo; le variazioni nella sua vestitura e
nella scoltura del pronoto sono innumerevoli e quindi condivido in pieno
(9) Noto qui, una volta’ per sempre, che le dimensioni degli articoli del funicolo sono
soggette a variazioni, come ha già osservato il Prof. Fiori, onde non costituiscono un carat-
tere, sul quale si possa fare assegnamento per il riconoscimento delle varie specie di Alophus.
(10) Ciò dà la spiegazione del perchè il Prof. Penecke ha ravvisato nel pseudelegans il
Csikii, come mi risulta da numerosi esemplari della Bucovina, da lui mandatimi con tale
nome. Ma il Csikii ha anche il rostro fortemente conico alla base, secondo la descrizione,
quindi non può essere la stessa cosa di pseudelegans.
SUL GENERE ALOPHUS 11
l'opinione di Apfelbeck, che considera sinonimi il Sequensi Reitter, lo Stier-
lini Reitter ed il puncticollis Reitter. Ma, pur nella variabilita della sua ve-
stitura, il Kaufmanni 2 si distingue quasi sempre facilmente dal triguttatus,
pseudele gans e vau, perchè in esso le due macchie discali, ove esistano, sono
sempre molto piccole, puntiformi, più bianche che nelle altre specie, spesso
contornate da altre nerastre, onde spiccano assai bene sullo sfondo, di
“color castano-chiaro, costituito dalle squamule, che le comprendono; negli
altri Alophus nominati le macchie discali, quando esistono, sono grandi, tra-
sversali, più o mene subtriangolari, viste ad occhio nudo, disposte con un
lato parallelo alla sutura ‘e I’ ipotenusa discendente | dall'esterno verso la
sutura.
A. Weberi Penecke, che secondo Reitter Gen) sarebbe una razza del
vau, appartiene invece al filo del Kaufmanni: non v’e dubbio, dato che col-
l'estrazione dell’edeago, fatta da me ad un cotipo, mandatomi anni fa dal-
l’Autore, la cosa è stata stabilita in modo inequivocabile. Purtroppo non ho
più a disposizione quel tipo, per poter valutare fino a qual punto la forma,
più slanciata che ‘nel triguttatus, secondo la descrizione originale, abbia ad
essere tenuta in considerazione; comunque dovrebbe trattarsi tutt'al più di
una razza alpina. Già Apfelbeck | (p. 78) aveva messo in dubbio che Weber,
data la descritta forma-degli elitri, potesse essere una varietà del triguttatus.
Dell’ Italia centrale (Gran Sasso) il Prof. Fiori ha battezzato ab. albidus
una razza del Kaufmanni, i cui 43 sono: di forma più allungata ed hanno
l’edeago ben poco attenuato nella parte distale, quasi come si verifica nel-
l’ integer, che descrivo in appresso; il pronoto però è strozzato anterior-
mente, come nella forma tipica, in generale è poco rugoso, il solco mediano
è rudimentale, manca il tubercolo ‘antiscutellare, che è sostituito da una cal-
losità appena rilevabile, gli angoli omerali sono meno sporgenti in avanti.
Chiamo ssp. integer m. una coppia di esemplari grandi (Mostar: Erze-
govina), nei quali il pronoto non ha rughe, non è strozzato anteriormente,
«non ha alcuna protuberanza antiscutellare, onde somiglia moltissimo a quello
del vau (11); ha soltanto una diversa squamulazione. L’edeago è sensibil-
mente diverso: da quello del Kaufmanni, avendo lati paralleli quasi fino al-
l'estremità ed essendo attenuato-arrotondato soltanto nell’estrema parte di-
stale (fig. 5), mentre nella forma tipica l’attenuazione del tubo ha inizio vi-
sibilmente dove termina la cavità ejaculatoria ed è più forte, cosicchè al-
l’apice il tubo appare molto visibilmente più stretto (fig. 6), che nell’ integer.
In ambedue gli esemplari le macchie discali bianche siono abbastanza grandi,
di forma ovale, gli elitri sono un po” più lunghi e quindi più ovali, la pun-
teggiatura del pronoto è molto grossolana, molto profonda, i punti verso
1 lati sono confluenti, però la superficie dello stesso è piana, non rugosa.
Circa alla presenza del Kaufmanni nel Caucaso, mi riferisco a quanto
dettone, parlando dell’agrestis; aggiungo che la forma caucasica nell’aspetto
‘somiglia moltissimo al pseudelegans, specialmente a causa del forte svi-
luppo e del colore delle macchie discali, e poichè alla differente ‘apparenza
corrispondono anche buoni caratteri, che lo differenziano fortemente dalla
forma occidentale, ravviso in esso. una forma vicariante, che chiamo ssp.
(11) Ho avuto ambedue gli esemplari dal sig. Emm. Reitter, col nome di vau; il @
porta l’etichetta « triguttatus v. vau det. v. Zoufal ». Non solo questi non ha preso in esame
l’edeago, ma non ha potuto neppure esaminare, per difetto di preparazione, il processo pro-
sternale; ciò spiega abbondantemente l’errore nella classificazione suddetta.
12 F. SOLARI
circassicus m. (12). In essa, 49, il rostro è leggermente conico nella metà
basale, similmente a quanto avviene nel vau, ed ha margini laterali arroton-
dati, gli occhi sono più laterali e disposti obliquamente; la fronte è visibil-
mente più larga che nel Kaufmanni, ha lati leggermente convergenti in avanti;
la punteggiatura del pronoto è ben poco rugosa, gli elitri sono più ovali,
il processo prosternale, visto di profilo, non si erge isolato dalle coscie an-
teriori, ma è obliquamente diretto verso le stesse nei 4, nella 9 appena si
vede, tanto è poco sviluppato. La squamulazione degli sterniti è come quella
del Kaufmanni; anche l’edeago è pressochè, identico, soltanto è un pochino
meno attenuato nel circassicus ed all’apice è appena più sensibilmente smar-
ginato. In questa uguaglianza quasi perfetta dell’organo copulatore, vedo
il solo valido motivo di riunione in una sola entità specifica: del Kaufmanni
e del circassicus, avv alorata peraltro dai caratteri della squamulazione degli
sterniti, della profonda smarginatura degli elitri alla base e dall’arrotonda-
mento della base del pronoto {13), comuni ad ambedue le forme..
Quanto all’elegans Stierlin, noto che la descrizione, che l’Autore ne da
nella tabella del 1888, non collima con quella che Reitter da del Kaufmannı
v. elegans, a pag. 13 della Tabeila 45. Scrive Stierlin « Flügeidecken doppelt
so lang als hreit ..... mit abgerundeten Schultern, fein punktirt-gestreift, die
Zwischenräume schwach gewölbt sa Halsschild ..... fein und dicht punk-
tert... » per l’elegans ed invece « Fld. höchstens i % mal so lang als breit
Sat kräftig punktirt-gestreift mit fast ebenen Zwischenräumen ..... an der
Wurzel kaum breiter als die Basis des Halsschildes, dann gleichmässig ge-
rundet ..... Halsschild fein punktirt und mit grossen, flachen Pünkten ie
mässig bestreut ..... » quando parla del Kaufmanni.
Dice Reitter del Kaufmanni « ..... Körper kurz und breit, beim 4 wenig
schmäler ..... » e della var. elegans soltanto « ..... schlanker ...... », onde è a
presumersi che all’ infuori della forma un po’ più snella (e della statura mag-
giore) la varietà non sia diversa dalla forma tipica e cioè che Kaufmanni ed
elegans abbiano elitri foggiati nello stesso modo alla base: ciò in contrasto
con quanto ne ha detto Stierlin, secondo quel che risulta dalle espressioni
sopra riprodotte.
Io ho avuto, col nome di elegans (Anatolia, ex Padewieth), un grosso
Alophus ( 2), evidentemente molto affine al Kaufmanni, al quale ben si ad- |
dice la descrizione di Reitter. Battezzo questa forma ssp. Reitteri m., nella
supposizione che possa essere la stessa cosa di elegans Reitter, nec Stierlin. ©
Nell” unico esemplare del Reitteri, che è nella mia collezione, il tergite
anale è profondamente smarginato a ‘semicerchio (14), nel Kaufmanni della
Romania {15) invece detto segmento è appena smarginato all’ apice. La so-
miglianza del Reitteri col Kaufmanni è grande, soltanto il rostro é più largo
(12) Reitter scrive, nella Wiener e. Ztg. 1888, p. 264, che 1’ A. armeniacus è stato anche
raccolto da Stark ad Abago (Circassia); orbene poichè è noto che egli mandava spesso ai
suoi corrispondenti materiale caucasico, avuto da Stark, e siccome i miei circassicus Vho
avuti da Reitter fra il 1892 ed il 1900) con cartellino stampato « Circassia, Reitter», è quasi
certo che la precisa località classica di cattura del circassicus debba essere appunto Abago.
(13) Poichè Stierlin (p. 64, nota) afferma di aver esaminato un esemplare tipico del-
Varmeniacus e nella tabella lo caratterizza come varietà dell’agrestis, sotto il numero 1”
(elitri debolmente smarginati alla base, pronoto quasi troncato alla base), mi pare che non
possa sussistere dubbio alcuno, che circassicus sia alcunchè di nettamente diverso da arme-
niacus e quindi anche da agrestis.
(14) Ancor più profondamente che nel pseudelegans,
(15) Ne ho esaminato invero un: esemplare soltanto, per mancanza di moe e di voglia,
ma non ho motivo di dubitare della costanza del carattere.
SUL GENERE ALOPHUS ea à
(pur tenuta nel debito conto la differenza di statura), il pronoto è abba
stanza fortemente rugoso verso i iati, le tibie ed i tarsi sono robustissimi,
il 2° articolo dei tarsi posteriori è obconico, almeno lungo quanto largo,
il funicolo pure è più robusto, le macchie bianche discali degli elitri sono
grandi, triangolari, con un cateto! parallelo alla sutura elitrale e |’ ipotenusa
diretta dall’esterno verso la sutura, inoltre gli elitri verso i lati e le epipleure
sono rivestiti di una larga fascia di squamule, più chiare di quelle che si
trovano sul disco. Anche il processo prosternale è alquanto diverso; qui
non si può parlare di lamine convergenti, si tratta piuttosto» di due colon-
nine molto alte, poste l’una accanto ali’altra, che di profilo si ergono come
un unico pilastro, più alto e più distante dalle coscie anteriori, che nel
Kaufmanni. E’ probabile che si tratti di specie buona, ma, non conoscen-
done il 4, non voglio farne l’affermazione.
Ho il Kaufmanni di diverse località della ul Croazia, Bosnia,
Slovacchia, Ungheria, Valachia, Moldavia; ne ho anche un & dei dintorni
di Vienna (? Gaaden), onde non capisco perchè Reitter, il quale nel 1884
segnalò la sua presenza nei dintorni di Vienna e nel 1901 ribadi tale affer-
mazione, nella Fauna Germanica si sia limitato a citarlo dell’ Illiria. Merita
conferma l’ indicazione « Tirolo », data dallo stesso Autore nel 1901; inte-
resserebbe il controllare se fra il materiale dell’Erzegovina e dell’Albania,
della collezione Apfelbeck, non si trovasse l’ integer: io ho nota di aver
visto soltanto una 9 di Scutari (Bojana), avuta in comunicazione, quando
questo mio lavoro non era ancora abbozzato. Non so esprimere un'opinione
sul triguttatns della Val Lagarina, citato da Halbherr e su quello del Vi-
centino (Disconzi), che il Prof. Fiori suppone possano essere degli A. Kauf-
manni.
A. triguttatus Fabricius, pseudelegans Reitter e vau Schrank
A. triguttatus e vau sono due specie nettamente distinte, per un com-
plesso di buoni caratteri, sfuggiti peraltro all’attenzione degli Autori, che
si sono occupati di queste due forme, i quali tutti si sono limitati a rico-
noscere nel secondo una semplice varietà (razza orientale) del primo. A que-
sto preconcetto zoo-geografico, assunto quasi ad assioma, sono certamente
da imputarsi molte delle inesattezze, che sono state scritte finora, a propo-
sito di queste due specie e sopratutto di quelle forme che, coll’ appellativo
di varietà o razza o aberrazione, sono state attribuite dagli Autori all'una
piuttosto che all’altra di esse, e la grande quantità di errori di classifica-
zione, fatti anche dai migliori conoscitori di Curculionidi.
Premetto che non conosco i tipi nè dell’uno ne dell’altro e neppure mi
sono note le relative descrizioni, ignoro pure la precisa patria d’origine di
ambedue le specie; quanto scrive Boheman (in Schh. II, pag. 287) può va-
lere tanto per il triguttatus che per il vau; non mi resta perciò che attenermi
all'opinione degli Autori e più precisamente all'ultima di Reitter (1916), se-
guita da Apfelbeck'e da Hustache, i quali considerano triguttatus tipico la
forma che ha il pronoto provvisto di squamule allungate e ritengono essere
invece vau quella, nella quale il pronoto è coperto di squamule larghe. E’
però possibile che l’esame dei tipi, se esistono, conduca a conclusioni di-
verse da quelle pacificamente ammesse fino ad oggi, ad esempio che vau sia
14 . F. SOLARI
la stessa cosa di pseudelegans, specie quest’ultima : che, nei dintorni di
Vienna (16), si cattura promiscuamente col vau.
I caratteri, ai quali ho fatto cenno sopra, consistono ‘pecaliarti nella
diversa struttura del rostro nelle due specie e nella differente positura degli
occhi nelle orbite, differenze che possono essere descritte come segue, per
ambedue i sessi :
— Visto di sopra a perpendicolo, il rostro sembra inciso lateralmente da-
vanti agli occhi: a partire dalla incisione e fino all’ inserzione delle an-
tenne ha lati paralleli; il margine superiore dello scrobo è visibile per
tutta la sua lunghezza (17); di profilo il rostro appare pianeggiante sul
dorso ‘od anche quasi insellato verso la base; occhi più grandi che nel
vau, non infossati e contornati da una fittissima frangia di peli squami-
formi bianchi, che raggiungono od anche superano i margini dell’orbita,.
della quale completano il riempimento, cosicchè il contorno della stessa
non è apprezzabile facilmente; lobi oculari bene pronunziati: triguttatus
— Rostro leggermente conico dalla base fin verso la metà della sua lun-
ghezza, senza incisione alcuna nell’ immediata vicinanza degli occhi; mar-
gine superiore dello scrobo totalmente invisibile dall’alto; di. profilo il
rostro è fortemente convesso e descrive col capo un’unica curva; occhi
più piccoli, più laterali che nel triguttatus, profondamente infossati e
circondati da peli squamiformi radi e più corti; onde il contorno del-
l'orbita oculare è visibile molto comodamente; lobi oculari quasi nulli: vau
Inoltre nel triguttatus (18) il pronoto è fortemente ristretto' anterior-
mente e subito dopo il restringimento è allargato-arrotondato, poi ha lati
convergenti verso la sua base; nel vau invece il pronoto è poco ristretto-
arrotondato anteriormente e non presenta traccia di allargamento laterale;
le. tibie anteriori nel & del triguitiatus sono fortemente curvate, nel & del
van sono quasi rette.
Nel triguttatus gli elitri sono considerevolmente più larghi della hace
del pronoto (il prolungamento ideale della 5* stria sarebbe relativamente
distante dalla base di detto segmento € tangente alla dilatazione anteriore
dello stesso), e l’angolo omerale, che è to io non è proteso in avanti;
nel vau gli elitri alla base sono insensibilmente più larghi della base del
- pronoto e l’angolo omerale, che è acuto, è proteso verso la base del pro-
noto, che tende ad ‘abbracciare, onde gli omeri sono! nulli : il prolungamento
ideale della 5? stria si confonderebbe col margine laterale del pronoto. La
vestitura del pronoto delle due specie, a grandi linee, è quella descritta dagli
Autori, suscettibile di variazioni considerevoli nel triguttatus, costante in-
vece nel vau, ma di essa parlerò diffusamente in séguito; aggiungero sol
tanto che la stessa differenza di lunghezza dei peli, che si constata in quelli
del pronoto, esiste anche per quelli, che si trovano sugli elitri, cioè che nel
triguttatus i peli o setole piliformi degli elitri sono molto più lunghi che
(16) Il sig. Albert Winkler, tre volte in epoche diverse, ha catturato insieme le due
specie, nei detriti aliuvionali del Danubio.
(17) Questi caratteri sono facilmente visibili soltanto se si allontana convenientemente
lo scapo dallo scrobo.
(18) Il paragone è fatto fra un & del cine, proveniente da Windisch-Garsten
(Austria sup.) ed uno del vau, raccolto nei dintorni di Vienna; anche gli edeagi, descritti
e figurati, appartengono ai detti due individui. |
| SUL GENERE ALOPHUS a
nel vau e lunghi circa quanto quelli del pronoto. Mi pare poco ‘opportuno
segnalare differenze nella punteggiatura del pronoto: nello sviluppo e nella
.maggiore o minore profondità dell’ impressione sulciforme dello stesso e.
del solco: del rostro, perchè mi sembrano suscettibili di variare assai; il
rapporto fra lunghezza e larghezza del pronoto è uguale nelle due specie.
Il processo prosternale del triguttatus non differisce sensibilmente da
quello del Kaufmanni; quello del vau e costruito come Apfelbeck ha de-
scritto quello del triguttatus.
L’edeago del triguttatus nella nine distale è un tantino allargato! al
lati e la smarginatura apicale è meno profonda che nel vau; l’arco ha inizio
più verso l’asse del tubo, cosicché questo da una parte e dall’altra finisce
in punta arrotondata e relativamente larga (fig. 7); il tubo del vau invece
ha lati paralleli fino all’apice, Parco prende quasi tutta la larghezza del
tubo, che cosi finisce in due punte quasi acute; l’arco descritto: dalla smar-
ginatura apicale è regolarissimo e più stretto che nel triguttatus (fig. 8).
In base a caratteri tratti dalla forma del rostro, gli Alophus finora de-
scritti, nei quali i ¢¢ hanno il tubo nettamente smarginato all’apice, si
possono dividere in due aggruppamenti: uno che comprende le specie, le
quali hanno il rostro nettamente diviso dal capo, anche se leggermente co-
nico nella parte basale e che ha per prototipo il triguttatus: l’altro che ab-
braccia le specie, nelle quali lati del capo, occhi e base del rostro’ formano
un unico cono ed ha per tipo l’austriacus; il primo gruppo comprende:
obsoletus, carpathicus, pseudelegans, haliciensis, uniformis, subcarinatus,
van, italicus, nigrans; Valtro abbraccia i seguenti: styriacus, Csikii, rhodo-
pensis, Gjorgjevici ed elegans.
Le specie del primo aggruppamento sono tre: triguttatus, pseudelegans
e vau, le prime due estremamente affini l’una all’altra, la terza invece netta-
mente distinta, come appare anche da quanto ho già detto dianzi. I 88
di forma tipica delle due specie simili, ora dette, differiscono come segue:
— Rostro pianeggiante sul dorso od anche leggermente insellato verso la
base, con netta incisione latero-basale, molto arrotondato ai lati onde il
margine superiore dello scrobo è interamente visibile dail’alto; pronoto
più largo che lungo, fortemente ristretto anteriormente! e poi arrotondato-
dilatato, successivamente a lati leggermente convergenti verso la base;
2° articolo dei tarsi anteriori leggermente trasverso, di quelli posteriori
non più di una volta e mezza più lungo che Targo; profilo del processo
prosternale come nel Kaufmanni. Tubo dell’edeago come già descritto
e fioutato (file) nate
-- Di profilo capo e rostro descrivono un’unica curva leggiera; rostro leg-
germente angoloso ai lati, inapprezzabilmente inciso alla base, margine
superiore dello scrobo ben poco visibile; occhi ancor più grandi che nel
triguttatus; pronoto lungo quanto largo. a lati subparalleli, leggermente
ristretto arrotondato anteriormente; 2° articolo dei tarsi anteriori lungo
quanto largo, quello dei tarsi posteriori del doppio più lungo che largo;
processo prosternale non apprezzabile di profilo (come nel vau). Tubo
dell’edeago leggermente ristretto, a partire dall’altezza del foro ejacu-
latorio fino all’apice, l’arco apicale occupa quasi tutta la larghezza del
tubo, onde questo termina in due punte ben pronunziate, quasi acute
(io 0 OI ted FÜRS
i Fi SOLARI:
Nel triguttatus il pronoto è provvisto sul disco di abbondanti peli fulvi,
lunghi, completamente abbattuti e di squamule piliformi, chiare (di colore
verde-azzurrino), condensate in fascia verso i lati; le squamule degli elitri
sono molto fitte, non perfettamente rotonde, le interstrie sono provviste di
setole piliformi, lunghe circa quanto i peli del pronoto, completamente ab-
battute sul disco; nel pseudelegans i peli del pronoto sono più scarsi, le
squamule laterali azzurrine sono piu larghe, subovali; le squamule degli
elitri sono perfettamente rotonde, un po’ meno fitte, le setole piliformi delle
interstrie Sono: un po’ più corte ed anche più rade, che nel triguttatus.
Il pseudelegans, come sopra descritto, proviene da Szokolya in Unghe-
ria: ne conosco due 4 4 ed alcune 2 9, che sono in parte nella: mia, in
parte nella collezione Winkler. Nelle 9 9 gli elitri sono poco più lar hi di
quelli dei & 4, alla base sono più larghi che nel 4, gli omeri sono ben
pronunziati, arrotondati, il pronoto è trasverso, la punteggiatura dei solchi
elitrali e molto superficiale. Non conosco 22 del triguttatus, raccolte a
Windisch-Garsten; sole 2 @ di altre località (Boemia: Budweis; inoltre Ba-
viera: Passau; Svizzera: Bregenz, Buchenberg), che io ritengo essere dei
triguttatus tipici, differiscono dalle 9 9 del pseudelegans: per la statura
minore, il pronoto più largo ‘anteriormente, il rostro fortemente arroton-
dato ai lati, con margine superiore dello scrobo ed incisione latero-basale
bene vs dall’alto, come nel 4, la squamulazione degli elitri più densa,
confusa, non rotonda ed il 2° articolo dei tarsi anteriori e posteriori più corto,
gli elitri più corti, brevemente ovali, mentre nel pseudelegans sono ovali.
Del pseudelegans ho due 43 (ed alcune 99) della Slovacchia (Korbei :
Trencin), che appena differiscono dagli ungheresi, per l’edeago alquanto più
ristretto nella parte distale e la smarginatura meno ampia (fig. 10); in essi.
il dimorfismo sessuale è molto accentuato, net ¢ 4 il pronoto è un po’ più
corto e quindi un poco trasverso, gli elitri sono stretti, di forma ovale, molto
allungata, quasi ellittica, le macchie discali sono ridotte ad un punto; nelle
22 gli elitri sono invece di forma ovale larga, fortemente arrotondati la-
teralmente, le macchie di squamule chiare sul disco sono grandi, come nella
forma ungherese, ma gli omeri sono più marcati e più fortemente arroton-
dati; il processo prosternale, di profilo, nel 4 ‘si confonde colle coscie an-
teriori, nelle 2 9 ne resta alquanto staccato; in ambedue i sessi il 2° arti-
colo dei tarsi anteriori e posteriori è più corto. ;
Dei Beschidi (senza indicazione più precisa) ho due 44 con edeago
perfettamente uguale a quello degli individui di Korbei; ne ho un altro, nel
quale il tubo si restringe più fortemente vérso l’apice e l’arco marginale è
notevolmente più profondo e più stretto che negli altri due (fig. 11); in
questo esemplare il pronoto è ‘almeno lungo quanto largo « porta nel mezzo
una carena rudimentale ed è coperto di squamule, larghe circa; ante quelle
del vau, però non stroncate lateralmente.
Nei dintorni di Vienna il pseudelegans e rappresentato da una a
estremamente simile alla tipica, in ambedue i sessi; tanto nel & che nella 9
il pronoto è rispettivamente più largo: che nella forma ungherese, cioè largo
quanto in quella slovacca; il tubo dell’edeago è un tantino meno attenuato
verso l'estremità e l’arco marginale è più stretto, onde finisce in due punte
arrotondate, come.nella razza slovacca, anzichè quasi acute, come nel pseu-
delegans tipico. Reitter, nel 1902, l’ha assimilata al suo haliciensis.
SUL GENERE ALOPHUS Sa | 17
Della Galizia (Jaroslau) ho due esemplari ( 49), nei quali io ravviso i
rappresentanti dell’autentico haliciensis, che differiscono da quelli. della Slo-
vacchia: il ¢ per il pronoto distintamente più largo anteriormente che alla
base, gli omeri meno pronunziati, arrotondati (mentre nei 44 slovacchi
gli omeri sono ben-delineati ed angolosi), la smarginatura apicale del tubo
‘ dell’edeago nettamente angolosa nel centro (fig. 14) e visibilmente più pro- ‘
fonda: la 9 per gli elitri un po’ più lunghi, più ovali; processo proster-
nale, 4 9, come nella razza; slovacca.
Della Bucovina (Czernowitz) possiedo alcuni esemplari, avuti col nome
di Csiku, ma che sono certamente gli Alophus che, col nome di haliciensis,
il Prof. Penecke ha segnalato come viventi su Eupatorium cannabinum, 1
quali hanno colori vivaci come nel haliciensis; qui ‘il pronoto è nuovamente’
lungo quanto largo, nel 4, come nella forma ungherese, ma le 9 9 hanno
elitri brevi, larghi e processo prosternale alquanto distaccato dalle coscie,
come nella forma: slovacca. Un & ha il tubo dell’edeago profondamente
smarginato all’apice, come nel haliciensis, ma la smarginatura descrive un
arco, come di consueto, che peraltro tende ad essere angoloso al vertice
(fig. 12), un altro & ha invece smarginatura poco profonda, arco ampio e
completamente regolare e tubo appena attenuato nella parte distale (fig. 13)
e perciò molto simile a quello figurato del carpathicus (V. fig. 16).
Della Transilvania conosco due & &: uno di Cluj, che ha edeago uguale
a quello figurato dei Beschidi, cioè tubo fortemente ristretto verso l’apice
ed arco marginale profondo e stretto : l’altro dei monti Bihor (Bucsum) che
ha invece l’edeago foggiato come nella forma di Korbei, cioè tubo meno
attenuato, smarginatura apicale più ampia e meno profonda.
Della pianura romena (Comana-Vlasca, leg. Montandon) posseggo un
, che ha il tubo così leggermente smarginato all’apice e così arrotondato
da una parte e dall’altra della smarginatura (fig. 15), da sembrare quasi
quello del Kaufmanni od anche del Csiku. Non assegno alcun nome a questo
Alophus, perchè lo ritengo un ibrido di Kaufmanni x carpathicus, dato che
della nominata località ho 4:4 tanto dell’una quanto dell’altra specie. Esso.
ha l’aspetto del Kaufmanni, cioè pronoto fortemente rugoso-punteggiato,
nettamente strozzato anteriormente, elitri brevemente ovali, larghi alla base
quanto la base del pronoto, omeri nulli, angoli omerali che tendono ad ab-
bracciare la base del pronoto, macchie di squamule bianche sul disco ridotte
ad un punto, fortemente contrastanti colla vestitura che le circonda: ha in-
vece comune con il carpathicus (e con il pseudelegans) il carattere della forte
curvatura delle tibie anteriori; quanto al 2° articolo dei tarsi, l'esemplare in
| oggetto ha quello degli anteriori trasverso, però meno che nel Kaufmannı,
quello dei posteriori lungo quanto nel carpathicus: ha comune con tutte tre
le forme nominate la forma del processo prosternale, che è ben visibile di
profilo. |
Concludendo: mi pare che pseudelegans sia una specie suscettibile di
molte variazioni individuali ma non scindibile in razze; peraltro mantengo
in vigore il nome di haliciensis Reitter, perchè non ho potuto rendermi conto
diel valore delle descritte differenze, sopratutto quella nella forma dell’edea-
go; uniforms e subcarinatus (19) sia che appartengano al filo del pseude-
(19) Nome in contrasto con quanto serive l'Autore nella Tabella XLV «..... hat einen
scharfen Mittelkiel..... »!
%
18 °F. SOLARE.
legans, come è probabile, data la località di cattura indicata dall’ Autore,
come se sono da attribuirsi a quello del triguttatus, possono essere posti tran-
quillamente in sinonimia, perchè ambedue creati in base a due esemplari 9 9
e caratterizzati: il primo con differenze di nessun valore; il secondo con de-
finizione molto esagerata e con valutazione sicuramente eccessiva di una ca-
rena nel mezzo del pronoto.
Isolato: così il pseudelegans, anche se molto imperfettamente caratteriz-
zato, resta a detinirsi il triguttatus, ch’ io ritengo specificamente distinto dal
primo, sostenuto in questo mio convincimento dal valido parere del Prof.
Penecke, che ha constatato il differente comportamento bio En delle due
specie. :
. «Come non mi è riustito di afferrare almeno un carattere, che possa: va-
lere a distinguere sicuramente il pseudelegans nel complesso delle sue forme,
ancor meno sono riuscito (anche a causa di deficienza di materiale) a dare
una definizione che tutte abbracci le forme dell’entità specifica, che chiamo
triguttatus. Questo Alophus ha un’area di diffusione molto più estesa di
quella del pseudelegans; è probabile pertanto che abbia dato origine ad un
considerevole numero di razze: peraltro le variazioni individuali non si ve-
rificano qui in numero minore, che nel pseudeleigans.
Probabilmente erano triguttatus gli Alophus così nominati da Boheman -
e da Hochhut, perchè questi Autori devono aver osservato, che i loro tri-
guttatus avevano lobi oculari distinti (ciò che non è nel vau) se, per con-
trapposto, ne hanno constatato la mancanza nell’agrestis e nell’armeniacus ;
era sicuramente triguttatus la specie, così nominata da Stierlin, avente il
pronoto più lungo che largo, subitamente allargato verso l’apice; dovevano
invece appartenere al vau i triguttatus di Redtenbacher, aventi rostro pro-
fondamente. solcato per tutta la sua lunghezza e punti leggieri nelle strie
elitrali.
Ho già detto ch’ io considero forma tipica quella che ho descr itto su
due esemplari dell’Austria superiore e di alcune 9 2 della Boemia. Stando
alla descrizione datane, mi sembra che carpathicus debba appartenere a que-
sta specie, non già al vau; l'Autore descrive infatti il carpathicus come razza,
avente gli elitri alla base alquanto più larghi del pronoto, ciò che costituisce
appunto una caratteristica del triguttatus rispetto al vau. Secondo Reitter
il carpathicus si distingue dal vau anche per le serie di punti sugli elitri
molto rozze, i punti rotondi, portanti una squamuletta rotenda, il pronoto
non inciso anteriormente, con una leggiera fossetta nel mezzo ed il 1° e 2°
articoli del funicolo soltanto di metà più lunghi che larghi (20); e poichè
l'Autore ha ritenuto essere il carpathicus una varietà del vau, se ne deduce
che nello: stesso le squamule degli episterni del metatorace sono rotonde o)
brevemente ovali, all’ incirca come nel vau
Io non ho 4 4 del triguttatus, ini dai Carpazii centrali ed orien-
tali, ne ho però della pianura romena (Comana-Vlasca), ai quali la descri-
zione sopra riportata si addice bene, per tutti i caratteri indicati, tranne ben
inteso quello dei primi due articoli delle antenne; si tratta di una razza no-
tevolmente diversa dalla forma tipica, distinta dalla stessa appunto per la
(20) Io penso che |’ indicazione di quest’ultimo carattere sia dovuta ad un errore di
penna, chè non ho visto mai alcun Alophus, avente i primi due articoli del funicolo di dette
proporzioni.
»
SUL GENERE ALOPHUS 19.
descritta forma delle squamule ai lati del metatorace e per il rostro netta-
.mente angoloso lateralmente. Della zona montana (versante meridionale dei
Carpazii: D. Arges-Negoju, Azuga, alta Jalomitza) ho soltanto deile 2 9,
che non differiscono affatto dalle 2 2 della pianura. La smarginatura del-
l’edeago è poco profonda, come nel triguttatus, ma più ampia e quindi il
tubo risulta più appuntito da! ambo 1 lati (fig. 16). In un esemplare, da Bu-
carest, il tubo è visibilmente più allargato lateralmente verso l’apice, che
nei & 4 da Comana (fig. 17). Gli elitri delle 9 $ sono un po’ più lunghi e
quindi più ovali che nel triguttatus; 1’ incisione latero-basale del rostro è
meno: profonda che nel triguttatus, i margini superiori dello scrobo sone
meno visibili dall’alto, ciò che rende estremamente simile il carpathicus al
pseudelegans dei Beschidi, tanto da far dubitare della sua appartenenza al.
iriguitatus se non esistesse, a dirimere il dubbio, la differenza nella forma
dell’edeago : ristretto nella parte distale nel pseudele gans, invece più o meno
leggermente allargato nel carpathicus. - »
Gli A. Weber dei Carpazii e della Transilvania, citati da Reitter sono,
con tutta probabilità, nient'altro che dei carpathicus, come pure lo sono pro-
babilmente 1 Weberi, della Bucovina, che il Prof. Penecke dice di aver cat- _
turato ripetutamente su: Petasites albus: A. Weberi tipico, deila Stiria (dint.
Graz), è invece una forma del Kaufmanni, come ho sn detto, parlando di
quest’ultima specie.
A. obsoletus è una razza occidentale, che conosco di alcune località fran. >
cesi, abbastanza caratteristica per la vestitura degli elitri, costituita da squa--
mule molto fitte, di solito di color giallo-bruno e di setole squamiformi dello
stesso colore; il 4 inoltre differisce da quello del triguttatus per il pronote
non visibilmente allargato anteriormente (quasi come nel vau) un po’ meno
trasverso, per il margine superiore dello scrobo poco visibile dall'alto, il
rostro non visibilmente inciso alla base (quindi un pochino conico nella parte
basale), gli elitri un po’ meno larghi alla base, il tubo dell’edeago a lati
subparalleli fin verso l’apice, più profondamente smarginato in arco rego-
larissimo e più ampio, quindi più appuntito da una parte e dall’altra (21).
Forma del pronoto, larghezza basale degli elitri, mancanza di incisione ba-
sale del rostro, edeago profondamente smarginato farebbero pensare che il
descritto 4 possa appartenere al filo del vau; però il rostro pianeggiante
sul dorso, gli occhi non infossati nell’orbita, i lobi oculari bene sviluppati,
oltre che la differente squamulazione sul disco del pronoto (che nell’obsoletus
è costituita da squamule allungate integre, piccole, anzichè grandi, tondeg-
gianti e stroncate), inducono a ritenerlo una forma del triguttatus.
| La ab. uniformis francese, nominata: da Hustache, è da ascriversi, come
sinonimo, all’obsoletus; anche Reitter (1894) ne parla quando descrive que-
sta nuova specie. |
Della Catalogna (Ribas del Freser, presso Barcellona, leg. Zariquiey)
ho un ¢ che differisce dall’obsoletus soltanto per le squamule sul disco del
pronoto un tantino più larghe e per la smarginatura dell’edeago* nettamente
angolosa, come nel haliciensis; non gli assegno alcun nome, tanto più perchè.
ho un altro 4, da Lyon, nel quale il tubo dell’edeago è foggiato nello stesso
modo.
(21) Descritto eu di un 4 da Broüt-Vernet (dép. Ariège, leg. du Buysson).
20 ae UF. SOLARI
Un &, nella mia collezione, raccolto a Bleichrode (Prussia mer.), segna
l'anello di congiunzione fra il triguttatus da W. Garsten e l’obsoletus: la
squamulazione degli elitri e del pronoto, la forma degli elitri alla base sono
come nell’obsoletus, ma l’ incisione latero-basale del rostro è bene pronun-
ziata, il margine superiore dello scrobo è ben visibile dall’alto ed il pronoto
è nettamente allargato anteriormente, come nel triguttatus; la smarginatura
apicale dell’edeago è profonda quanto nell’obsoletus ma tende ad essere an-
golosa nel mezzo.
Circoscritte le forme del triguttatus, restano a considerarsi quelle del
vau. Questa specie sembra essere molto più fissa delle precedenti: ne ho esa-
minato 92 esemplari della sola forma tipica, la maggior parte presi nell’ Au-
stria inferiore, ma anche nel Banato, nella Transilvania, nei Carpazii e nella
Slesia: ho studiato l’edeago di 24 4 &, dei quali 8 provenienti dalle ultime
tre regioni nominate e mon ho trovato la benchè minima differenza fra di
essi. Fissa è pure la forma del rostro, del pronoto, degli elitri alla base,
degli angoli omerali; fisso è il colorito scuro della squamulazione, compreso
quello delle usuali tre macchie chiare degli elitri; costante è la forma del
pronoto e delle sue squamule. Queste sono molto larghe ed, in visione per-
pendicolare, sul disco sembrano o fortemente impresse da una parte od an-
che stroncate e più che dimezzate. Già questo carattere basterebbe da solo
per distinguere nettamente il vau non soltanto dal triguttatus e dal pseude-
legans, ma anche dal Kaufmanni, come già detto, nei quali le squamule,
disposte orizzontalmente nei punti, risultano integre, all'esame colla lente.
A. italicus è una razza alpina del vau, caratterizzata dalla piccola sta-
tura, dalla forma un pochino più slanciata, gli articoli del funicolo più corti,
globosi o trasverso-arrotondati già a cominciare dal 3°, l’arco apicale del-
ledeago un po’ meno profondo! ed il tubo non allargato lateralmente: la sua
ab. nigrans va posta in sinonimia.
Apfelbeck ha descritto una forma del vau, chiamata var. balcanicus, ca-
ratterizzandola come avente antenne più corte, articoli esterni del funicolo
globosi, macchie discali più sviluppate e statura minore. Io ne ho due & 4
(Bjelasnica-pl.: paratipi) e numerosi altri (Sarajevo, Travnik, Sator-pl. neile
Alpi Dinariche) mandatimi dall’ Autore; lo sviluppo delle macchié bianche e
la statura variano, in complesso però gli esemplari balcanici sono in media’
più grandi, non già più piccoli dei vau tipici, specialmente di quelli catturati
in grande numero nei dintorni di Vienna; quanto alla forma degli articoli
delle antenne, io non so vedere alcunia differenza fra il vau e l’asserita sua
razza; è probabile pertanto che Apfelbeck abbia ritenuto essere vav tipici
esemplari del triguttatus, la quale specie è in media un po’ più grande ed
ha funicolo un po’ più gracile, con articoli alquanto più lunghi, come ap-
punto il prefato Autore descrive quelli del vau.
Quanto all’edeago, esaminato quello di 8 esemplari balcanici, ho con-
statato che, a differenza di quanto avviene in quelli viennesi, esso € un tan-
tino più allargato verso l’estremità (22) e varia alquanto nella profondità
della smarginatura apicale: in quello di un paratipo (preparato dall’Autore)
la stessa è leggermente angolosa nel mezzo. Della Carniolia (Morobitz) e
oe (22) Vedasi anche la figura 7, data da Apfelbeck per il triguttatus, ma che ha tutta
l’aria di essere ritratta dal cotipo del balcanicus, in mio possesso: questo peraltro non ha
‘tubo leggérmente assimmetrico; come invece risulterebbe dalla figura stessa.
SUL GENERE ALOPHUS _ 2f
della Croazia (monti presso Skrad) conosco: soltanto 9 9, una per ognuna
delle due località nominate, grandi come quelle bosniache. Poichè ‘piccole
differenze nell’edeago non sono atte a separare la forma balcanica, la quale
quindi non potrebbe essere caratterizzata in alcun modo, ritengo: di dover
porre senz’altro A. balcamicus in sinonimia di vau.
In tre esemplari della Prokletija (Alpi dell’Albania settentrionale) il rostro
è molto fortemente allargato ed ingrossato alla base, fortemente conico come
quello del Csikü e dell’austriacus, mentre l'edeago non differisce sensibil-
mente da quello del nominato paratipo del balcanicus; il tubo di uno di
essi ha la smarginatura apicale subangolosa le profonda quanto nel balca-
nicus da Bjelasnica, l’altro l’ha invece considerevolmente più profonda e
tracciante un arco regolarissimo. Ad onta della forte differenza dal balca-
nicus, dovuta alla forma del rostro, differenza alla quale attribuisco valore
sistematico d’ordine primario, io ascrivo questa forma al filo del vau, perchè
ha struttura delle squamule del pronoto identica ed edeago costruito allo.
stesso modo: lo ritengo però una forma vicariante dello stesso e lo chiamo
ssp. albanicus m. Se Apfelbeck non avesse stampato che la località classica
del balcanicus è la Bosnia sett. (Bjelasnica-pl.), mentre della località albanese
non parla affatto nella sua pubblicazione, benchè i nominati due 3 4, da
lui avuti, sieno stati da lui stesso etichettati « balcanicus », avrei fatto vo-
lentieri a meno d’ inserire un nuovo nome nella nomenclatura degli Alophus
ed avrei assunto a tipo del balcanicus la sottospecie come sopra individuata,
tanto più che l’Autore me l’ha inviata con tanto d’indicazione « cotyp. »!
E’ probabile che A. balcanicus dei monti. Rhodope, Demirkapu,. nomi-
nati da Apfelbeck, sieno degli albanicus: lo sono quasi certamente quelli
da Jezerce-pl.; sarebbe interessante accertare l’essere di quelli della Serbia
(Suva-pl. presso Bela-Palanka), che suppongo però appartenere anche al-
l’albanicus. ~ | È
Reitter ha descritto, nel 1894, come aberrazioni del vau (allora trigut-
tatus) gli A. subcarinatus ed uniformis ; ho già affermato ch’ io ritengo che
essi sieno nient’altro che sinonimi di pseudelegans; aggiungo ora che la lo-
calità classica di cattura tanto del pseudelegans che del subcarinatus è « Mar-
marosch (Ungheria: Carpazii orientali) » e che l’uniformis è descritto dei
Beschidi (23). Del resto, siccome le squamule sul disco del pronoto sono
sempre più larghe di quelle dell’obsoletus e talvolta sono anche quasi ro-
tonde, è più che spiegabile l'attribuzione delle due aberrazioni al vau an-
zichè al triguttatus, fatta allora dall’Autore.
Richiamo ancora l’attenzione sul parallelismo che si verifica nelle tre
specie, che compongono il gruppo del triguttatus, circa la variabilità del-
l’edeago: la linea della smarginatura apicale va dall’arco assolutamente re-
golare, più o meno profondo, più o meno ampio, alia forma angolosa,
più o meno nettamente definita in tutte tre le specie e non offre validi ca-
ratteri per la loro distinzione. Le linee tracciate dai margini laterali del
tubo ‘benchè anch’esse alquanto variabili), messe in correlazione con la
forma del rostro, servono invece ottimamente per identificare le specie:
‘ triguttatus e vau, che hanno edeago pressochè uguale, a lati paralleli od
appena allargato verso l’estremità, sono nettamente separabili per la diversa
(23) Per quanto si tratti di un’argomentazione di valore molto relativo, osservo che da. |
Reitter, provenienti dai detti monti, ho ricevuto parecchi pseudelegans e nessun vau,
22 | in F. SOLARI
forma del rostro: triguttatus e pseudelegans, che sono fra loro estrema-
mente affini, sono invece facilmente separabili per la differente forma del-
l’edeago, in quanto nel secondo il tubo è costantemente e visibilmente ri-
stretto verso l'estremità, mentre nel Mii esso è allargato o tutt'al
più ha lati paralleli.
A. rhodopensis Reitter, elegans Stierlin e Giorgievici SPO
‘SH Alophus rhodopensis è molto simile all’ albantcus, cosicchè si sareb-
be quasi tentati di considerarlo come un’altra sottospecie del vau, ma contro
questa tesi sta la considerazione aprioristica che, secondo Apfelbeck, sui
monti Rhodope si trova anche il balcanicus (= van) e la constatazione che
le differenze fra il vau ed il rhodopensis sono numerose. Quest'ultimo ha
il rostro più corto di quello del vau e della sua sottospecie: gli occhi non —
infossati nell'orbita: il pronoto nettamente più stretto degli elitri, coperto
sul disco di punti squamigeri più piccoli, più fitti, mai confluenti e confu-
samente irrorato di punti grandi; gli elitri nel ¢ sono alquanto arrotondati.
agli omeri, più allungati, meno larghi verso il mezzo (mentre nel vau sono
regolarmente ovali), gli angoli omerali non sporgono in avanti; nella 2
del rhodopensis gli ‘elitri hanno omeri bene pronunziati e fortemente. arro-
tondati, come nel triguttatus; sono un po’ più lunghi e meno larghi che
nel vaw, cioè sono ovali, mentre in quest’ultimo: sono brevemente ovali;
dal vau di forma tipica differisce anche per il rostro dilatato davanti agli
occhi, non separato dal capo: dall’albanicus invece per il rostro meno al-
largato- gibboso alla base. 3
La squamulazione del pronoto è molto variabile nel rhodopensis, però
sempre le squamule riempiono totalmente i punti e sono notevolmente più
piccole di quelle del vau; esse talvolta sono integre, altre volte sono der
presse od anche impresse nel centro, raramente sono stroncate lateralmente;
il colore delle tibie è rossiccio, costantemente più chiaro di quello che si
constata in molti individui del vau, le tibie anteriori sono leggermente cur-
vate come ‘nello stesso; ‚il funicolo è più corto e più robusto con articoli
i rispettivamente più corti a partire dal 3°, gli esterni fortemente arrotondato-
trasversi; il tubo dell’edeago ha lati più esattamente paralleli, pel resto è
uguale a quello del vau di forma tipica.
Dell’ A. Gjorgjevici ho un cotipo & (Rilo- dagh, leg. Merkl), avuto
dall’Autore ‘e perfettamente rispondente alla descrizione datane, che è un
pochino più piccolo di tre cotipi del rhodopensis (Rhodope-Geb., leg. Hilf),
mandatimi da Leonhard, ma nel quale: forma degli articoli esterni del fu-
nicolo, del rostro, del pronoto, degli elitri, dell’edeago, impressione me-
diana del pronoto, sua squamulazione, colore delle tibie sono identici a
quelli della specie nominata; non v’ha adunque dubbio sulla identità spe-
cifica dei suddetti esemplari, provenienti dai nominati due gruppi di monti,
fra loro assai vicini. Del resto già Reitter segnala il rhodopensis dei monti .
Rhilo, mentre descrive la nuova specie.
Dalla lettura della descrizione del Gjorgjevici, 10 ho tratto 1’ impres-
sione che Apfelbeck abbia essenzialmente descritto soltanto il 4 della sua
nuova specie e che della 9 abbia parlato soltanto di sfuggita, per dire
ch’essa è considerevolmente più grande, ha gli elitri più convessi e legger-
\
SUL GENERE ALOPHUS 23
mente arrotondati ai lati, le macchie discali estese dalla 4% alla 7* interstria
e le squamule a vivaci riflessi metallici. Ma questa descrizione non si ad-
dice ad una ® (cotipo) del rhodopensis, avuta anch’ essa dal compianto
Leonhard; ne deduco che Apfelbeck deve aver ritenuto essere 2 del suo
Gjorgqevici quella grossa, da lui descritta come sopra e che appartiene cer-
tamente a specie diversa dal rhodopensis.
Secondo quanto l’Autore ha espressamente stampato, il tipo del Gjor-
_gjevici è della catena montana Stara-planina (leg. Merkl), che è sita molto
più a nord della Rilo-planina, patria del Gjorgjevici & di mia proprietà;
non è detto se olotipo sia il 4 oppure la 2 e se la 2 provenga dal primo
o dal secondo gruppo di montagne; nel silenzio dell Autore in proposito, si
deve ritenere che olotipo del Gjorgjevici sia un (3, catturato nella Stara-pl.
e paratipo 4 quello in mio possesso del Rilo-dagh, cioè che questa specie
viva su ambedue le catene di montagne nominate. Come per il Gjorgjevici,
così per l’altra specie, della quale sarebbe stata descritta sommariamente
la sola 2, e probabile la cattura nelle stesse due località.
Orbene io ho pure due grosse 9 9, dei Balcani, senza indicazione più
precisa, avute da Merkl col nome di elegans (uguali ad un paratipo del Gjor-
gjevici 2, visto da me in passato), alle quali la descrizione sopra riprodotta
si attaglıa perfettamente; esse differiscono dalla 9 del rhodopensis per la
statura maggiore (sono grandi come l’austriacus), gli elitri di ovale molto
allungata e le zampe tutte nere. Proviene la grossa 2 (allotipo), descritta
da Apfelbeck, dalia stessa località, dove sono state raccolte le 2 9, man-
datemi da Merkl? Lo credo.
Poichè le tre differenze, da me or ora indicate, fanno parte dei carat-
teri, con i quali Stierlin definisce il suo A. elegans: dato che Merkl non è
certamente l’autore della determinazione della specie, da lui distribuita con
tale nome, è più che probabile che Stierlin abbia descritto l’elegans su mate-
riale, mandatogli per lo studio da Merkl (24), e che i miei elegans sieno dei
cotipi od almeno dei topotipi; ne verrebbe allora logica la deduzione: che
tipo dell’elegans, allotipo (9) del Gjorgjevici e miei elegans devono essere
originari della stessa fonte e devono essere stati catturati sulla Stara-pl. e
sulla Rilo-pl.: che Gjorgjevici 9 è da ritenersi sinonimo di elegans. A que-
sta conclusione mi attengo. |
Non ripeto qui quanto ho già scritto dell’ A. elegans Reitter, allorchè
ho parlato del Kaufmanni; torna però acconcio il richiamare ora l’atten-
‘zione sul fatto, che anche Reitter (1894) dalla lettura della descrizione do-
veva aver tratto Ja convinzione, che elegans dovesse essere alcunchè di ben
diverso dal Kaufmanni (se non altro per la diversa forma degli elitri e la
scoltura non rugosa del pronoto) quando ho creduto di poter ravvisare nel
‚pseudelegans la specie descritta da Stierlin.
Così individuato, |’ A. elegans differisce dal rhodopensis perchè il ro-
stro è più lungo (lungo quanto nell’austriacus), con solco mediano che sfocia
(24) Non ho più, purtroppo, la possibilità di consultare la pubblicazione originale, onde
‘accertare se in qualche punto Stierlin avesse allora fatto il nome del raccoglitore della nuova
specie. In mancanza di tale precisazione, osservo che l’ indicazione usata « Turchia » può
| trovare facile spiegazione nel fatto che il viaggio di Merkl nei Balcani ha avuto luogo al-
cuni anni prima del 1880, quando cioè il rimaneggiamento politico degli stati balcanici, do-
vuto ai trattati di S. Stefano e di Berlino (1878), non era ancora avvenuto. Che il viaggio
di esplorazione, compiuto da Merkl, sia di qualche anno anteriore al 1880, lo desumo dal
fatto che sono in mio possesso due esemplari dello Stomodes rotundicollis (Rhilo-Dagh, ex
Merkl), specie descritta da Frivaldsky nel 1880, su materiale avuto dal nominato raccoglitore.
da S | F. SOLARI
in una fossetta frontale, la quale manca nel rhodopensis: le antenne sono
più lunghe, con articoli esterni circa lunghi quanto larghi, più o meno ar-
rotondati, anzichè fortemente arrotondato-trasversi, la clava è ovale-allun-
gata (in un esemplare ancor più allungata, subfusiforme) mentre nel rho-
dopensis è ovale: il pronoto è meno trasverso, più distintamente irrorato
di punti grandi e coperto: di squamule allungate, integre, che si toccano le.
une colle altre e quasi si accavallano, anzichè larghe e tondeggianti: gli
elitri sono quasi del doppio più lunghi che larghi, alquanto obovati, invece.
di essere ovali, un pochino più convessi e con omeri un po’ meno pronun-
ziati: le tibie sono più lunghe e nere, mentre nel rhodopensis sono costan-
temente bruno-rossiccie: la squamulazione in complesso è più chiara, con
riflessi metallici abbastanza vivaci. pilo meri n
a austriacus Otto e styriacus Apfelbeck
Richiamo qui la mia nota, che ha potuto facilmente sfuggire, pubbli-
cata nel Bollettino di questa Società, LXV (1933) p. 161, nella quale ho di- |
mostrato che styriacus è nient ‘altro che un gi dell’austriacus con
edeago mutilato.
E’ specie fissa e facilmente identificabile; la conosco della Stiria, della
Carniolia e dell'Austria inferiore (Wechsel). Secondo Penecke (Wiener ent.
Ztg., vol. XX, 1901, p. 37) vive a spese di Senecio nemorensis.
A. Csikii Apfelbeck
E’ d’aspetto molto simile al pseudelegans, però in esso il rostro è net-
tamente dilatato alla base e quivi evidentemente più largo che verso il
mezzo, non diviso dal capo, mentre nel pseudelegans il rostro non è dila-
tato alla base, ha lati paralleli fino all’ inserzione delle antenne ed è perciò
nettamente separato dal capo. Inoltre nel Csikii gli elitri, specialmente quelli.
della 9, sono obovati, mentre nel pseudelegans sono ovali; nel Csikü, 4 9,
gli elitri sono nettamente più larghi della base del pronoto, gli angoli ome-
rali sono molto pronunziati, subcallosi ed alquanto sporgenti in avanti;
nel pseudelegans & gli elitri alla base sono poco più larghi della base del
pronoto e gli angoli omerali non sono sporgenti nè callosi, nella 9 gli
omeri sono fortemente arrotondati ed anche qui per nulla callosi. L’edeago
del Csikii è somigliantissimo a quello del pseudelegans, però il restringi-
mento laterale del tubo verso l'apice è più forte nel Csikü e la smarginatura
apicale è subangolosa anzichè in arco regolare. |
Dall’austriacus si distingue perchè questo ha forma più allungata e
punteggiatura del pronoto subvariolosa verso i lati; inoltre negli austriacus
freschi le macchie bianche discali partono dall’omero e si dirigono in arco
verso la sutura elitrale, nel Csikii invece dette macchie hanno inizio più in
basso e più internamente e si dirigono obliquamente verso la sutura; la
statura dell’austriacus è, in media, notevolmente maggiore.
Dal rhodopensis il Csikii differisce perchè in quest’ultimo il pronoto è
‘un pochino più lungo che largo (4) od al massimo largo quanto lungo (9),
solcato nel mezzo quasi fino alla base, 1 lati del tubo dell’edeago: all’estre-
mità convergono visibilmente, la smarginatura apicale è poco profonda
SUL GENERE ALOPHUS | 25
e quasi angolosa al centro; nel rhodopensis l’edeago è parallelo ai lati, ha
angoli apicali acuti e la smarginatura apicale descrive un arco regolaris-
simo e molto pronunziato. Nel rhodopensis il rostro è un po’ più corto,
il pronoto più corto che largo, coperto di squamule più piccole ed ha an-
teriormente una profonda foveola alquanto allungata.
La 2 del Csikü differisce da quella dell’elegans perchè ha pronoto lungo
quanto. largo, anzichè trasverso, leggermente solcato nel mezzo, elitri
obovati invece che ovali-allungati, molto profondamente smarginati alla
base, angoli omerali ben pronunziati, alquanto sporgenti in avanti, mentre
nell’elegans essi sono fortemente arrotondati. Lei squamule del pronoto
sono della stessa grandezza e forma nelle due specie; nell’elegans le due.
“ macchie di squamule più chiare sono disposte trasversalmente i arroton-
date, nel Csikii hanno una posizione obliqua e sono triangolari.
‘ Ho tre esemplari del Csiku (1 4, 2 4-8), presi net Carpazii or. (Bro-
steni-Moldau) ed una ®, catturata a Predeal (Valachia), avuti dal compianto
sig. A. L. Montandon: ne ho pure una coppia della Transilvania, senza
indicazione più precisa, avuti dal Prof. A. Schuster: ne ho visto una 2
nella collezione Winkler (Kerzer-Geb., leg. Ganglbauer): ho avuto in co-
municazione dall’Autore i tre esemplari tipici (2 4 & , 1 2), che hanno co-
lori più vivaci che i miei dei Carpazii, cioè come nei pseudelegans della Bu-
covina, ricevuti appunto col nome di Csikü. Al Prof. Penecke, che me li
ha mandati, deve essere sfuggito il fatto che lo stesso Apfelbeck ha gia
svalorizzato non poco il nuovo carattere, tratto dalla forma del processo
prosternale, sia coll’aver praticamente ‘fuso il 1° ed il 2° gruppo: nella com-
pilazione delle sue tavole dicotomiche, sia coll’aver poi scritto, descriven-
do lo Csiku, che il processo prosternale nello: stesso è di forma intermedia
tra quello attribuito al prototipo del 1° gruppo e quello dell’austriacus.
Quasi certamente egli, fuorviato dall’ inserzione del Csikii nel gruppo del
Kaufmanni e dalla grande somiglianza: dell’edeago del Csikii, figurato dal-
l’Autore, con quello del pseudelegans, che aveva sott'occhio, non! ha dato
peso al carattere della conicità del rostro alla base, che pur è stata descritta
da Apfelbeck ed ha classificato Csikü (haliciensis nel 1928) il pseudelegans.
In tutti i miei esemplari di A. Csikü il tubercolo compreso fra le lamine
prosternali è bene pronunziato e le lamine sono basse, suborizzontali, co-
sicchè di profilo assumono lo stesso aspetto di quelle del vaw; se ben ri-
cordo (25) i tipi avevano il processo: prosternale come i miei pseudelegans
di Korbei, ciò che del resto è conforme alla descrizione originale; si ha
. adunque ancora qui una riprova della variabilità di questo ornamento pro-
toracico e quindi dell’ impossibilità di trarne profitto per la classificazione
delle specie e tanto meno per la divisione degli Alophus in tre gruppi, pro-
posta da Apfelbeck.
A. pindicus n. sp.
Item ut in A. nictitanti Boh. longe hirsutus eique similis; differt quia
& multo latior, praeterea rostro robustiore, medio anguste et profunde
(25) Ho esaminato i tipi nel 1931 e poichè allora non avevo ancora identificato lo Csikii
fra il materiale della mia collezione, li avevo confrontati coi pseudelegans di Korbei, Ri-
cordo che in quella circostanza la sola differenza fra i due, che mi aveva colpito, consisteva
nella diversa forma del rostro.
26 | F. SOLARI
è
sulcato, sulco in fronte usque ad occipitem continuato, subtus haud tuber-
culato-dentato, lateribus valde angulatim producto, juxta oculos profunde
inciso; funiculi articulis 3°, 4° et 5° aequilatis, 6° et 7° distincte latioribus,
3° subgloboso, 4° et 5° globosis, 6° rotundato-transverso; prothorace lon-
gitudine latiore, antice parum constricto, deinde modice rotundato, disco
creberrime punctato, lateribus confuse ruguloso, medio antice obsolete fo-
veolato, lobis ocularibus nullis ; elytris in 6 breviter ovatis, converioribus,
tibiis robustioribus, corpore omnino nigno ; aedeagi tublo versus apicem pa-
rum restricto, apice subtruncato. |
Patria: Epiro, catena del Pindo (M. Kataphidi, m. on Sy. 1932,
leg. M. Beier).
Un solo esemplare &, elle mia collezione, in cattivo stato, onde non
ne posso descrivere la squamulazione: la specie € pero facilmente identifi-
cabile per gli elitri brevemente ovali del 4, più larghi che quelli della 2
del nictitans, la mancanza del tubercolo dentiforme del rostro e l’edeago
gradatamente e leggermente ristretto nella parte distale (fig. 18). —
Di sotto il pindicus ha una punteggiatura piccola ed oltremodo densa,
i punti sono riempiti da una squamuletta perfettamente rotonda, più pic-
cola, più rotonda che nelio squamiventris; 11 processo prosternale è molto
sito, le lamine sono, divise fino alla base, completamente verticali, netta-
mente lontane dalle coscie anteriori, davanti ad esse v’ e un piccolo tuber-
colo ben visibile. |
Anche nello squamiventris la squamulazione è è molto densa, ma i punti
e le squamule sono più grandi, meno numerosi.
La punteggiatura degli sterniti è fitta e piccola come nel nictitans, ma
in questo gli sterniti sono soltanto densamente pelosi, mentre nel pindicus
sono molto densamente squamosi, con scarsi peli frammisti.
A. epiroticus n. sp.
Magnitudine A. squamiventris Reitter eigue maxime affinis ; differt ro-
stro late et profundius sulcato, in dimidia parte basali conico, juxta oculos
haud inciso, fronte latiore; antennis longioribus, articulis e.rternis globosis,
7° parum transverso : prothorace longitudine aequilato, lateribus valde ror
tundato. minus crebre punctato, punctis disco squemula repletis, squamu-
lis disco rotundatis, lateribus ovalibus; squamulis elytrorum distincte mi-
noribus; aedeagi tubo lateribus regulariter et modice a, lamina ‘api-
cali longiore et apice reflexa.
_ Patria: Epiro, catena del Pindo (M. Kataphidi, m. 1800-2000, 19, VI, 1933,
leg. M. Beier); una coppia nella mia collezione (4 olotipo)._
D’aspetto molto simile allo squamuventris ed anche molto affine allo”
stesso; ne differisce principalmente : per i lobi oculari pressoché nulli, la
fronte distintamente più larga del rostro fra I’ inserzione delle antenne:
per il rostro distintamente conico dalla base fin verso 11 mezzo, non inciso
davanti agli occhi: per il solco mediano dello stesso più ampio e più pro-
fondo. per gli articoli 4°, 5° e 6° del funicolo globosi ed il 7° meno: tra-
sverso: per il pronoto lungo quanto largo, fortemente arrotondato ai lati,
colla massima larghezza sita quasi nel mezzo: per i punti del pronoto sul
disco totalmente riempiti da squamule rotonde, integre, nettamente isolate
SUL GENERE ALOPHUS | 27
le une dalle altre: per le squamule poste ai lati dello stesso ovali e che si
accavallano: per le squamule, tutte rotonde, che coprono gli elitri, distin-
tamente più piccole di quelle che si trovano sul disco del pronoto e più
piccole di quelle dello squamiventris : .per il tubo dell’edeago che si restringe
gradatamente dal mezzo fino all’apice (fig. 19), la lamina apicale più lunga
e ripiegata in su, ciò che non avviene nell’altra specie.
Nello squamiventris invece i lobi oculari sono chiaramente visibili, i
lati del rostro sono subparalleli dalla base fino all’ inserzione delle antenne,
il rostro è inciso davanti agli’occhi, la fronte è ben poco più larga del
rostro fra l’ inserzione delle antenne, il solco del rostro è più stretto e più
superficiale; gli articoli 5° e 6° del funicolo sono trasverso-arrotondati, il
° è fortemente trasverso; il pronoto è più lungo che largo, colla massima
larghezza sita anteriormente, indi alquanto ristretto rettilineamente fino alla
base, i punti sul disco. sono riempiti da squamule fortemente impresse, che
sembrano stroncate come quelle del vau, anche le squamule verso 1 lati
sono tondeggianti; le squamule che ricoprono gli elitri sono grandi come
quelle del pronoto e così vicine le une alle altre, che soltanto con difficoltà
se ne vede il contorno; il tubo dell’edeago si restringe verso il mezzo, indi
si allarga all’altezza del foro ejaculatorio, per restringersi poi nuovamente
nell’estrema parte distale, la lamina non è menomamente voltata in alto.
La nuova specie ha qualche affinità collo shardaghensis, altro Alophus
con rostro conico, ma nettamente diviso: dal capo; dallo stesso si distingue
però con tutta facilità, perchè in quest’ultimo il pronoto è dilatato-arro-
tondato nella parte distale e la sua punteggiatura è oltremodo fitta. e co-
stituita da punti molto più piccoli; la differenza fra gli edeagi delle due
specie è molto forte. i
A. macedonicus n. sp.
A. Hilfi Reitter habitu simillimus, differt rostro a capite diviso, quam-
quam a basi comico, ante oculos haud ampliato; prothorace in antica parte
sulcato, disco su builins densiusque punctato et squamulato, lateribus squa-
mulis angustioribus praedito ; forma elytrorum ut in 3 et in 2 subaequali;
aedeagi tubo lateribus distinctius sinuato, deinde magis ampliato, apice ro-
tundato-acuminato, haud calloso. —
Patria: Macedonia (Ljubeten: Shar-Dagh, leg. Apfelbeck).
Nei tre esemplari, che conosco, il solco del rostro è più profondo che
nel Hilfi, il pronoto è abbastanza profondamente solcato nella parte ante-.
riore ed ai lati porta squamule meno larghe che nel Hilf. e più. aderenti al
‘corpo; gli omeri sono meno angolosi, il colorito delle macchie mediane e
della fascia subapicale degli elitri è relativamente poco più chiaro di quello
della restante vestitura, a differenza di quanto si verifica normalmente nel
Hilf; la 2 differisce ben poco dal & nella forma degli elitri, mentre nel
Hilfi il dimorfismo sessuale è molto accentuato.
Il tubo dell’edeago è notevolmente diverso da quelo del Hilfi; in que-
st’ultimo la parte laminare è poco più lunga che larga, larga appena meta
della larghezza del tubo, misurato nel punto in cui la sua curva è più alta,
all'apice è largamente arrotondata e distintamente. callosa, quasi troncata;
nel macedonicus la parte laminare è quasi del doppio più lunga che larga,
28 F. SOLARI | i
nella parte distale è visibilmente larga più di metà della larghezza del tubo,
misurato come nel Een, termina in ogiva arrotondata (fig. 2 20) e non e cal-_
losa all’apice. | |
Contrariamente a quanto ne avevo ‘pensato iN passato, ritengo essere
il macedonicus una specie a sè stante, non una sottospecie del Hilfi, essen-
do esso sufficientemente caratterizzato dal rostro nettamente diviso dal
capo, per quanto conico dalla base, dalla punteggiatura del pronoto sul
disco, più fina e più densa, dalla differente squamulazione sopra descritta
€ dalla notevole differenza nella parte su dell’edeago, oltre che per il
piccolo dimorfismo sessuale. de
Dal malissorum, che ha punteggiatura del pronoto molto simile, si di-
stingue perchè nello stesso gli elitri sono ovali-allungati, con omeri com-
pletamente svaniti e le squantule ai lati del pronoto sono piliformi; l’edeago
delle due specie è completamente diverso. Olotipo 4 , nella mia collezione,
allotipo 2 ed un paratipo 4 nella collezione Apfelbeck. |
Per la classificazione degli Alophus possono valere le seguenti tavole
dicotomiche.
So
1 (4) Rostro, verso la base, munito di sotto di un forte tubercolo denti-
forme; punteggiatura del pronoto variolosa.
+ Rostro senza incisione latero-basale, non esteso angolosamente
verso l’esterno, a lati paralleli, superficialmente solcato. nel mezzo;
fronte larga al massimo quanto il rostro fra 1’ inserzione delle an-
tenne; tibie ‘anteriori fortemente curvate:
nichtans
3 (2) Rostro con una netta incisione! uu basale, esteso angolosamente
verso l'esterno, profondamente solcato nel mezzo, leggermente co-
nico dalla base fino all’ inserzione delle antenne, nel qual punto è
meno largo. della fronte; tibie anteriori meno curvate:
ssp. singularis
) Rostro sprovvisto di tubercolo dentiforme.
) Tutte le squamule degli elitri sono arrotondate.
) Pronoto arrotondato o no ai lati, mai dilatato anteriormente.
) Rostro ben diviso dal capo, anche se nella parte basale è legger-
mente conico. Le
Occhi non infossati nell’ orbita, la quale è. totalmente mascherata
da un anello di squamule che circondano l’occhio; occhi grandi,
posti per almeno la metà del loro margine dorsale parallelamente
all’asse del capo, cosicchè la fronte ha lati paralleli per lungo
tratto (26).
9 (14) Protorace non sinuato lateralmente. all ee del margine supe-
riore degli occhi, onde non si determinano lobi oculari.
10 (11) Rostro a esteso lateralmente, la dilatazione spiccatamente
angoloso-dentiforme, molto profondamente inciso fra l’occhio e fa
NS Ou pb
PS Sa
Oo
CON À =
es
ER
D
NI
Sr
(26) Eccezion fatta, per il Kaufmanni ssp. circassicus, nel quale gli occhi sono disposti
‘obliquamente, cosicchè i margini laterali della fronte sono, per tutta la loro estensione,
convergenti in avanti, come nel vau.
II (10)
12 (13)
13 (12)
18 (23)
SUL GENERE ALOPHUS | ae, 29
x LÌ
#
dilatazione suddetta, a lati paralleli ed angolosi; elitri provvisti di
setole quasi erette. Tubo dell’edeago leggermente e gradatamente
ristretto nella parte distale, subtroncato all’apice:
i pindicus
Setole sul dorso deigli elitri molto abbattute; rostro non allargato
lateralmente, incisione laterale davanti all'occhio leggiera o nulla.
Rostro ieggermente ma regolarmente conico dalla base fino all’ in-
serzione delle antenne, con solco leggiero e stretto, che sfocia in
una fossetta frontale molto allungata; pronoto molto densamente
punteggiato sul disco, ogni punto è riempito da una squamula così
fortemente impressa da sembrare un suo rivestimento interno ;. tibie
anteriori leggermente sinuate alla base, curvate nella parte distale.
Tubo dell’ edeago subtroncato all'apice, nella parte distale legger-
mente sinuoso ai lati e successivamente allargato:
| | agrestis
Rostro abbastanza fortemente conico dalla base fin verso il mezzo,
con solco ampio ed abbastanza profondo, che si prolunga sulla.
fronte; punti del disco del pronoto riempiti da squamule integre,
bene isolate le une dalle altre; tibie anteriori non: sinuate alla base,
fortemente curvate nella parte distale. Tubo. dell’edeago troncato
all'apice, regolarmente, ma leggermente ristretto ai lati a comin-
ciare dalla cavità ejaculatoria; parte laminare leggermente ripie-
gata all’apice: opikctinis
Protorace sinuato lateralmente ad angolo molto ottuso, in modo
però che si delineano lobi oculari più o meno sviluppati, ma sem-
pre ben apprezzabili come tali.
Le squamule sul disco del pronoto sono larghe, rotonde e riempiono
totalmente i punti, onde non se ne vedono i margini; pronoto con-
fusamente irrorato di rari punti neri, a superficie piana, totalmente
coperto dalle squamule; squamule sul disco apparentemente stron-
cate lateralmente, come quelle del vau; rostro: a lati paralleli, con
leggiera incisione latero-basale. Edeago subtroncato all’apice, nella
parte distale arrotondato-ristretto fino all’apice, dove è più stretto
che nell’agrestis :
squamiventris
Le squamule sul disco del pronoto sono integre, di forma variabile
e non riempiono i punti, dei quali si vedono chiaramente: i margini;
pronoto mai irrorato di punti neri.
Elitri larghi alla base quanto la base del pronoto o ben poco più
larghi, con angoli omerali subacuti, diretti verso il pronoto, quasi
ad abbracciarlo; il 2° articolo dei tarsi anteriori è trasverso, quello
dei tarsi posteriori al massimo.è ı 14 volte più lungo che largo;
tibie. anteriori quasi rette. Tubo dell’edeago subtroncato all’apice.
Rostro visibilmente inciso lateralmente davanti agli occhi, indi a
lati paralleli; macchie di squamule bianche sul disco degli elitri,
guando esistono, fortemente contrastanti con quelle che le circon-
dano. |
30
9:
20
21
22
23
24
25
‘26
(20)
22)
F. SOLARI.
Pronoto strozzato anteriormente.
21) Statura minore, tibie anteriori robuste quanto quelle dl triguttatus,
(19)
(26
(8
)
)
macchie bianche sul disco degli elitri puntiformi od assenti:
2 | Kaufmanni
Statura maggiore (10 % mm.); rostro malo largo, tibie e tarsi stra-
ordinariamente robusti; elitri verso i lati ed epipleure rivestiti di
una larga fascia di squamule più chiare di quelle che si trovano sul
disco; cas ipotetici):
ssp. Reitteri
Pronoto non strozzato anteriormente; macchie branche sul disco
degli elitri abbastanza grandi, ovali; punteggiatura del pronoto in
parte confluente, ma non rugiosa. Tubo dell’edeago meno ristretto
verso l’apice, leggermente smarginato nel mezzo: |
ssp. integer
Rostro indistintamente inciso davanti agli occhi, leggermente
conico fin verso il mezzo, macchie discali meno bianche e poco con-
trastanti con quelle scure, grandi e disposte trasversalmente, come
quelle del pseudelegans; strozzatura del pronoto forte. Tubo del-
l’edeago leggermente smarginato all’apice:
ssp. circassicus
Elitri alla base visibilmente più larghi della base: del pronoto, an-
goli omerali ottusi; 2° articolo dei tarsi anteriori obconico o sub-
triangolare, lungo quanto largo o poco più corto, quello dei tarsi
posteriori più di 1 % volte più lungo della massima sua larghezza;
tibie anteriori fortemente curvate; pronoto mai strozzato anterior-
mente, mai rugoso, al massimo con punti confluenti longitudinal-
mente. Edeago profondamente smarginato all’apice.
Rostro arrotondato ai lati (però angoloso nel carpathicus); pronoto
fortemente ristretto anteriormente, indi abbastanza fortemente ar-
rotondato-allargato (non allargato nell’obsoletus); 2° articolo dei
. tarsi anteriori alquanto più corto che largo, subtriangolare, quello
dei tarsi posteriori poco più di una volta e mezza più lungo che
largo. Tubo dell’edeago leggermente allargato esternamente od an-
che a lati subparalleli:
triguttatus
Rostro provvisto nella Hat latero-dorsale di un solco punteggiato,
irregolare e più o meno profondo, che dà origine ad una costa leg-
giera, la quale lo rende angoloso lateralmente; pronoto semplice-
mente ristretto-arrotondato anteriormente; 2° articolo dei tarsi an-
teriori lungo quanto largo, mai triangolare, quello dei tarsi poste-
riori circa del doppio più lungo che largo. Tubo dell’edeago leg-
germente ma visibilmente ristretto nella parte distale :
pseudelegans
Occhi profondamente sil allseits, che in parte resta libera
da squamule, più piccoli che nel triguttatus e disposti obliquamente,
cosicchè i margini laterali della fronte sono, per tutta la loro esten-
sione, convergenti in avanti; rostro leggermente conico dalla base
DS:
=)
31
a2
33.
34
36
37.
(30)
(33)
5 (36)
SUL GENERE ALOPHUS | | A
fin verso il miezzo, ma nettamente separato dal capo; tibie ante-
riori quasi rette. Tubo dell’edeago a lati paralleli fino all’apice o
leggermente allargato :
= sE | 2 vau
Rostro fortemente conico dalla base fin verso il mezzo, quasi sem-
pre anche dilatato davanti agli occhi, cosicché occu: e parte basale
del rostro formano: quasi un unico cono.
Occhi infossati profondamente nell’orbita.
Elitri larghi alla base quanto la base del pronoto 0 poco più larghi;
squamule sul disco del pronoto larghe, apparentemente stroncate
lateralmente; tibie anteriori quasi rette. Tubo dell’edeago profonda-
mente smarginato all’apice, leggermente allargato ai lati nella estre-
ma: parte distale: i
ssp. albanicus
Elitri evidentemente più larghi alla base della base del pronoto,
omeri fortemente angolosi; squamule del pronoto larghe, ma in-
tegre; tibie anteriori fortemente curvate. Tubo dell’edeago distin-
tamente ristretto verso l’estremità, leggermente smarginato :
| Csikit
Occhi appiattiti, non infossati, quindi orbita inapprezzabile.
) Superficie del pronoto resa alquanto ineguale dalla punteggiatura
irregolare, la quale, specialmente verso i lati, € subvariolosa od
anche subrugosa; in esemplari freschi però il pronoto appare sem-
plicemente irrorato di numerosi punti foveiformi. Tubo dell’edea-
go alquanto attenuato verso l’apice, molto profondamente smar-
ginato all'estremità, le sue punte sono acute e relativamente lunghe :
austrıacus
Pronoto a superficie piana.
Rostro piü corto, il suo solco mediano continuato fin sulla fr onte;
funicolo robusto e corto, articoli 5° - 7° fortemente arrotondato- tra-
sversi; punteggiatura sul disco del pronoto fina, fittissima, i punti
riempiti da squamule piccole e tondeggianti; elitri abbastanza stretti,
di ovaie piuttosto allungata, statura del vau. Tubo dell’edeago a
lati paralleli, smarginatura distale come nella specie nominata :
rhodopensts
Rostro lungo quanto nell’austriacus, statura come riello stesso; ie
squamule sul disco del pronoto sono allungate, la punteggiatura è
molto fitta, ma i punti sono più grandi che nel precedente; funi-
colo di lunghezza normale; il solco mediano del rostro sfocia in
una fossetta frontale ben definita; gli elitri sono circa del doppio
più lunghi che larghi; edeago profondamente smarginato all’apice,
(caratteri ipotetici);
elegans
Pronoto straordinariamente .dilatato-arrotondato nel terzo distale,
la punteggiatura sul suo disco è molto minuta, i punti sono in
parte confluenti, specialmente quelli verso 1 lati; rostro leggermente
conico nella metà basale, ben diviso dal capo, senza incisione la-
tero-basale, profondamente solcato nel mezzo; fronte considerevol-
mente più larga del rostro fra l’ inserzione delle antenne, occhi non
32
38
39 (
40
4:
42
a
44
F. SOLARI
infossati nell’ orbita; lobi oculari i visibili; elitri in ovale alquanto:
allungata, loro smarginatura basale poco profonda. Il tubo del-
l’edeago si restringe gradatamente e fortemente e finisce in punta
arrotondata, leggermente callosa all’apice:
SO
Squamule degli elitri, almeno quelle poste sulla loro declività late-
rale, allungate; statura maggiore.
Soltanto! la declività posteriore degli elitri e talvolta anche quella
laterale provviste di setole sollevate.
Rostro allargato davanti agli occhi e perciò ‘capo e base del rostro
formano un unico cono; elitri notevolmente più stretti di quelli
della 9, più larghi alla base che nelle specie seguenti, poco meno
larghi alla base che verso il mezzo, non ovali, tagliati obliqua-
mente agli omeri, questi bene pronunziati, leggermente callosi; pun-
teggiatura del pronoto più rude, più forte che nei seguenti; edeago
largamente arrotondata e notevolmente calloso all’apice :
Hulfi
Rosse nettamente. diviso dal capo, anche se distintamente conico
gia dalla base.
Pronoto con punteggiatura più fina e più densa che nel Hifi, le
_squamule ai lati dello stesso sono ellittico-allungate, più strette che
(39)
nel Hilfi, più larghe che nel malissorum; omeri tagliati meno obli-
quamente che nel Hilf, non callosi, elitri meno larghi alla base
che nello stesso, quindi subovali, poco dissimili da quelli della +:
edeago simile a quello del Hilf, lamina più lunga, terminata in
punta ogivale-arrotondata, non callosa all’apice:
macedonicus
Elitri di forma ovale alquanto allungata, arrotondati agli omeri;
squamule ai lati del pronoto piliformi; edeago troncato all’apice,
gradatamente attenuato, le sue linee marginali sono Curve e con-
vergenti fino all’apice:
| malissorum
Elitri più stretti che nel malissorum, tutta la loro superficie prov-
vista di setole lunghe e sollevate, più lunghe e più sollevate che
nelle specie affini; tubo dell’ edeago a lati subparalleli fino all’estre-
mità della cavità ejaculatoria, poi rettilineamente e rapidamente ri-
stretto fino all’apice, dov’é più stretto che nel malissorum :
Apfelbecki
PR
Rostro, verso la base, munito di sotto di un forte tubercolo denti-
forme; punteggiatura del pronoto variolosa.
Rostro senza incisioné latero-basale, non esteso angolosamente ver-
so l'esterno, a lati paralleli, superficialmente solcato. nel. mezzo; |
fronte larga al massimo quanto il rostro fra I’ inserzione delle an-
tenne : |
| nictitans
ae fa)
9 (14)
= (11)
13 (12)
15 (16)
SUL GENERE ALOPHUS © 33
Rostro con una netta incisione latero-basale, esteso angolosamente
verso l’esterno, profondamente solcato nel mezzo, leggermente co-
nico dalla base fino all’ inserzione delle antenne, ‘nel quale punto €
meno et della fronte: |
ssp. singularis
Rostro sprovvisto di tubercolo dentiforme.
Tutte le squamule degli elitri sono arrotondate.
Pronoto arrotondato o no ai lati, mai dilatato anteriormente.
Rostro ben diviso dal capo, anche se nella parte basale è Br
mente conico.
Occhi non infossati nell’orbita, la quale è totalmente mascherata
da un anello di squamule che circondano l’occhio; occhi grandi,
posti per almeno la metà del loro margine dorsale parallelamente
all’asse del capo, cosicchè la fronte ha lati paralleli per lungo
tratto: (*).< |
Protorace non sinuato eut all’altezza del margine supe-
riore degli occhi, onde non si determinano lobi oculari.
Rostro fortemente esteso lateralmente, la dilatazione spiccatamente
angoloso-dentiforme, molto profondamente inciso fra i’occhio e la
dilatazione suddetta, a lati paralleli ed angolosi; elitri provvisti di
setole quasi erette; (caratteri ipotetici): eee | |
: pindicus
Setole sul dorso degli elitri molto abbattute; rostro non allargato |
lateralmente, incisione laterale, davanti all’occhio, leggiera o nulla.
Rostro leggermente ma regolarmente conico dalla base fino all’ in-
serzione delle antenne, con solco leggiero e stretto, che sfocia in
una fossetta frontale molto allungata; pronoto molto densamente
punteggiato sul disco, ogni punto è riempito da una squamula così
fortemente impressa, da sembrare un suo rivestimento interno; (ca-
ratteri ipotetici):
agrestis
Rostro abbastanza dico conico dalla base fin verso il mezzo,
con solco ampio ed abbastanza profondo, che si prolunga sulla
fronte; punti del disco del pronoto riempiti da squamule integre,
ben isolate le une dalle altre :; pas
epiroticus
Protorace sinuato lateralmente ad angolo molto ottuso, in modo
però che si delineano lobi oculari più o meno sviluppati, ma sempre
apprezzabili come tali.
Le squamule sul disco del pronoto sono larghe, rotonde e riem-
piono totalmente i punti, onde non se ne vedono i margini; pronoto
confusamente irrorato di rari punti neri, a superficie piana, total-
mente coperto dalle squamule; squamule sul disco apparentemente
stroncate lateralmente, come quelle del vau; rostro a lati paralleli,
leggermente inciso lateralmente, davanti agli occhi:
squamiventris
(*) Vedi nota 26.
34
16 (15)
| F. SOLARI
Le squamule sul disco del pronoto sono integre, di forma variabile
e non riempiono i punti, dei quali si vedono chiaramente i imargini;
| pronoto mai irrorato di punti neri.
17. (24)
21 (20)
23 (18)
24 (17)
N
UT
En.
bo
CN
DC A
26 (25)
Elitri larghi alla base circa quanto la base del pronoto, ‘omeri nulli,
angoli omerali subacuti, diretti verso il pronoto, che tendono! ad
abbracciare; il 2° articolo dei tarsi anteriori è fortemente trasverso,
quello dei tarsi posteriori è appena più lungio che largo; pronoto
spesso grossolanamente rugoso, specialmente verso i lati.
Tergite anale appena smarginato all’apice.
Rostro con incisione latero-basale leggiera, indi a lati paralleli.
Pronoto strozzato anteriormente; squamule bianche degli elitri con-
trastanti fortemente con quelle del fondo; macchie discali, quando.
‘ esistono, puntiformi:
Kaufmanni
Pronoto non strozzato anteriormente; le macchie discali di squa-
mule bianche sono ovali, abbastanza grandi; punteggiatura del pro-
noto non rugosa: is |
ssp. integer
Rostro senza incisione latero-basale, leggermente conico fin verso
il mezzo; macchie discali meno biche. e disposie trasversalmente,
come „quelle del pseudelegans ; pronoto strozzato anteriormente:
| | „Ssp. circassicus
Tergite anale fortemente smarginato a semicerchio, all’apice; sta-
tura maggiore (10 % mm.); rostro, tibie e tarsi molto robusti; elitri
verso 1 ni ed epipleure rivestiti di una larga fascia di squamule
più chiare di quelle che si trovano sul disco; pronoto strozzato an-
teriormente; macchie discali bianche grandi, subtriangolari:
à | ssp. Reitteri
Elitri alla base visibilmente più larghi della base del pronoto, omeri
nettamente delineati, fortemente arrotondati, angoli omerali nulli:
2° articolo dei tarsi anteriori lungo quanto largo od appena tra-
sverso, quello dei tarsi posteriori un poco più lungo: che nel Kauf-
manni; pronoto mai strozzato anteriormente, mai rugoso, tutt’al
più con punti confluenti longitudinalmente. | |
Rostro arrotondato ai lati, con incisione latero-basale profonda,
margine superiore dello-scrobo totalmente visibile dall’alto; pronoto
fortemente ristretto anteriormente, quasi strangolato, poi legger-
mente arrotondato-allargato, successivamente a lati convergenti
verso la base; elitri brevemente ovali; 2° articolo dei tarsi anteriori
alquanto più corto che largo, quello dei posteriori poco più lungo
eus triguttatus f. typ.
Rostro angoloso ai lati, indistintamente inciso alla base, mar-
gine superiore dello scrobo ben poco visibile dalPalto; pronoto a
lati subparalleli, leggermente ristretto-arrotondato anteriormente:
elitri ovali; 2° articolo dei tarsi anteriori circa lungo quanto largo,
quello dei posteriori circa una volta e mezza più lungo che largo:
pseudelegans f. typ.
28
‘29
30
AT
34
33
36
37
38
39
(8)
SUL GENERE ALOPHUS © De 0e
Occhi profondamente infossati nell’orbita, che in parte resta por
da squamule, più piccoli che nel triguttatus e disposti obliquamente,
cosicchè i margini laterali della fronte sono, per tutta la loro esten-
sione, convergenti in avanti; rostro leggermente conico dalla base
fin verso il mezzo, ma nettamente separato dal capo:
i | ne vau
Rostro fortemente conico dalla base fin verso il mezzo, quasi sem-
pre anche dilatato davanti ‘agli occhi, cosicchè occhi e parte basale
del rostro formano quasi un unico cono.
Occhi infossati profondamente nell’orbita.
Elitri larghi alla base quanto la base del pronoto o poco più lacchi,
quindi omeri pressochè nulli; squamule sul disco del pronoto lar-
ghe, apparentemente stroncate lateralmente:
ssp. albanicus
Elitri Air più larghi alla base della base del pronoto,
« omeri fortemente angolosi, squamule del pronoto larghe, ma in-
(6
o
tegre : | | Csikit -
Occhi appiattiti, non infossati, quindi orbita inapprezzabile.
Superficie del pronoto ineguale, come nel &; elitri obovati:
| austriacus
Pronoto a superficie piana.,
Rostro più corto, il solco mediano continuato fin sulla sone fu-
nicolo robusto e corto, articoli 5°- 7° fortemente arrotondato- -tra-
sversi; pronoto molto confusamente irrorato di punti neri, la sua
punteggiatura tina, fittissima, i punti riempiti da squamule piccole
e tondeggianti; elitri ovali; statura del van:
rhodopensis
Rostro lungo quanto nell’ austriacus, statura come nello stesso; pro-
noto distintamente irrorato, specialmente verso 1 lati, le squamule
sul disco sono allungate, la punteggiatura è molto fitta, ma i punti
sono più grardi che nel precedente; funicolo di lunghezza nor-
male, articoli 4° - 6° globosi, il 7° lungo quanto largo; il solco me-
diano del nostro termina in una fossetta frontale; elitri molto al-
lungati, obovati :
elegans
Pronoto straordinariamente dilatato-arrotondato nel terzo distale,
la punteggiatura sul disco è molto minuta, i punti sono in parte
confluenti, specialmente quelli verso i lati; rostro leggermente co-
nico nella imetà basale, ben diviso dal capo, senza incisione latero-
basale, profondamente solcato nel mezzo; fronte considerevolmente
più larga del rostro fra l’ inserzione delle antenne, occhi non infos-
sati nell’orbita; lobi oculari ben visibili; (caratteri ipotetici) :
| shardaghensis
Squamule degli elitri, almeno quelle poste sulla loro declività late-
rale, più o meno allungate; statura. grande.
Soltanto la declività posteriore degli elitri e talvolta ‘anche quella
laterale provviste di setole sollevate.
36
F. SOLARI
Rostro allargato davanti agli occhi e perciò capo, occhi e base del
40 (41)
rostro formano un unico cono; elitri più larghi che nel malissorum,
_ brevenrente ovali, notevolmente più larghi alla base della base del
pronoto, omeri bene pronunziati, arrotondati; punteggiatura del
Sua più rude, più forte che nei due seguenti : ;
Hilf
41 (40) Rostro nettamente diviso dal capo, anche. se distintamente conico
gia dalla base.
42 (43) Squamule ai lati del pronoto ellittico- allungate, più strette che nel
Hilf, più larghe che nel malissorum,; elitri alla base più larghi che
nel malissorum, omeri bene pronunziati : | |
© | macedonicus
43 (42) Elitri ovali-allungati, ben poco più larghi della base del pronoto,
omeri nulli; squamule sui lati del pronoto Quasi piliformi:
malissorum
4 (39) Tutta la superficie degli elitri provvista di setole lunghe e solle-
vate, più lunghe e più sollevate ae nelle specie affini:
Apfelbecki
CATALOGO DEGLI Alophus Schönherr
Curc. Disp. Meth. p. 166 (1826)
nictitans Boheman, in Schönh. Gen. Egitto (I. cl.)
Curc. VI, 2, p. 207'(1840)
'nichtans Redtenbacher, Fauna Stiria (Murau)
austr., vot Hy ed 1874: di
249 =
".. michtans. Desbrochers, Mitth. —
Schweiz: e. Ges., vol. sV,. p.
374 (*)
nictitans Reitter, 1; .c. (1885) =
mictitans Stierlin, 1. c. Grecia, Egitto
nictitans. Reitter, 1. c. (1901). Egitto, ‘Siria, Grecia-
nictitans Apfelbeck, 1. c. Erzegovina, Montenegro, Albanıa,
Grecia
nictitans Solari, h. op. Sirio; Asia, mi. Aatica. is, Leveas; e
Corfù, Dalmazia
foraminosus Stierlin, Wiener Epiro {Janina, 1. cl.)
Monatsschr. (1861), p. 223
foraminosus Reitter, 1. c. (1885) — — — —
foraminosus Stierlin, 1. c. . Epiro
foraminosus Reitter, 1. c. (1894) Eur. mer., Asia min., Siria
foraminosus Reitter, Wiener e. .— — — — ©
Zig. 1805, p. 163, Ref. 440
hebraeus Stierlin, 1. c. Cata dc.)
syriacus Stierlin (Chevrol. i. Siria (1. cl.)
litt.), ibid.
(*) Non ho potuto consultare le pubblicazioni contrassegnate con asterisco,
SUL GENERE ALOPHUS SHARE
ssp. singularis Jacquelin du Val, Gen.
Col. 854) p, 21, tav: 0, fe.
a |
singularis Solari, h. op.
nictitans Fiori, l. c.
nictitans Sainte-Claire Deville,
Cat. Col. Corse (1914) p. 426.
nictitans Hustache, 1. c.
foraminosus Reitter, |. c. (1894)
Pp. 316
pindicus Solari, n. sp., h. op.
agrestis Boheman, in Schh. Gen.
Curc. Vie: 0.200. (840)
agrestis Reitter, 1. c. (1885).
agrestis Stierlin, 1. c.
agrestis Reitter, 1. c. (1894)
agrestis Reitter, |. c. (1901)
agrestis Apfelbeck, 1. c.
agrestis Solari, h. op.
armemacus Hochhut, Bull.
Mosc. 1847, 2, pag. 486
armeniacus Stierlin, 1. c., p. 64,
nota
epiroticus Solari, n. sp., h. op.
squamiventris Reitter, 1. c. (1901)
squamiventris Apfelbeck, 1. c.
? squamiventris Apfelbeck, 1. c.
squamiventris Solari, h. op.
nictitans Reitter, 1. c. (1894) p.
308 et l. c. (1901) p. 209
Kaufmanni Stierlin, Mitth. Schweiz.
e. Ges., vol. VII (1884) p. 43
Kaufmanni Stierlin, 1. c.
Kaufmanni Reitter, 1. c. (1894)
Kaufmanni Reitter, 1. c. (1901)
Kaufmanni Reitter, 1. c. (1916)
Kaufmanni Apfelbeck, 1. c.
Kaufmanni Soları, h. op.
Stierlini Reitter, 1. c. (1885)
? Stierlini Seidlitz, Fauna Trans-
syivanica (1891) p. 669
Stierlini Reitter, |. c.- (1894 e
1901)
Francia mer. (Montpellier, ich)
Francia mer., Lazio, Calabria
Toscana, Abruzzo, Lazio, Basilicata,
Calabria, Sicilia
Corsica {Bastia)
Francia mer., Corsica
Epiro (monte Kataphidi)
Caucaso (l. cl.)
LAO, Mii PR nm A Jie,
Caucaso
Caucaso
Caucaso, Armenia
Armenia
Armenia: (12 cl.)
Armenia
Epiro (monte Kataphidi)
Grecia (Parnaso, |. cl., Attica, Velu-
chi) :
Parnaso, Veluchi |
Asia min., Bosnia, Erzegovina
Parnaso |
Grecia
Ungheria (1. cl.)
. Ungheria
Ungheria, Austria
Austria infer., Ungheria, Stiria, Ca-
rinzia, Carniolia, Venezia Giulia,
Croazia, Tirolo, Turchia
Illiria
Croazia, Bosnia, Erzegovina, Alba-
nia, Serbia, Bulgaria |
Austria inferiore, Carniolia, Croazia,
Bosnia, Slovacchia, Ungheria, Va-
lachia, Moldavia
Bosnia (Nemila, 1. cl.)
? Transilvania
. Bosnia
38 | Fe SOLARI >
Sequensi Reitter, l: c. (1901) : Croazia
(V Velebit, È a
Sequensi Apfelbeck, 1. c. LT
puncticollis Reitter, |. c, (1901) Car niolia (1. cl), Croazia
puncticollis Apfelbeck, 1. c. — —
Weberi Penecke, Wiener e. Zig. . Stiria (Graz, 1. cl., Koralpe)
XX (igor) p: 19
Weberi Reitter, 1. c. (1901) Stiria —
Weber Solari, h. op. Stiria
var. albidus Fiori, 1. c. Abruzzo (Gran Sasso, 1. cl.)
albidus Solari, h. op. | = Abruzzo (Gran Sasso, Majella, Parco
| Nazionale)
? Kaufmanni Bertolini, Cat., p. Veneto
176 | a a
? Kaufmanni Fiori, E Pianura modenese, Sicilia
“ssp. integer Solari, nova, h. op. Erzegovina (Mostar)
ssp. Reitteri Solari, nova, hoop. à. Andtolia-
? elegans Reitter. Lc. (190807. *Farohia
ssp. circassicus Solari, nova, fi. Op. © Circassia
armeniacus Reitter, Wiener e. Circassia (Abago)
— Zig. (1888) p. 264 st
armeniacus Reitter, 1. c. (1894 € Caucaso
1901)
triguttatus Fabricius, Syst. Ent., p. a
148 (1775) (*) en
‚? triguttatus Boheman, in Schh. Eur. temp. e merid.
II, p. 283 ee |
triguttatus Hochhut, Bull. Mo- — — — —
scou 1847, p. 486 2
triguttatus Reitter, 1. c. (1885) — — — —
triguttatus Stierlin, 1. c.. Europa
? triguttatus Bertolini, Cat. 1872,. Tirolo mer.
p. TP i |
? triguttatus Halbherr, sec. Fiori, Val Lagarina
Hee 3
? triguttatus Disconzi, sec. Fiori, Vicentino
Le |
triguttatus Ghiliani, Cat. 1887, Alpi, Certosa di Pesio
0 Vi 34 . . : O È | ?
triguttatus Fiori, 1. c. Piemonte (Valtournanche)
? triguttatus Dudich, Ent: Blätter ?
1917.92 921% |
triguttatus Reitter, 1. c. (1916) | Germ. med. ed occ.
triguttatus Solari, h. op. Austria inf., Boemia, Baviera, Prus-
| sia mer., Svizzera, Piemonte
var. obsoletus Reitter, 1. c. (1894) Francia (Morlaix, 1. cl.); Renania
obsoletus Solari, h. op. Francia orient., sett., Catalogna
uniformis Hustache, 1. c. Seine-et-Marne (Lagny)
trinotatus Marsham, Brit. Ent. Inghilterra
IV, p. 100, 3 (sec. Boh,
in Schh. VI, p. 208)
SUL ‘GENERE ALOPHUS _ en 39
triguttatus Bedel, Faune Bass.
Seine, p. 63:e 249
triguttatus Reitter, 1. c. (1901)
triguttatus Fiori, l. c.
triguttatus Xambeu,
21,9 2455 DO DI
triguttatus Jennings, Ent. Mon-
“to Mag. 1015, De 407,
biol. (*) sa
. triguttatus Hustache, I. c.
var. carpathicus Reitter, l. c. (1901)
carpathicus Solari, h. op.
? vau Apfelbeck, 1. c.
Weberi Reitter, 1. c. (1901)
Echange
| Weberi Penecke, 1. c. .
pseudelegans Reitter, 1. c. (1901)
pseudelegans Solari, h. op.
elegans Reitter, 1. c. (1894)
haliciensis Reitter, Wien.
Ztg. XX (1902) p. 196
haliciensis Penecke, Wien. ent.
Zig. 1022; p. 180 et Bul,
(1928), p. 359, biol. |
2. subcarindius. 2-. Reitier I 8
(1894)
_? subcarinatus Reitter, 1. c. (1901)
? uniformis 2 Reitter, 1. c. (1894)
? uniformis Reitter, 1. c. (1901)
? var. haliciensis Reitter, Wiener ent.
Ztg. XX (1902) p. 196
haliciensis Solari, h. op.
elegans Reitter, 1. c. (1894)
ent.
vau Schrank, Enum. Ins, p 120
(1781) (*) |
vau Reitter, |. c. (1901)
vau Penecke, Wien. ent. Ztg.
1922, p. 186, biol. (*)
vau Soları, h. op.
balcanicus Apfelbeck, 1. c.
triguttatus Redtenbacher, Fau-
nf austr:, vol. H-(1874) D.
249
. triguttatus Reitter, 1. c. (1894)
var. italicus Fiori, I, c. :
italicus Solari, h. op.
nigrans Fiori, 1. c.
Francia sett.
Francia, Inghilterra, Germ. occ.
_ Pirenei, valle del Rodano.
Pirenei or.
?
Francia
Carpazii centr. ed or.
Carpazii or., pianura romena
Eur. med. or.
Carpazii centr., Alpi Transilv.,? Mo-
ravia | |
Bucovina :
Carpazii or. (Marmarosch, 1. cl.) .
Ungheria, Slovacchia, Austria inf.,
Beschidi, Transilvania, Bucovina
Ungheria
Austria inf. (dint. Vienna)
Bucovina ,
Carpazii moravi
-Carpazii or. (Marmarosch, 1. cl.)
Beschidi |
Beschidi (presso Althammer, 1. cl.)
Galizia (Tarnopol, 1. cl., Cracovia)
Galizia
Galizia
È.
Eur. or: e media
Austria inf., Slesia, Carpazii, Roma-
nia, Bosnia, Alpi Dinar., Croazia,
Carniolia
Bosnia (Bjelasnica-pl., 1. cl.)
Austria
Moravia, Austria, Ungheria sett.
Abruzzo (Gran Sasso, I. cl.)
Abruzzo
Abruzzo (Gran Sasso, 1. cl.)
40 | F, SOLARI.
ssp. albanicus Solari, h, op.
balcanicus Apfelbeck, 1. c.
rhodopensis Reitter, Wiener ent. Ztg.
XXXI (1912)
rhodopensis Solari, h. op.
& Giorgievicu Apfelbeck, 1. e.
elegans Stierlin, 1. c. |
elegans Solari, h. op.
9 Giorggevici Apfelbeck, Lc
Csikii Apfelbeck, 1. c.
| Csiku Solari, h. op.
austriacus Otto, Wiener. ent.
XIII (1894) p. 3
austriacus Reitter, I. c. (1894)
austriacus Reitter, 1. c. (1894 e
IQOT)
austriacus ALDI ba
austriacus Solari, h. op.
styriacus Apfelbeck, LE
styriacus Solari, Boll. Soc. Ent.
Ital. LXV (1933) p.. 161
shardaghensis Apfelbeck, I. c.
shardaghensis Solari, h. op.
Hilfi Reitter, 1. c. (1901)
Halfi Apfelbeck, 1. c.
Hilfi Solari, h. op.
Matzenhaueri Lokay, Cas. Ceske
Spol. E. 1908, p. 60 (*)
macedonicus Solari, n. sp., h. op.
malissorum Apfelbeck,: 1. c.
malissorum Solari, h. op.
Apielbecki Reitter, 1. c. (1901)
Apfelbecki Apfelbeck, 1. c.
Ztg.
Alpi sett. albanesi (Prokletja-Geb.)
‘Albania sett.,? Bulgaria, ? Serbia
. Monti Rhodope (1. cl.), Rilo
Monti Rhodope, Rilo
Stara-pl. (1. cl.) Rilo-pl.
Turchia
Balcani
Stara-pl., Rilo-pl.
- Transilvania =
Carpazii or., Transilvania
Austria inf. (Wechsel, 1. cl.), Carin-
zia
Austria, Carinzia, Stiria
Austria occ.
Carniolia, Stiria
Wechsel, Carniola, Stiria
Stirta (Stubleck, 1. cl.)
Sar-planina (m. Koritnik, 1. cl.)
Macedonia (Koritnik) |
‚Erzegovina (Cvrstnica, 1. cl.)
Erzegovina, Montenegro
Montenegro un Bosnia
Montenegro |
Macedonia (Shar-Dagh)
Albania sett. (Mali Kolats, 1. cl.)
Albania sett. (Prokletija)
Bosnia (Volujak, 1. cl.)
Bosnia
Bosnia, Montenegro en
. Apfelbecki Solari, h. op.
APPENDICE
Questo lavoro era già stampato, quando venni a conoscenza della
descrizione originale dell’ A. triguttatus, grazie all’ incomparabile diligenza
del Dr. F. Capra; da essa risulta che il tipo della specie di Fabricius è
stato catturato il 6-'V, nelle sabbie, a Richmond nell’ Inghilterra orien-
tale; è quindi da escludersi, che la forma dell'Austria sia la tipica, mentre
è pressoché certo, che lo sia invece quella, battezzata obsoletus da Reitter.
Chiamo pertanto var. inversus m. la forma austriaca del triguttatus, ca-
ratterizzata in questo lavoro, ‘avente per olotipo il 4 di Windiseh-Garsten,
che è nella mia collezione, e rettifico il DER nel modo seguente :
triguttatus F.
obsoletus Reitter
obsoletus Solari, h. op.
var. inversus Solari, nova, h. op.
triguttatus Solari, h. op.
SUL GENERE ALOPHUS | 41
Edeagi, visti di fronte, degli Alophus: fig. 1 nictitans (Beyruth); fig 2 nictitans ssp. singularis (Roma);
fig. 18 pindicus ıM. Kataphidi); fig. 3 agrestis (Caucaso, monti armeni); fig. 4 squamiventris (Parnaso);
fig. 6 Kaufmanni f. typ. (Budapest); fig. 5 Kaufmanni ssp. integer (Mostar); fig 7 triguttatus var. inversus
{Windisch-Garsten ; fig. 8 vau (Vienna); fig. 9 pseudelegans f. typ. (Szokolya); figg. 10, 11, 12,13 pseudele-
gans varietates; fig. 14 pseudelegans ? var. haliciensis (Jaroslau); fig. 15 ibrido KaufmanniXcarpathicus |
(Comana Vlasea); fig. 16 triguttatus var. carpathicus f. typ. (Comana Vlasca); fig. 17 triguttatus var.
carpathicus ab. (Bukarest); fig. 19 epiroticus (M. Kataphidi); fig. 20 macedonicus (Shar-Dagh).
42
L. Ması
NOTE E DESCRIZIONI PER LO STUDIO
DELLE PHANEROTOMA AFRICANE
(Hymen. Bracon.)
Questa pubblicazione fa seguito alle due precedenti nelle quali ho fatto
conoscere tre Phanerotoma nuove, provenienti dalla Somalia (1): di una di
esse ho dato la descrizione insieme con un gruppo di figure, delle altre due,
per impegni presi col Prof. E. Zavattari che le raccolse, ho potuto pub-
blicare soltanto una diagnosi preventiva, sebbene ne avessi già preparate
le descrizioni e i relativi disegni.
Non potendo condurre a termine uno studio complessivo delle Phane-
rotoma africane, che avevo già intrapreso da molto tempo, credo di far
cosa utile col mandare adesso alle stampe alcune note che riguardano quelle
specie, insieme con altre due descrizioni, una della Phanerotoma leucobasis _
di Kriechbaumer, che potrà servire per confronto con forme affini, l’altra
di una nuova specie, che il Prof. Giuseppe Russo raccolse nella Somalia.
Riguardo a questa specie del Prof. Russo ho dovuto rinunziare a farne
disegni, non potendo più disporre dei due esemplari avuti in esame; darò
qui invece alcune figure della Ph. leucobasis, che forse è una delle più dif-
fuse nella regione etiopica e di cui ho potuto studiare una buona serie di
esemplari. Tale specie fu brevemente e non bene descritta dall'autore; la
determinazione di essa mi è stata confermata dal ben noto specialista Dott.
Joseph Fahringer, il quale, sempre con la sua abituale cortesia, si è com-
piaciuto più volte di aiutarmi nello studio di Braconidi; di che lo ringra-
zio, anche qui, pubblicamente.
Phanerotoma leucobasis Kriechb.
Berl. entom. Zeitschr., 39, 1894, p. 62.— 2.
15 esemplari: 39 30-VIII, 1 4 4- VI, 1 4 30- VIII, di Gondaraba; — 7 © ori VIII,
34 7-8- VIII, di Elolo — legit E. Zavattari, 1939. 1
Femmina — Capo e torace di un giallo ocraceo più o meno intenso,
tendente un po’ al rossiccio, talora quasi giallo ferrugineo; protorace più
o meno chiaro; primo e secondo segmento dell'addome, compresa la se-
conda sutura, biancastri, o bianchi appena giallognoli; terzo segmento
bruno scuro rossastro; ultimi sterniti più o meno scuri; zampe, comprese
le anche, di colore pallido grigio-giallastro, però con i femori posteriori
interamente o solo verso l’apice tendenti un po’ al giallo, le tibie posteriori
con un anello scuro all’apice, lungo circa quanto è larga la tibia all’estre-
mità, talora anche leggermente oscurate poco distante dall’articolazione
femorale; pretarso in tutte le zampe bruno; occhi e stemmatico neri; dorso
del torace senza parti nere, al più con una lineetta trasversale dopo lo scu-
tello; articoli antennali gradatamente imbruniti dopo l’r11° o 12°; ali ante-
(1) Descrizione di una nuova Phanerotoma etiopica (Boll. Soc. Entom, Ital., LXXV, 1943,
p. 58-61, fig. a-e); — Nuove specie d’ Imenotteri Bracoridi. Diagnosi preventive. (Annali Mus.
Civ. Genova, LXII, 1944, p. 211-215).
PHANEROTOMA AFRICANE i 43
>
riori con lo stigma giallo ocraceo chiaro per poco più della metà prossi-
male, con la costa, gran parte del nervo postmarginale ed il nervo me-
diano pure gialli; membrana alare grigiastra, eccetto le seguenti parti,
che sono scolorite: le cellule costale, basale e prima discoidale, la metà
prossimale della prima cubitale, della radiale e della terza discoidale: tutta
la cellula brachiale grigiastra.
Phanerotoma leucobasis Kriechb. |
@ — a capo di fronte — b id. dal disopra- — c id. di profilo — d addome (esemplare essic-
cato, la prima sutura contratta) — f antenna: 1, primi cinque articoli; 2, articoli dal 13°
al 160; 3, ultimi cinque articoli (1, 2, 3 ad uguale ingrand.); 4, ultimi quattro articoli, più
ingranditi — g ala anteriore — 4: e organo copulatore — h due porzioni dell'antenna :
1, articoli dal 130 al 160; 2, ultimi sei articoli (stesso ingrand. che a lettera f no 2 e 3) —
i gli ultimi tre articoli, più ingranditi — 7 secondo e terzo articolo, ingrand. come a lettera 7.
Capo, visto dal disopra, con le tempie notevolmente convergenti e lun-
ghe circa quanto la distanza fra gli. ocelli posteriori ed il margine del-
l’occipite, che si presenta uniformemente arcuato. Capo di profilo un poco
meno largo che alto (5:6), con l’occhio grande, la tempia larga circa la
metà del diametro trasversale dell’orbita, l’altezza del vertice sopra que-
sta quasi uguale alla tempia e quasi a tre volte la distanza apparente fra
l'occhio e l’angolo basale anteriore della mandibola: questa distanza cir-
ca 1/3 della lunghezza del clipeo. Capo, di fronte, col vertice notevolmente
convesso e regolarmente ‘arcuato, con gli occhi molto sporgenti, lo spa-
zio fra le orbite poco più del doppio della sporgenza di un occhio; la di-
stanza fra le due fossette clipeali circa due volte la distanza di esse da cia-
scun’orbita, la quale distanza è appena minore (5:6) della parte media del
margine clipeale esterno; tale margine è diviso in tre sezioni da due pic-
cole sporgenze ottuse submediane.
44 L. MASI
Terzo articolo delle antenne 3 volte e 1/2 più lungo che largo; il quarto
e il quinto tre volte la loro larghezza; articoli 12°-15° una volta e 1/3 più
larghi del 4° e quasi 1 volta e 1/2 più lunghi che larghi; gli ultimi cinque
articoli minuti, quasi tanto larghi quanto lunghi, eccetto l’apicale, che è
fusiforme, 1 volta e 1/2 più lungo che largo, munito, all’ estremità, di un
bastoncino sensoriale. |
Mesonoto circa tanto lungo quanto ie (misurato senza le tegule).
Scutello triangolare, col lato base appena maggiore dei lati esterni. Pro-
podeo lungo tre volte il postscutello, però la sua parte dorsale non più del.
doppio: talora, nel mezzo, con una traccia di spigolo trasversale. Meso-
pleura c metapleura opache, prostito e mesostito un po’ lucidi.
Ali anteriori con la cellula radiale circa tre volte più lunga che larga
(14:5), la prima ascissa radiale minore della metà della seconda (poco più
di 1/3), la terza ascissa leggermente sinuosa; primo nervo trasverso-cu-
bitale piegato ad arco, nella seconda metà quasi parallelo al margine in-
terno dello stigma; seconda cellula cubitale approssimativamente 1 volta e
1/5 più lunga che larga; secondo nervo trasverso-cubitale ad angolo retto
con la seconda e terza ascissa del cubitale, poco più lungo della prima a-
scissa del radio ed uguale alla porzione perpendicolare del primo nervo
trasverso; nervulus a 2/5, e talora quasi ad 1/3, della prima cellula discoi-
dale; cellula brachiale (discoidale posteriore) chiusa distalmente, aperta.
oppure chiusa all’angolo prossimale, essendovi talora un sottile istmo che
unisce il nervulus col nervo anale. Il nervo ascellare che deriva da quest’ul-
timo al primo 1/3 della cellula mediana occupa 2/3 della larghezza della cel-
lula anale.
Addome con la maggiore larghezza dal primo u del secondo segmento
fino alla base del 3°; col margine distale stretto, note convesso; il
secondo segmento di lunghezza poco minore di quella del primo, il terzo.
uguale ad una volta e 1/2 il secondo. Primo tergite con due carene subme-
diane ottuse, ma quasi sempre ben distinte, convergenti all’ indietro e li-
mitanti uno spazio, che è poco. più nee che largo alla base, concavo nella
parte anteriore.
Lungh. mm. 3;5-4.
Maschio — Antenne con gli ultimi articoli circa due volte più lunghi
che larghi, l’ultimo di essi fusiforme, gli articoli 9°-13° quasi tre volte piu
lunghi che larghi. Maggiore larghezza dell’addome un poco oltre la metà,
a livello della seconda sutura. Primo tergite di lunghezza uguale a quella
del secondo o poco maggiore; tergite apicale 1 volta e 1/3, talora anche
1 volta e 1/2 il secondo. Lungh. mm. 3,5. |
Trascrivo qui appresso la descrizione originale di Kriechbaumer. « 2.
Rufo-testacea, oculis, ocellis, antennarum apice, puncto in alarum squa-
mulis foveolisque suturalibus juxta scutellum nigris, abdominis segmentis
duobus primis exceptis lateribus secundi tibiisque posticis albis, his apice
late et annulo infra basin nigris aut fuscis; alis hyalinis, nervis et stigmate
fuscis, hoc intus ferrugineo, basi pallida. Long. 3 1/2 mm. Phanerot. den-
tatae nostrae valde similis sed paulo minor et abdominis basi alba praeser-
tim distincta. Totum corpus subtiliter alutaceum, abdomine subtilissime aci-
PHANEROTOMA AFRICANE RA
culato- ruguloso, segmento primo canalicula media lata sed parum profun-
“da. Terebra vix exserta. Lagos [?] Africae occidentalis 3. 92 ».
I tipi di questa specie, secondo quanto mi ha comunicato il Dott. Fah-
ringer, si trovano al Museo di Monaco di Baviera.
Phanerotoma pallidula s Sp.
Esemplari (1,91, Eos as Somalia dla vio Duca degli Abruzzi) 1930, legit
Prof. G. Russo. |
Diagnosis — Species parva, colore pallido, stemmatico et parascutellis
tantum obscure fuscis, in maribus articulo antennali ultimo leniter fuscato;
capite crasso; temporibus a latere inspectis 2/5 diametri ocularis aequan-
tibus, superne inspectis longitudine duplice quam ocellorum distantia a mar-
gine occipitali; vertice, antice viso, fere plano, lateribus curvato; oculis valde
prominulis; spatio interorbitali 21/2 quam oculorum prominentia et dimi-
diam capitis longitudinem paullo superante; spatio inter singulas foveolas
clypeales et orbitas 3/4 distantiae foveolas separante; antennis in femina
crassiusculis, articulis ultimis abrupte minoribus, brevibus, excepto apicali
conspicue latitudine sua longiore; in maribus artieulis ultimis angustis,
elongatis, apicali pallide avellaneo; proalarum ascissa radiali prima dimidio
quam secunda breviore et nervum secundum cubitalem transversum circiter —
aequante, nervo transverso cubitali primo lenissime et regulariter curvato;
cellula cubitali secunda 2 1/2 longiore quam latiore; mesonoto conspicue
latiore quam longiore; propodeo carina tenui transversa diviso; abdomine
thoraci aequilongo, elliptico, carinis tenuibus usque ad mediam tergiti ba-
salis longitudinem convergentibus, deinde parallelis minusque conspicuis.
Long. 3-3,4 mm. Ex Platyedra gossypiella.
Femmina — Colorito generale (probabilmente nei due esemplari, qui
descritti, sbiadito per il lungo soggiorno in alcool, o perché precocemente
schiusi) giallo ocraceo grigiastro assai pallido; vertice del capo e mesonoto
di colore meno chiaro, quasi grigio bruno; occhi grigi cenerini; soltanto
lo stemmatico e 1 parascutelli bruni scuri; primo e secondo tergite dell’ad-
dome, antenne e zampe del 1° e 2° paio, di un bianco giallognolo, zampe
posteriori nel 1/3 medio bianche; ali limpide con nervature quasi tutte bian-
che giallastre, solo il prestigma, e lo stigma eccetto la base, gialli scuri.
Capo grande, visto dal disopra col diametro antero-posteriore uguale
alla lunghezza del mesonoto più lo scutello, le tempie convergenti, lunghe
circa 4/5 dell'occhio e circa il doppio della distanza degli ocelli posteriori.
dal margine occipitale; questo margine leggermente concavo. Capo di pro-
filo quasi tanto largo quanto lungo: (15:17); l'occhio non molto grande,
col diametro orizzontale 6/7 del verticale e quasi una volta e mezza mag-
giore della larghezza della tempia (15:11); altezza del vertice sopra Por
bita 2/3 della larghezza della tempia e circa il doppio della distanza appa-
rente fra l’occhio e l’angolo basale anteriore della mandibola: questa di-
stanza circa 2/3 della lunghezza del clipeo. Capo, di fronte, col vertice poco
rilevato e in gran parte quasi pianeggiante, gli occhi molto sporgenti, lo
spazio fra le orbite 2 volte e 1/2 la sporgenza di ciascuno di essi e poco:
maggiore della metà della larghezza totale (nella proporzione di 100 :55);
46 = oh MASI
distanza delle fossette clipeali da ciascun occhio 3/4 della distanza fra loro;
margine esterno del clipeo uniformemente arcuato, integro.
Antenne piuttosto grosse fino al 18° articolo, solo gli articoli. 15° -18°
un poco più stretti dei precedenti e distintamente, sebbene. di poco, più lun-
ghi che larghi; gli ultimi sei bruscamente assottigliati, di larghezza quasi
uguale alla lunghezza, fortemente ristretti alla base, eccetto quello apicale
che è regolarmente fusiforme e lungo il doppio della sua lar ghezza.
Mesonoto notevolmente più largo che lungo, nella proporzione di 5:3.
Zona crenulata prescutellare a margini quasi dritti e paralleli, con le coste
longitudinali poco distinte; scutello lungo 3/4 della sua larghezza base e
poco più del postscutello. Propodeo con la parte dorsale lunga nel mezzo
poco meno dello scutello e 1 volta e 1/2 il postscutello, limitata posterior-
mente da una sottile carena trasversale arcuato-convessa in avanti, che for-
ma sui lati due piccole sporgenze, dentiformi, ottuse.
Ali anteriori con la cellula radiale larga circa 1/3 della sua lunghezza,
la prima ascissa radiale lunga la metà della seconda e circa uguale al se-
condo nervo trasverso cubitale, che è disposto quasi perpendicolarmente;
terza ascissa del radio quasi dritta; primo nervo trasverso cubitale assai
leggermente e regolarmente arcuato; seconda cellula cubitale 1 volta e 1/2
più lunga che larga; nervulus a poco più di 1 [3 della cellula brachiale.
Addome ovale, lungo quanto il torace e più lungo che largo nella pro-
porzione di 17:10, con la maggiore larghezza alla metà, col 1° e 2° seg-
mento subeguali, il terzo poco più lungo del secondo. Primo tergite con
due sottili carene rettilinee che convergono fino alla metà del tergite stesso
limitando un’area mediana a forma di trapezio e un poco più larga che
lunga, col lato posteriore circa la metà dell’anteriore e con la superficie
appena leggermente concava; quindi le due carene continuano, meno distin-
te, con decorso parallelo. Superficie dei tergiti reticolata, a maglie non o
poco più lunghe che larghe, con le linee rilevate longitudinali, viste a pic-
colo ingrandimento, un poco più evidenti delle HI:
Lungh, 3: mm,
Maschio — Molto simile alla ann. Ultimi 7-8 articoli delle antenne
poco più sottili dei precedenti, lunghi circa 2/3 di questi e circa 2 volte e 1/2
la propria larghezza, l’articolo apicale di colore avellaneo chiaro, fusiforme,
due volte più lungo che largo e alquanto più breve del penultimo. Addome .
più lungo che largo nella proporzione di 13,5:10. Lungh. 3,4 mm.
Questa specie è stata ottenuta come parassita di Platyedra gossypiella.
Nella mia pubblicazione su gli « Imenotteri terebranti di Gialo e di
Cufra » (Annali Mus. Civ. Genova, LV, 1932) sono rimasti alcuni errori
della composizione tipografica, non essendo state rivedute le ultime bozze
di stampa: così, a pag. 435, si legge che il corpo della Phanerotoma parva
misura 8 mm., mentre è di 3 mm.; e nella descrizione della Ph. cyrenaica,
a pag. 436, al principio del secondo paragrafo si deve leggere: .... « sono
spezzate ambedue le antenne, una dopo'il 5° articolo ed una dopo il 4° ».
La descrizione della specie cyrenaica è riportata pure con diversi errori di
stampa negli Opuscula del Dott. Fahringer (III, Bd. 11, 1934, pag. 561,
n° 3) e senza indicazione del periodico nella quale fu pubblicata, nè delle
PHANEROTOMA AFRICANE EAT
figure nelle quali ho rappresentato il capo visto di profilo e visto di sopra,
e la parte più caratteristica dell’ala anteriore. Ma lo stesso Fahringer non
ebbe evidentemente a disposizione il mio lavoro mentre egli compilava la
tavola analitica delle Phanerotoma paleartiche (I. c., pag. 556-560); forse
anche a lui non fu possibile rivedere le ultime bozze di stampa; ed infatti,
nella detta tavola analitica, il paragrafo 23 a dovrebbe essere così modi-
ficato : | |
23 a — 2. Abschnitt des Radius 3 mal so lang wie die 2. Rcu-querader
- und mehr als 3 mal so lang wie der 1.... ti. Ph. media Shest.... — 2.
Abschnitt des Radius so lang wie die 2. Reu- querader und ungefähr 1/2 so
lang wie der 1... Ph. cyrenaica Ms. ». I caratteri risultano evidenti dalla
-figura, che ho eseguita servendomi, come sempre, della camera lucida.
Avendo ripreso in esame il tipo, unico, della specie cyrenaica, posso
fare adesso alcune aggiunte alla descrizione pubblicata. Lo scudo del me-
_sonoto è appena più largo che lungo, il lato basale dello _scutello è arcuato,
il postscutello lungo la metà, del propodeo. L’addome presenta una stria-
tura longitudinale finissima e fitta, che si oblitera nella seconda metà del-
l’ultimo tergite. Nell’ala anteriore il nervulus si trova ad 1/4 della cellula
brachiale. Il colorito generale è ocraceo scuro; lo stemmatico bruno; sul
mesonoto si osservano due fasce longitudinali di colore più chiaro e al-
l'esterno di esse due ombre nerastre, poco distinte; i parascutelli e il r° e
2° tergite sono gialli ocracei scuri, il primo con tre strisce longitudinali .
nerastre, delle quali le due esterne poco distinte. Le tibie posteriori sono
ocracee tendenti al grigio, appena un pò’ più scure all’apice e poco lon-
tano dalla base. Lo stigma alare, giallo ocraceo rossiccio, tende al bruno
lungo il lato esterno; la 2* ascissa cubitale è pallida nel 1/3 prossimale, il
1° nervo trasverso-cubitale pallido nei 2/5 posteriori, il 2° per un breve
tratto vicino al nervo cubitale. Questa specie si può distinguere facilmente
dalla Phanerotoma Somaliae per diversi caratteri, fra i quali l'addome stria-
to, non punteggiato, le tibie posteriori senza anello: chiaro distinto, i tarsi
posteriori non dilatati, la 2* cellula cubitale poco più lunga che larga.
Sulla variabilità di certi caratteri considerati come specifici è necessa-
rio che si facciano osservazioni studiando delle serie abbastanza numerose
di esemplari. Dall’esame di 8 esemplari 4 2 di Phan. flavifrons dell’ Italia
settentrionale e 2 4 della Germania, mi risulta che: un solo esemplare 9
di Susa (Piemonte) presenta sulla faccia, ai lati della carena, una traccia
di strie disposte obliquamente; la carena trasversale del re è talora _
ridotta alla parte centrale e può anche mancare interamente (1 4); la prima
ascissa radiale è lunga 2/3 della seconda, talora soltanto 1/2; varia il rap-
- porto fra, lunghezza dello stigma alare e lunghezza del metacarpo (nervo
postmarginale) essendo quest’ultimo i volta e 1/2 oppure 1 volta e 1/3 mag-
giore dello stigma; il nervulus è situato generalmente al primo 1/3 della cel-
lula brachiale, talora (forse più spesso nelle 9 ?) un poco prima di 1/3, e in
un esemplare 9 ad 1/4 della cellula. Fahringer pone come semplice varietà
della Phanerotoma dentata Panz. la sua var. rendilea, nella quale la 1°
ascissa radiale è più lunga della 2%, nonostante che nella forma tipica sia
un poco più corta (2). Un’altra varietà da lui istituita si distingue pel co-
(2) A questa varietà mi sembra che si debba riferire un esemplare che ebbi dal Prof.
G. Russo con le indicazioni: « Avellino, 20-VII-139, castagne ».
48, = | L. MASI |
&
lorito uniformemente giallo rossiccio, senza parti scure. Riguardo agli
esemplari di Gialo (Libia) da me attribuiti con dubbio alla specie parva di
Kokujew, la quale fu descritta della Transcaspia, il Dott. Fahringer, ri-
tenendo che appartengano ad una varietà, scriveva quanto segue: « Me-
diansegment ohne Querleiste, nicht gefeldert. Hinterschienen an der Basis
weisslich und in der Mitte mit weissem Ring.... Ich glaube mit Masi, dass
diese Unterschiede zur Aufstellung einer neuer Art nicht ausreichen, wohl
aber muss man sie als südliche Rasse auffassen ».
Dalle ricerche bibliografiche fatte con la guida del Zoological Record,
fino al volume del 1938, risulta la seguente lista di 21 specie etiopiche €
nord-africane, comprendendovi anche quelle di Somalia da me pubblicate:
Phanerotoma | |
, bannensis Masi — Ann. Mus. Civ. Genova, LXII LOd4;D 214:
Diagnosis — Banno (Somalia) — 2. |
curvicarinata Cameron — Annals Transv. Mus:, ln? 4, 1911; p; 204
— Sud Africa — 9. |
curvimaculata Cam. — id. id. , pag... 203.
cyrenatca Ms. — Ann. Mus. Civ. Genova, LV 1932, D. 435, fig. 2 ac
— aile (Cirenaica) 0.
decorata Szépligeti — Mitt. Mus. di Vil 1913218, D. 209. —
Somalia mer. — 9. |
dentata Panzer — Fauna Insectorum Germaniae, VIII 1805, 88.
T. 14 — et auctores; Szepligeti, in: Voyage Rothschild, II,
1922, p. 906. — Specie diffusa nella een paleartica, nel-
l’Africa sett. e media,
dubia Bingham — Trans. Entom. Soc. London, XVIII 1902, p. 546,
fig. 69 — Mashonaland (Sud Africa).
Ebneri Fahringer — Denksehr. Akad. Wiss. Wien, Mat. Nat. Kl.,
XCIX. 1924, p. 95 — ®; Opuscula Braconologica, LEI 24034,
Bd. IL D 266, 2.0. . vedi anche, Brüe,. in Proc. Amer
Acad. Arts Sciences, LXI 1926, p. 334 — Sudan anglo-egi-
ziano.
leucobasis breil — Berl. entom. Zeitschr., XXXIX 1804,
p. 62 — 2; — Szépligeti, in: « Sıöstedt, Zoolog. Kiliman-
djaro * Meru Expedition 1905-1906, II, part. 8.
modesta Ms. — Ann. Mus. Civ. Genova, LXII 1944, p. 215.
Diagnosis — - Gondaraba (Eritrea) — 2. Ä
mgriceps Szépl. — Mitt. Mus. Berlin, VII 1913-’15, p. 204 — Togo
(Guinea Superiore) werd: |
-ocularis Kohl — Denkschr. Akad. Wiss. Wien, vol. LXXI 1907,
p. 292; — Fahringer, in: Opuscula Braconologica, III 1924,
Ba. IT, p. 57: = Socotra Abies. Eee, Arabia — 6
pallidipes Cam. — Ann. Transvaal Mus., II n° 4, ıgıı, p. 203 —
Transvaal — 9 6. | |
pallidula n. sp. Somalia — 9 &.
parva Kokujew — Revue Russe d’Entomologie, III 1903, p. 286 —
Transcaspia — ® 6; parva Kok.? Masi, in: Ann. Mus. Civ.
PHANEROTOMA AFRICANE 49
‘Genova, LV, 1932, p. 434, he. ı ac, 9, Gialo (Cirenaica) =
parva var. masiana Fahringer, in: Opuscula Braconologica,
IM 4024) Bd. Il > p. 572.
planifrons Nees — Magaz. Ges. Naturf. Freunde Berlin, VII va.
pe 289, 1. 7 -f. 3: Hyimen, afin. Monogr,, Ichneum. I 1834,
p. 281 — et auctores — Europa, Asia paleartica, Algeria — 2 &.
pygmaea Szépl. — Annales Musei Hungarici, XI 1913, p. 602; Mitt.
Mus. Berlin, VII 1913-13, p. 209 — Paesi dei Galla.
> sareptana Kohl — Denkschr. Akad. Wiss. Wien, LXXI 1907, p. 293;
Brues, in: Proe; Amer. Acad, Arts. Sc., LA 1926, ip. 1995;
Fahringer, in: Opuscula Braconologica, III, Bd. II 1934, p.
5eB-— Sarepta (Russia, mer), Africa sett. (2) — 2.
Saussurei Kohl — Denkschr. Akad. Wiss. Wien, LXXI 1907, D.-125,
, Tav. X, fig. 17, 26, go — Madagascar — 8.
Somatiae Ms. — Boll. Soc. Entom. Italiana, LXXV 1943, DL 58-61,
fig. a-f. — Somalia — 9,
variegata Szepl. — Voyage Alluaud et Jeannel en Afrique Orien-
la 1913. 3
- Darò qui appresso un tentativo di tavola analitica, compilata sulle de-
scrizioni degli autori; essa lascia certamente molto a desiderare per l’esat-
tezza e chiarezza, tuttavia potrà’ servire per orientamento nella determina-
zione di par ecchie specie, tantopiu che ancora non dev’essere stata pubblicata
la tavola analitica delle specie etiopiche, che il Dott. Fahringer mi scrisse
che aveva ‘pronta, circa due anni fa, per la stampa nei suoi « Opuscula ».
Ho dovuto escludere la Phanerotoma dubia Bingham e la variegata Szépl.
non avendo potuto consultarne in tempo le descrizioni.
Tavola analitica per le Phanerotoma africane.
A. Specie grandi, di 5-6,5 mm. (3)
* Terzo segmento addominale semiellittico.
x Ali anteriori più o meno colorate nella meta apicale, seconda
en dello stigma_nera; 1* ascissa radiale lunga la meta della
o CORO, visto di sopra, con le tempie quasi dritte e parallele.
Ph. planifrons Nees
x Ali anteriori ee con lo stigma chiaro soltanto alla base,
il resto, e le nervature, bruni scuri; corpo bruno ferrugineo,
con una larga macchia gialla sul primo segmento. Capo, visto
di sopra, con le tempie brevi e arcuate.
Ph. Somaliae Ms.
‘x Ali anteriori con tutto lo stigma giallo. Corpo quasi intera-
| mente giallo ocraceo o giallastro. |
— Primo nervo trasverso-cubitale dritto, 2* cellula cubitale
due volte più lunga che larga. Flagello antennale nero
eccetto il primo articolo — ¢.
Ph. dei Kohl
lA
(3) Cfr. anche, nel gruppo B la Ph. ocularis Kohl.
50: | 1. MASI
%
— Primo nervo trasverso- cubitale curvato a arco. Anten-
ne giallastre.
Ph. curvimaculata Cam.
k Addo so terzo segmento a lati quasi dritti, convergenti -— 9,
? Ph. sareptana Kohl
B. Specie di grandezza media, 2,5-4,5 mm.
* Corpo, in alcune parti, più o meno diffusamente nero.
x Specie nera, variata di giallo. Prima ascissa radiale a 2%
ascissa uguale al 2° nervo trasverso-cubitale, la 3° incurvata ad
arco. Secondo segmento dell’addome più lungo del primo -9,
: - Ph. decorata Szépl.
x Capo nero con alcune parti gialle, terzo segmento dell’addome,
flagello antennale, tibia e tarso posteriori neri; 1* ascissa ra-
diale la metà più corta della 2*; secondo segmento dell'addome —
due volte più largo che lungo — 4.
Ph. nigriceps Soa
* Corpo giallo ocraceo o giallognolo, solo in alcuni punti macchiato
i nero o bruno.
«x Stigma e tutte le nervature delle ali pallidi, solo stemmatico ei
parascutelli, nel 4 anche l’ultimo articolo antennale, brunastri.
Capo: grosso, visto di fronte col vertice quasi piano. Prima
ascissa del radio la metà della 2? e circa uguale al secondo nervo
trasverso-cubitale; 1° trasverso-cubitale leggermente incurvato.
SAAS Ph. pallidula n. sp.
x Corpo giallo ocraceo, ali in alcune parti più o meno scure
— Primo nervo trasverso-cubitale dritto.” i
— Specie paleartiche. Terza ascissa radiale quasi dritta.
. Seconda cellula cubitale circa 1 volta e % più lunga
che larga. Seconda ascissa radiale quasi uguale alla
prima. |
Ph. dentata Panz.
Seconda cellula cubitale due volte più lunga che larga.
Seconda ascissa radiale ?/, della prima.
Ph. parva Kok. var.
— Specie sud-africane.
Terza ascissa radiale quasi dritta. Propodeo senza
carena trasversale; addome con punteggiatura sparsa,
col primo tergite privo delle due carene. 3
Ph. curvicarinata Cam.
Terza ascissa radiale arcuata. Propodeo munito di
carena trasversale. Primo segmento dell’addome con
‘due carene. | A
Ph. pallidipes Cam.
— Primo nervo trasverso-cubitale arcuato. Prima ascissa ra-
diale corta.
= PHANEROTOMA AFRICANE © | 51
— Stigma alare -giallo nella parte prossimale.
. Secondo nervo trasverso-cubitale non minore della 2%
ascissa del radio, 3* ascissa dritta. |
Ph. cyrenaica Ms.
Secondo nervo trasverso-cubitale minore della 2*
ascissa del radio, 3* ascissa non rettilinea.
// Capo, visto di sopra, con le tempie circa la metà
delle orbite. Cellula radiale due volte più lunga
che ‘larga. Terza ascissa del radio leggermente
ondulata.
Ph. leuco basis Kriechb.
// Capo, visto di sopra, con le tempie un poco più.
lunghe delle orbite. Cellula radiale lunga più del
doppio della sua larghezza. Terza ascissa del ra-
dio arcuata.
ae Ph. bannensis Ms.
_ Soma alare giallo o giallo bruno. Prima ascissa del
radio minore della larghezza dello stigma.
Tempia, di profilo, larga poco meno della metà del-
l’occhio; capo, di fronte, col vertice notevolmente
arcuato, la parte al di sotto della linea oculare infe-
riore cori Lungh. 3,2 mm.
Ph. modesta Ms.
Tempia, di profilo, larga la metà dell’occhio; capo,
di fronte, con la parte al di sotto della linea oculare
inferiore più lunga. Statura grande, 4-6 mm.
~ Ph. ‘ocularis Kohl (4)
— Stigma eee ciglia bruno nel mezzo. Capo, visto di
sopra, quasi due volte più largo che lungo. Secondo:
nervo trasverso-cubitale lungo tre volte più della 2*
ascissa; 3* ascissa tre volte 1’ insieme della 1* e 2°.
| Ph. Ebneri Fahr.
C. Specie piccola, di 1,5-2 mm. Prima ascissa del radio minore della lar-
ghezza dello stigma, lunga come la 2° e come il 2° nervo trasverso-cu-
bitale; 3* ascissa quasi dritta. -Estremita delle antenne bruna; ali scure,
con fascia pallida avanti allo stigma, il quale è bruno, più scuro verso
il margine anteriore.
| Ph. pygmaea Szépl..
\
\4) L'esame dell'esemplare per il quale ho istituito la specie modesta, le figure della.
specie ocularis fatte da Kohl e le notizie sui caratteri dei cotipi di tale specie, che sono
10 2 , riesaminati dal Fahringer (vedi « Opuscula », l. c., pag. 371), non mi mettono in grado
di stabilire le differenze di queste due Phanerotoma, che al confronto potrebbero risultare
anche specificamente identiche. La nervatura delle ali anteriori quale si vede nella fig. 22
della X tav. di Kohl, non differisce sensibilmente dalla nervatura di Ph, modesta, però l'una.
e l’altra non corrispondono a quanto ne scrive il Fahringer. Nella descrizione pubblicata. ~
da questo autore vi sono degli errori di stampa.
De
G. BINAGHI
LE AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA
(Col: Pselaphidae) | | =
Gli A.A. che si SI allo. studio delle Ahiseren; si erano esclusi-
vamente preoccupati di descrivere specie nuove e di redigere tabelle ricer-
cando nei soli caratteri esterni elementi più o meno pratici utili alla deter-
minazione istituendo pertanto dei raggruppamenti irrazionali, che, riportati
nei Cataloghi, non danno una esatta visione della naturale costituzione del
genere. Ne torna a riprova che p. e. nel Catalogo Winkler l’Am. Pinker
Ganglb. e Pirazzoli Saul., specie tra di loro molto affini, vengono collocate
Puna in posizione assai lontana dall’altra.
L’attuale studio delle Amaurops alpine, € stato invece condotto» coll’ in-
tento di appurare e discriminare le naturali affinità intercorrenti tra le sin-
gole specie, rivolgendo l’esame tanto agli organi esterni, quanto agli or- —
gani interni, in una minuziosa ricerca di caratteri anatomici nettamente de-
finiti. Tale indagine, per quanto riguarda le specie alpine, rivela in primo
luogo la loro origine polifiletica poichè esse non si presentano come un
gruppo omogeneo ma risultano costituite da quattro differenti tipi evolutivi,
tre di forme anoftalme di probabile origine tirrenica, ed uno, a forme con
occhi rudimentali, ricollegabile ad un filum balcanico-orientale.
Inoltre le eccezionali modificazioni che intercorrono tra gli edeagi dei
quattro gruppi, di gran lunga superiori a quelle intercorrenti nei caratteri
esterni, lasciano supporre che ogni singolo gruppo rappresenti la soprav-
vivenza ultraevoluta di un tipo primitivo in via di estinzione. Tale concetto
verrebbe avvalorato da due dati di fatto, uno morfologico, l’altro di natura
geografica. Col primo militerebbero i seguenti requisiti: assenza o ridu-
zione di organi visivi, parti ventrali del torace ad epimeri ed episterni non
differenziati; col secondo la localizzazione delle varie specie peo con-
finate ai distretti boschivi delle Prealpi.
Come ‘acquisizioni di carattere generico. premetto che lo studio della
morfologia addominale delle specie oculate, a segmenti estroflessibili meglio
differenziati e più profondamente sclerificati di quanto abbia sino ad ora
riscontrato nelle specie anoftalme prese in considerazione nei miei precedenti
studi, consente di modificare |’ interpretazione. dei vari pezza: costituenti
Pedeago e di chiarire la morfologia degli ultimi uriti.
Le peculiarità addominali risaltano con maggiore evidenza presso l’Am.
Pirazzolu Saul., specie ad organi visivi ridotti, di relative notevoli dimen-
sioni, ad addome meglio differenziato negli uriti estroflessibili e di cui ho
potuto disporre di sufficiente materiale da utilizzare per le dissezioni. Gli
ultimi uriti e ]’ edeago presentano pertanto i seguenti rapporti e disposizione
(fig. 1):
a seguito del quinto uroster nite visibile (VII morfologico) giace, più o
meno proteso, assai ridotto e di forma generale semicircolare, un piccolo
sesto sternite (VIII). Detto pezzo presenta alla superficie e nella Pirazzolii,
setole distribuite ed egualmente conformate a quelle presenti sulla superficie
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA 53:
degli sterniti normali che lo precedono (II - V). Isolato risulta costituito da
due pezzi saldati; Il’ inferiore può essere interpretato e riferito ad un set-
timo sternite assai ridotto e maggiormente modificato, corrispondente al
IX morfologico. Procedendo all’estrazione dell’edeago, contrariamente alla
norma, i predetti minuti sterniti, anzichè restare collegati all'addome, si ac-
compagnano all'organo copulatore, a causa di una membrana che i colle-
ga ad una lamina tenuemente sclerificata che si inserisce distalmente al bulbo:
basale dell’edeago. A tale lamina spetta con tutta probabilità il compito di
consentire la meccanica dell’estrofiessione dell’organo per descrivere, senza
rotazione assiale, il movimento che lo conduce in posizione fisiologica.
La costante presenza nei preparati di edeagi del pezzo costituito dagli
‘ sterniti saldati, tenacemente collegati al bulbo basale, mi aveva erronea-
mente indotto ad interpretare il pezzo come parameri, in considerazione
4 = =
= — <— vg — — — dei
x = L
Fio. 1 Edeago visto per trasparenza, ultimi urcsterniti rormali ed estroflessibili di
Am. Pirazzolii, — Fig. 2 idem di Am. evarata visti ad un minore ingrandimento, — Fig. à
idem di Am. gallica mostranti |’ inversione dell’eccago.
anche del fatto che nelle specie anoftalme più specializzate essi presentano
una chetotassi assai ridotta, ma in base ai nuovi accertamenti modifico tale
‘primitiva interpretazione e riferisco rispettivamente all'VIII ed al IX sternite
i pezzi in parola, illustrandone nella fig. 1 forma e posizione. Merita inol-
tre osservare che non mi è stato possibile scorgere nell’addome i tergiti
corrispondenti ai due ultimi sterniti estroflessibili.
Intendo pertanto ora i parameri come concresciuti col pene e denomino
edeago il complesso copulatorio.
In considerazione del fatto che gli sterniti estroflessibili non erano stati
sino ad ora presi in considerazione.nè rilevati dagli A.A. che si dedicarono
allo studio degli Pselafidi, ho passato in rassegna, da questo punto di vista,
alcune specie di generi vicini alle Amaurops, constatando la loro presenza
in Trichonia sulcicollis Reichen., Amauronix Maerkeli Aubé, Trogaster
Mr 2 : G. BINAGHI
Doriae Dodero e l’assenza in Batrisus formicarius Aubé e Batrisodes venu-
stus Reichen. — Ho constatato inoltre che varia pure il numero degli uro-
sterniti normali visibili: nei Trichonix e Amauronix sono 6, 5 nei Trogaster,
Amaurops, Batrisus e Batrisodes. — / |
Nei Bythinus sino ad ora esaminati (una decina di speck): mancano gli
sterniti estroflessibili mentre nettamente individuo 6 sterniti normali enume-
. Tab.
| Premesse queste. nozioni generali, ritorno all'argomento della nota e
nelle seguenti righe fisso in tabella i principali caratteri atti a distinguere i
quattro gruppi morfologici in cui divido le Amaurops alpine:
1. Specie oculate. Organi visivi ridotti a 2-3 ommatidi isolati, figg. 4, 6, 7.
IMetasterno, tra le cavità coxali, con una o due fossette pubescenti,
figg. 11, 12. Tibie delle zampe posteriori con una frangia di setole di-
sposta al lato interno e distale oltrepassante all’apice il primo articolo
dei tarsi, fig. 9. Edeago a porzione distale straordinariamente complessa,
con lamine e fiagelli figg. 25, 26. ;
<< 2EUPB0 toa Pirazzolü
— Specie anoftalme, fig. 5, 8. Metasterno senza fossette medina ta ler
cavità coxali, figg. #3, 14. Tibie delle zampe posteriori con frangia
di ridotte proporzioni, ae ro. Edeago nel complesso più semplice,
hee (pica ss IA
Elitre senza carena ai margini laterali: femori intermedii nel 4 inermi 3
— Elitre a margini laterali carenati. Femori intermedii del & a metà lun-
ghezza con un dente mutico inciso al lato interno. Edeago di forma
pecora, ‘assai allungato con bulbo basale ridotto, he, am,
II. gruppo = i carinata
se
3. Pronoto circa > lungo che largo, a lati sopraelevati in carena, fig. 21.
Sutüra delimitante gli episterni meso- -metatoracici poco obliquata, he. $4.5
Edeago di semplice costruzione e senza ligula, figg. 28, 29.
III. gruppo alpina
— Pronoto notevolmente più lungo che largo, per lo più senza carene la- _
terali, figg. 18, 19, 20. Sutura delimitante gli episterni meso-metatora-
cici molto obliquata, fig. 14. Edeago con ligula, figg. 30 - 36.
IV. gruppo | gallica
I. GRUPPO DELLA PIRAZZOLU
Le Amaurops Piragzolu e Pinkeri si distaccano nettamente dalle specie
anoftalme, di probabile origine tirrenica, distribuite tanto nelle Alpi occi-
dentali quanto nella penisola e nelle maggiori isole italiane, per la presenza
di organi visivi rudimentali costituiti da ommatidi isolati. Tale peculiarità
trova riscontro nelle Amaurops caucasiche iscritte al sottogenere Bergrothia
Reitt., nelle Am. balcaniche del sottogenere Zoufalia Reitt. ed. infine con
1?’ Am. (s. str.) Breiti Ganglb. dell’Erzegovina. Questa corrispondenza mor-
fologica mi induce a riallacciare le due’ entità alpine, qui prese in istudio,
ad un gruppo orientale, seguendo pertanto il concetto già enunciato dal
Winkler in Col. Rund. 1911, p. 6 ma poi abbandonato nella stesura del suo
Catalogo. Allo scopo di appurare le predette relazioni ho passato in rasse-
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA | 55
gna le specie caucasiche e balcaniche conservate nella Collezione Dodero.
. L’esame rivela per le specie balcaniche la loro complessità filetica, frappo-
nendosi al tipo più frequente oculato orientale, elementi tirrenici come nel
caso della Am. Kaufmanni Ganglb. della Dalmazia, in cui i caratteri in tutto
corrispondono al tipo anoftalmo diffuso nell’ Italia peninsulare.
Le Am. Pirazzolii e Pinkeri sono inoltre riconoscibili dalle specie con-
generi alpine ed italiane per l’opacità del capo dovuta alla fine granulosità
della superficie e per la presenza sulla porzione distale ed interna delle tibie
posteriori di una frangia di setole, oltrepassanti distalmente il primo arti-
colo dei tarsi, carattere quest’ ultimo che trova solo riscontro nelle specie
siciliane anoftalme del gruppo della Aubei, fig. 9.
Amaurops Pirazzolii
SaUuley,:Spec- TI, 1874 He KE,
Tipo: Domodossola.
Lunghezza: mm. 2,42 - 2,68, Edeago: fig. 25.
Dodero in Ann. Mus. Civ. St. Nat., Genova, Ser. 3, vol. VIII (XLVIII),
1919, p. 188, così caratterizza la specie: « ‘Torace e capo rugosamente gra-
nulosi, poco lucidi. Torace finamente solcato longitudinalmente nel mezzo,
solco spesso abbreviato, più o meno confuso nella scoltura granulosa, ca-
rene longitudinali nulle o poco visibili. Elitre a punteggiatura finissima e
sparsa, lucide, queste e l’addome, quasi liscio, coperte di pubescenza fina,
breve e poco densa; carenule basali del primo tergite distanti tra di loro
tutt'al più il quarto della larghezza del segmento, antenne più sottili (della
_ Pinkeri), gambe molto meno robuste, tibie intermedie quasi rette ».
L’ indagine microscopica rivela ancora i seguenti caratteri; elitre con
tre fossette basali, metasterno con una fossetta pubescente mediana, primo.
urosternite visibile con una larga impressione mediana e basale cosparsa di
setole allineate su due serie una con andamento antero-posteriore, l’altra
postero-anteriore; ultimo sternite nel & al lato distale nè incavato nè smar-
ginato medialmente, solo dotato di una fossetta rotonda nettamente deli-
mitata, fig. 11. bis +
Edeago di foggia caratteristica: porzione distale munita di un flagello
diviso all'apice in 6 lobi, porzione terminale assottigliata in lamina torta
ventralmente, numerose setole disposte come in fig. 25.
Corologia: molti esemplari tanto di Alagna e Varallo Sesia,.
VIII.IX.1916, quanto di Oropa Santuario, 1924-1929, tutti raccolti da Dodero;
Piedicavallo (Valle del Cervo) vi. 1931, 1 4, leg. Alzona. Sebbene non abbia
‘controllato la specie in base ad esemplari topotipici di Domodossola, ri-
‘tengo che le popolazioni della Valsesia e del Biellese possano senz’altro es-
sere riferite al tipo come è stato sino ad ora ammesso dagli A.A. Luigioni,
nel suo Catalogo, la cita anche del M.te Mottarone.
: Aniaurops Pinkeri
Ganglbauer, Münch, Kol. Zeitschr., 1904, p, 106.
Tipo: Trentino. | SE
Lunghezza: mm. 2,77 - 2,81. Edeago: figg. 26a, 26b,
Anche per questa specie riporto i caratteri antitetici dati da Dodero nei
confronti colla Pirazzolüi, 1. c.: « Torace finemente e densamente punteg-
56 Gs | G. BINAGHI
giato, ornato al di sopra di tre solchi longitudinali fini, ma ben distinti,
uno nel mezzo, ed uno da ogni lato in prossimità del margine laterale,
senza visibili carene longitudinali sul disco. Capo più o meno finamente, ma
sempre nettamente punteggiato, poco lucido. Elitre a punteggiatura uguale
a quella del torace, queste e l’addome coperte di pubescenza densa, breve
e molto depressa; it alla base, del primo tergite addominale incl udenti
tra loro un poco più del terzo della larghezza totale del segmento. Antenne
robuste, gambe brevi e molto robuste, tibie, nen le intermedie,
distintamente incurvate ».
Ventralmente differisce dalla Pirazzolü per la presenza di due fossette
pubescenti metasternali, primo urosternite visibile senza larga impressione
basale mediana rivestita di setole, ma regolarmente sopraelevata a foggia
di larga chiglia, ultimo sterüite visibile nel 4 inciso medialmente e con una
leggera e larga impressione malamente delimitata, fig. 12.
Edeago stranamente conformato, la porzione distale, contrariamente a
quanto si osserva nella Pirazzolit, si origina sulla destra del bulbo basale,
detta porzione è provvista di 3 vistose prominenze e di un ciuffo di setale
impiantato subapicalmente lungo il lato sinistro mentre nella Pirazzolii, os-
servando sempre l’edeago dal lato ventrale, le setole sono distribuite lungo
il lato destro, figg. 26 a, 26 b. |
| Corologia: ho esaminato due soli esemplari: una 2 etichettata
« Campolaro, Adamello, legit Breit »; è da notare che l’osteria di Campo-
laro nulla ha a che vedere con l’Adamello, la località è posta molto più a
meridione, nelle Alpi Camoniche, in terreno prevalentemente calcareo (cal-
cari triassici e paleozoici) più adatto pertanto. all’ insediamento di forme
ipogee di quanto non risultino i terreni tonalitici dell'Adamello. Il secondo
esemplare 4 proviene dal M.te Guglielmo (Bresciano), legit Breit. La specie,
a detta degli A.A., si spinge più ad oriente ove Tagaınnge il Trentino meri-
dionale nelle Giudicarie occidentali.
Le GRUPPO DELLA CARINATA
Le profonde modificazioni, evidenti tanto nei caratteri esterni quanto
nell’edeago, che non trovano ‘riscontro in nessuna’ delle specie congeneri,
mi inducono a separare questa entità in un gruppo a sé stante ricollegabile
però alle forme diffuse nelle Alpi occidentali, per l’assenza di ommatidi alla
base delle spinule oculari, per il metasterno e l’addome privi di particolari
fossette pubescenti ed infine per le tibie posteriori dotate di una normale ©
frangia di setole al lato interno e distale.
Amaurops carinata
Baudi, AcR, Soc. Se, Torino 1375, D: 245.
Tipo: Valli di Ceres e di Locana (Alpi Graie).
Lunghezzé : mm; 2,20 -- 2,37. Edeago: figg. 27 a, 27 b.
Le elitre delimitate da una lieve carena decorrente lungo 1’ intero tratto
laterale e quì ripiegate quasi ad angolo retto, i femori intermedii del &
incisi alla metà ed al margine interno in dente mutico ed infine la partico-
lare forma dell’edeago a bulbo basale ridotto ed a tratto distale lungamente
assottigliato, figg: 27 a, 27 b, sono caratteri sufficienti a definire e ricono-
scere la specie.
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA 57
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Capo di: fig. 4 Am. Pirazzolii, fig. 5 Am, Aubei (Sicilia, Ficuzza). — Spinule oculari di:
fig. 6 Am. Pirazzolii, fig. 7 Am. Pinkeri, fig. 8 Am. Aubei (senza ommatidi). Estremità
delle tibie e tarsi di: fig. 9 Am. Pirazzoli, fig. 10 Am. gallica. — Meso-metatorace ed ad-
dome di: fig. 11 Am. Pirazzolii, fig. 12 Am. Pinkeri, fig. 13 Am, alpina, fig. 14 Am. gallica. —
Antenne di: fig. 15 Am. Simoni, fig. 16 Am. varensis n. sp. Nizza, fig. 17 Am. alpina. —
Pronoti, egualmente ingranditi, di: fig. 18 Am. Simoni, fig. 19 Am. gallica, fig. 20 Am.
Abeillei (Forét du Dom), fig. 21 Am. alpina. — Elitre, egualmente ingrandite, di: fig, 22
Am. Simoni, fig 23 Am. gallica, fig. 24 Am. alpina.
58 G. BINAGHI
Anoftalma, spinule oculari brevi, antenne regolari non molto lunghe,
pronoto un poco più lungo che largo con due carene longitudinali distan-
ziate tra di loro un poco più di un terzo della sua maggiore larghezza, mar-
gini laterali lievemente sopraelevati in carena, metasterno privo di fossette
pubescenti, sutura delimitante gli episterni meso-metatoracei non molto obli-
quata, carenule del primo urotergite addominale visibile lunghe, oltrepas-
santi il terzo basale, primo urosternite come in gallica ed alpina cioè senza
ciuffi di setole alla base dell’apofisi mediana che si inserisce tra le coxe delle.
zampe. posteriori. Ultimo urosternite visibile e normale nel 4 senza im-
‘pressioni o fossette a margine distale integro.
AM OTre ro eta: la specie è elcome nelle il dell’ Orco e a.
Stura di Lanzo. Locana Canavese vm. 1899 e Procaria di Ceres 30.V. 1916
leg. Dodero; in tutto una trentina di esemplari.
III. GRUPPO DELLA ALPINA
Le de entità riferite a questo gruppo sono proprie alle Alpi Cozie ove
compaiono, secondo 1 dati sino ad ora noti, in due sole località e precisa-
mente a Coazze in Val Sangone ed a Crissolo nell’Alta Valle del Po, in ter-
ritorii pertanto intermedi tra l’area di diffusione della carinata e della gal-
lica s. 1. Gli elementi differenziali sono ben caratterizzati e risiedono, come
nei gruppi precedenti, prevalentemente nell’edeago, organo che qui assume
modificazioni che non trovano somiglianza in nessuna delle specie conge-
neri. Le due entità sono pure nettamente differenziate per la particolare
forma breve e subrotonda del pronoto medialmente carenato e solcato,. a
lati delimitati da un risalto ispessito careniforme.
a
Amaurops alpina
Dodero, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova 1900, p. 406,
Tipo: Coazze (Alpi Cozie).
Lunghezza : mm. I oi 02. ao fig. 28.
Rientra nel tipo anoftalmo diffuso nelle Alpi. ‘occidentali per l’assenza
di ommatidi alla base delle spinule oculari. Capo largo circa quanto il pro-
. noto con spinule oculari assai brevi, carene longitudinali debolmente mar-
cate anche nel tratto anteriore decorrente dal rilievo sopra-antennale alla
metà del capo, carena mediana assente; pronoto molto breve, così largo
che lungo, subrotondeggiante, circoscritto ai lati da una debole carena a
decorso completo, solco mediano poco profondo, carente longitudinali ben
marcate, distanziate tra di loro circa un terzo della larghezza totale del
noto; elitre brevi, più larghe all'apice, considerate insieme, che la loro lun-
ghezza misurata lungo la sutura (24:20) fig. 24; primo urotergite a lati
debolmente arcuati con carenule mediane distanziate tra di loro circa un
terzo della larghezza del segmento. Apofisi mediana del primo urosternite
visibile glabra e careniforme. Ultimo sternite normale nel & senza inci-
sioni al margine distale, nè impressioni mediane, fig. 13. Antenne brevi,
fig. 17, zampe brevi a femori inermi. / :
Edeago, comparativamente ‘a quanto si osserva nelle rimanenti specie
alpine, di costruzione molto semplice, porzione distale ridotta a lunga e
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA — 59:
sottile prominenza dotata nel tratto subapicale di setole allineate ai lati,
fig. |
Corologia: ho esaminato una numerosa serie di individui & ¢
e 9 9 provenienti dalla località classica: Coazze fine vii. 1898 e 1899 leg.
Dodero. i
ssp. vesulana n.
Tipo: Crissolo (Alta Valle del Po). à
Lunghezza : mm. 2,28 - 2,50. Edeago : fig. 29.
Statura maggiore, capo più largo del pronoto con 3 distinte carene
longitudinali, una pari completa che origina dal rilievo sopra-antennale e
termina alla base del capo, la terza, mediana, si origina alla metà del capo
e svanisce alla base; pronoto più allargato ai lati che nel tipo, subcordi-
forme, pure percorso ai lati da un risalto careniforme; elitre più lunghe,
larghe all’apice, considerate insieme, quanto la loro lunghezza misurata
lungo la sutura (24: 24); primo tergite più ampio a lati più arcuati con ca-
renule mediane più distanti; zampe ed antenne nel complesso più gracili e
piu lunghe. =
La somma dei caratteri esterni definiscono una forma sensibilmente lon-
tana dalla tipica alpina tanto che, qualora i caratteri dell’edeago non di-
‘ mostrassero indiscutibilmente la pertinenza di essa alla specie in discussio-
ne, si sarebbe indotti a considerarla come specie distinta. \
L’edeago presenta però, come appare con tutta evidenza dal confronto
delle figg. 28, 29, la medesima forma generale della alpina, differendone solo:
per una notevole maggiore larghezza e robustezza della porzione distale,
specialmente all’attacco del bulbo basale.
Corologıa: 2 individui 4 e 2 provenienti da Crissolo vu. 1936,
leg. Alzona, raccolti in faggeta sotto pietre profondamente interrate. i
IV. GRUPPO DELLA GALLICA
Le specie del gruppo della gallica ricordano, come aspetto generale,
l’exarata s. 1. e in modo particolare la ssp. tiberina, dalle carene discali del
pronoto poco elevate; le peculiarità dell’edeago permettono per contro di
separarle nettamente e raggrupparle in una sezione a sè stante estrema-
mente omogenea.
Confrontando gli edeagi delle varie entità costituenti questo gruppo
con gli edeagi della erarata s. ]., si rimane sorpresi nell’osservare come essi
appaiano stranamente simili nella loro forma generale ma, approfondendo
TY indagine subito risaltano i caratteri che profondamente e sostanzialmente
differiscono 1 due tipi.. |
Il primo. carattere, che per la sua eccezionale natura merita di essere
rilevato, appare nella inversione dell’edeago rispetto al suo piano di sim-
metria frontale, cioè a dire nella trasposizione da destra a sinistra della
porzione distale dell’edeago e degli sterniti estroflessibili; tale inversione,
comparativamente a quanto si osserva nell’erarata, è ben visibile esami-
nando |’ organo in posizione di riposo che giace rispettivamente nelle forme
dei due gruppi così come è rappresentato nelle figg. 2 e 3 (fig: 2 exarata,
fig-3 gallica).
| L? inversione in parola, interessando solo il piano di TOA frontale,
60 / G. BINAGHI
non comporta modificazioni nella meccanica e modalità dell’estroflessione,
come per contro si riscontra nei Carabidi presso i Caelostomini (vedi S. L.
Straneo, Mem. Soc. Ent. It., vol. XXI, 1942, p. 40) ed 1l genere Laemo-
stenopsis (R. Jeannel, Rev. Fr. Ent., vol. IV, 1937, p. 74) ove l’ inversione
dell’edeago è totale e determina di conseguenza movimenti invertiti con
origini filetiche di ben più profondo significato.
Il secondo carattere che convenientemente caratterizza le di del
gruppo è dato dalla presenza di una lunga e sottile lamina, che denomino
ligula, assente nelle varie forme di erarata, che si trova inserita nel
bulbo e decorre e si incastra sul lato sinistro dell’ edeago.
L’omogeneitä del gruppo è inoltre avvalorata da fattori geografici, es-
sendo i vari elementi che lo costituiscono circoscritti al versante francese
_ delle Alpi, ove risultano distribuiti prevalentemente in Provenza da Marsi-
glia a Nizza con una infiltrazione nel Delfinato (Dröme); in Provenza si rin-
vengono tanto nella regione litorale che nei distretti montani. dell’entro-
terra.
Dal punto di vista sistematico ero stato in un primo tempo propenso
a smembrare la gallica s. 1. in due specie e precisamente in gallica e Abeillei,
riallacciando ad ognuna di esse alcune razze, ma ho dovuto abbandonare
«questo concetto constatando che in alcune località avrebbero dovuto con-
vivere due distinte entità appartenenti ‘alla stessa specie: ritengo pertanto
più naturale considerare il gruppo come costituito da numerose specie, tutte
tra di loro molto affini, rappresentanti vari gradi di evoluzione di un unico
tipo primitivo. Propongo pertanto la seguente nuova interpretazione delle
varie entità riconosciute :
:. Forma generale del corpo molto allungata. Zampe ed antenne gracili,
molto lunghe, tutti gli articoli delle antenne, compresi quelli della
clava, più o meno oblunghi, accentuatamente il V ed il VII che sono
circa tre volte più iunghi che larghi, fig. 15. Pronoto una volta ed.
un quarto più lungo che largo, fig. 18. Elitre fortemente attenuate
alla base, considerate insieme presentano ad un dipresso la forma di
un cuore rovesciato, fig. 22. Porzione distale dell’edeago a lati subpa-
ralleli, apice smussato, subquadrangolare, setole subapicali distribuite
in due gruppi posti sul medesimo piano orizzontale, fig. 36.
| (Varo: for. du Dom) Simoni SC Deville
'— Forma generale del corpo assai meno allungata. Zampe ed antenne
più brevi, queste ultime costituite da articoli più corti, specialmente
il V ed il VII, fig. 16. Pronoto da una volta e un sesto a una volta ed
un settimo più lungo che largo, figg. 19, 20. Elitre assai meno atte-
nuate alla base, il margine laterale descrive una curva più ampia,
fig. 23. Edeago più breve, attenuato all’apice con setole subapicali di-
stribuite in due gruppi ; prossimale il laterale, distale il dti
‘Agg: 30°35 . 2
2. Margini laterali del pr onoto tenhemente son aclevati in carena. fide. |
go più allungato a porzione distale lunga circa 4 volte la sua mag-
giore larghezza, con numerose setole allineate longitudinalmente su
due distinte serie, bulbo basale con orificio largo e subovale, ligula
libera nella porzione basale decorrente nel bulbo, figg. 35 a, 35 b.
(Esterel: Frejus e St. Raphael) gallica Delarouz.
AMAUROPS. DELLA CATENA ALPINA _ i
fig. 31 idem Forêt du Dom, fig. 32 Am. varensis n. sp. Nizza, fig. 33 Am. dubia n, sp Frejus
(Varo), fig. 34 Am, Fagniezi Omblèze (Drôme), fig. 35a Am. gallica Frejus e fig. 5b idem:
S. Raphael, fig. 36 Am. Simoni Forét du Dom (Bormes).
62 = G. BINAGHI
— Margini laterali del pronoto normali e lisci - Edeago nel complesso
più tozzo, porzione distale lunga da 2 volte ed % a 2 volte e % la sua
maggiore larghezza, porzione prossimale dela en interamente in-
elobata nel bulbo, five. 40-347. .. = na:
3. Spinula oculare relativamente pronunciata, reacts. piu allungato | a
lati meno arcuati. Statura maggiore (mm. 2 ‚242, ann 4 ae
— Spinula oculare molto breve, pronoto piu breve a lati rotondegg cianti.
Porzione apicale dell’edeago a chetotassi ridotta, fig. 34. Statura mi-
nore (mm. 2,15-2,30). | eo. Ei
5 | | (Drôme) Faigniezi S. C. Dev.
4. Edeago, visto di fronte e dal ventre, alla porzione distale con setole
laterali e subapicali disposte a ciuffo, porzione apicale piu larga e più
robusta, Age. 30-31.
(Provenza: da Marsiglia a Mass as) dba Saulcy
— Setole della porzione distale dell’edeago allineate su due distinte serie,
una laterale e l’altra submediana, porzione apicale più. stretta e più
assottigliata, regolarmente attenuata | sino all spice in dolce curva,
BES 32.98 0, ESA RI
5. Porzione apicale “dell? edeago ripiegata a nia + subapicale.
costituita da setole più numerose, fig. 33.
| DE (Esterel: Frejus) dubia n. sp.
-— Porzione apicale dell’edeago regolarmente attenuata all’apice, regione
subapicale con un minor numero di setole, fig. 32.
(Nizza: Magagnosc) varensis n. sp.
Amaurops Abeillei
-Sauley, Pet. Nowy. ene 975 DI 340.
Tipo: Marsiglia. i
Lunghezza: mm. 2,24 - 2,59, Edeago: figg. 30a, 30 b.
Considerata nei recenti cataloghi, Winkler (1925) e S. C. Deville (1935)
come sinonimo della gallica Saulcy. Le particolari e costanti modificazioni
dell’edeago permettono per contro di riconoscerla come specie distinta. Dal
materiale elaborato sono in grado di supporre che la specie sia suscettibile
di ulteriori smembramenti razziali, ai quali in questa sede non mi è stato
possibile addivenire per difetto di ‘materiale. Tale supposizione è sorta per
aver constatato in base ad una numerosa serie di individui provenienti dalla
Forét du Dom, un costante tipo di variazione apprezzabile tanto nei ca-
ratteri esterni quanto nell’edeago, differenti da quelli propri dell’ individuo
topotipico delle Bocche del Rodano, variazioni che appaiono anche nel-
l’edeago confrontando la fig. 30 (tipo) con da He, 3%,
L’ Am. Abeillei veniva comunque già riconosciuta come specie distinta
dal S. C. Deville in Bull. Soc. Ent. Fr. 1927, p. 286, ove in fine alla de-
scrizione della sua Fagniezi dice testualmente: « LA. Abeillei Saulcy, de
Marseille et de la Sainte-Baume, se distingue immediatement du gallicus et
du Fagniezi par le premier tergite a cötes curvilignes, fortement étranglé
à la base», L'esame. del materiale radunato proveniente da varie località
provenzali dimostra però che l’unico carattere veramente solido per distin-
guere le specie, risiede nell’edeago che nella Abeillei, visto di fronte e dal
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA i 63
ventre, presenta nella porzione distale setole non allineate ma costantemente
radunate in ciuffo, figg. 30, 31. |
Corologia: a questa specie riferisco esemplari delle seguenti
provenienze: 1 & , Bocche del Rodano, leg. Ch, Fagniez; 50 esemp. tra
4 4 e 2 2, Forêt du Dom presso Bormes (Varo), 31.x11. 1912, leg. Dodero.
La popolazione di questo territorio differisce, come detto, dal tipo, per la
statura un poco minore, per la forma generale del corpo più robusta, per
le antenne un poco più corte ad articoli più ispessiti, per il pronoto un
poco meno allungato ed in proporzione più largo, zampe pure più brevi e
più robuste. Conosco inoltre un & proveniente da Magagnosc (Alpi Ma-
rittime), 4.1.1913, leg. Dodero frammisto in collezione Dodero in una spil-
lata di Am. varensis. L’edeago è identico a quello degli esemplari della For.
du Dom. La sua diffusione è pertanto molto vasta, relativamente a quanto
si riscontra presso le altre’ forme del gruppo, ed in alcune località l’Abeillei
si trova frammista ad altre specie: nella For. du Dom con la Simoni, a
Magagnosc con la varensis (vedi cartina di diffusione delle specie).
Amaurops varensis n. sp.
(= Am, gallica Auct. pro parte),
Tipo: Nizza.
Lunghezza : mm. 2,24 - 2,42. Edeago: fig. 32.
Ponendo a confronto l’Abeillei con l’attuale nuova entità è possibile
notare anche nei caratteri esterni qualche lieve differenza principalmente sul
primo tergite visibile, che si presenta a lati un poco meno ristretti alla base
con carenule un poco più corte. Il carattere per contro sicuro atto a di-
stinguere le due specie risiede nell’edeago, che nella varensis presenta nel
tratto distale una forma nettamente più sottile e slanciata con setole sub-
apicali e laterali non raccolte in gruppo, ma regolarmente allineate longi-
tudinalmente. Dalla gallica Delarou. differisce oltre che per la forma dell’edea-
go, nettamente apprezzabile dal confronto delle figure, per la forma meno
allungata del pronoto, senza carene laterali e per la minore lunghezza delle
maggiori setole che risaltano tra la pubescenza normale della superficie.
Con la dubia dell’Esterelle l’affinità è certamente maggiore, ma pure in
questo. caso le peculiarità dell’edeago dirimono ogni dubbio. san
Corologia: una ventina di esempl. dei dintorni di Nizza, 17.11.
1901, Vallon des fleurs e 11.1905, Mt. Boron, leg. Dodero, altri leg. Grou-
velle; Magagnosc, 9 es., 4.1.1913, leg. Dodero, località che segnano il li-
mite più orientale dell’area di diffusione delle specie del gruppo (vedi car-
tina).
Amaurops dubia n. sp.
(= Am. gallica Auct. pro parte),
Tipo: Frejus (Esterel), |
Lunghezza: mm, 2,37. Edeago: fig. 33.
Vive nell’Esterelle frammista alla gallica; se ne distingue per la man-
canza di carene ai lati del pronoto, per la riduzione in lunghezza delle mag-
giori setole che risaltano tra la pubescenza del noto, per le antenne e le
zampe più corte ed infine per i caratteri dell’edeago, particolarmente ap-
64 | | G. BINAGHI
prezzabili nella porzione distale e all’orificio basale, fig. 33. Esternamente.
‘presenta caratteri intermedi tra la Abeillei e la varensis; l’edeago per con-
tro rivela una maggiore affinità con da varensis per una simile disposizione
delle setole subapicali.
Corologia: ho esaminato 2 soli 4 4 provenienti da Frejus
(Esterel), 27.xu1.1912, leg. Dodero. : |
Amaurops Fagniezi
S. €. Deville, Bull, Soc. Ent. Fr., 1927, p. 286.
Tipo: Col de la Croix- Haute (Drôme).
Lunghezza : mm. 2,15 - 2,30. Edeago: fig. 34.
La struttura della porzione apicale dell’edeago, rivela una stretta a
nità con la varensis, ’organo nel suo complesso presenta una forma gene-
rale più tozza e più breve con apice un poco più ingrossato, fig. 34. 1 ca-
ratteri esterni consentono pure di separarla facilmente dalle specie del grup-
po per la statura un poco minore, per le spinule oculari molto più corte e
| più tenui, pronoto più largo ed in proporzione più breve, fossetta basale
esterna delle elitre solo accennata.
Corologia: un unico esemplare & etichettato: Omblèze (Drö-
me), 15.VI.1891, leg. A. Argod. La specie risulta confinata nel Drôme e rap-
presenta pertanto il limite più settentrionale dell’area di diffusione delle —
seco del E DURDA:
Amaurops gallica.
Delarouzée, Ann. Soc: Ent. Fr, 1859; pe 68, pl; L fis. 2.
Tipo: Frejus (Esterel).
Lunghezza : mm, 2,15 - 2,33. Edeago: figg. 35 4, 35 0.
Rappresenta uno degli elementi piu evoluti della serie delle modifica-
zioni delle specie del gruppo ed un tipo intermedio tra I’ Am. varensis e la
Simoni per la forma del pronoto relativamente allungata con 6 setole assai
più lunghe e robuste di quelle costituenti la normale pubescenza del noto,
fig. 19, analogamente a quanto si riscontra nella Simoni, fig. 18. Carat-
teri peculiari sono la presenza di carene ai lati del pronoto e le caratteri-
stiche dell’edeago che si possono così riassumere: dimensioni maggiori,
forma assai allungata della porzione distale provvista subapicalmente di un
maggior numero di setole, ligula libera nel tratto basale decorrente nel
bulbo, questo ad orificio ampio e subovale. Tali caratteri che nettamente
distaccano questa forma dalle affini mi hanno indotto a restringerne il si-
gnificato riportandolo ai limiti assegnategli dal Delarouzée nella descri-
: zione originale, che fu ampliato dai successivi A.A. sino a reriderlo com-
prensivo per tutte le Amaurops della Provenza ad eccezione della Simoni.
Cordio gia: esemplari topotipici: (3-33 «© 2: 9 9) etichettati
« Frejus (Varo), 27.x11.1912, leg. Dodero » ed un 4 di S. Raphael.
Amaurops Simoni
S.-C. Deville, Bull, Soc. Ent Tr, 1012, p. 222,
Tipo: forét du Dom (Bormes),
Lunghezza : mm. 2,55 - 2,86. Edeago: fig. 36.
AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA ii à 0
L’attribuzione ad un tipo ultraevoluto della serie di variazioni proprie
al gruppo della gallica è avvalorato, oltre che da evidenti modificazioni
morfologiche, Pen dai dati ecologici resi noti dal S. C. Deville nella de-
scrizione originale. La specie venne raccolta nelle fessure di sfaldatura dei
° micaschisti compenetrate dalle radicelle degli alberi e dove si sviluppa un
| po’ di micelio, in ambiente quindi differente da quello prediletto dalle
Amaurops, le quali sono per lo più ipogee e terricole, esclusa l Am. (Tro-
glamaurops) leptoderina Reitt., rinvenuta in una grotta della penisola di
Sabbioncello (Dalmazia). Nonostante le notevoli modificazioni dell’esosche- |
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a Praga E Mrazzoli Saul. |
pm BO m : D gallica Delar. è Sinkeri Gangtb.
tn e =) Simoni Ge n 4 @,
letro la specie è indiscutibilmente pertinente al gruppo della gallica per la
forma dell’edeago egualmente invertito, provvisto di ligula.ed apicalmente
dotato di setole distribuite su di un piano simile a quello riscontrato nelle
specie del gruppo.
I caratteri di somiglianza con la issiadario wc dal S. C. De-
ville in 1. c., sono certamente caratteri di convergenza, di natura probabil-
mente ambientale, ma non certamente di natura filetica, appartenendo la
specie dalmata ad un gruppo assai lontano che con tutta probabilità dovrà
essere genericamente distaccato dalle Amaurops per una serie di importanti
caratteri morfologici quali: assenza di spinule oculari e di organi visivi,
assenza di carenule mediane al primo urotergite visibile, pubescenza del
_ capo, del torace e delle elitre costituita da setole molto lunghe e sottili,
antenne e zampe molto lunghe e gracili, mandibole molto più sviluppate,
labbro superiore ridotto, ecc., caratteri tutti che conferiscono all’ insetto
. una facies eminentemente troglobia e profondamente modificata.
66 | = G. BINAGHI
Sta di fatto che la Simoni, comparativamente alle restanti specie del
gruppo, presenta una forma molto più allungata e dei capo e del pronoto,
con elitre più strette prive di fossette basali, fig. 22, zampe ed antenne pure
più lunghe e più gracili. 11 pronoto presenta inoltre 6 setole lunghe e ro-
buste che risaltano nettamente tra la pubescenza normale che riveste la su-
perficie, fig. 18. La somma di questi caratteri denotano un adattamento a
differenti condizioni ambientali. Inoltre l’edeago ha forma del tutto parti-
colare che appare nella fig. 3
Corologia : la specie è strettamente localizzata alla Forêt du Dom
e ne ho esaminato una bellissima serie raccolta il 31.x11.1912 da Dodero.
Nell’areale della Simon: si rinviene pure |’ Am. Abeillei.
APPENDICE.
Amaurops n. sp. — Nella collezione Dodero trovo conservato in un
unico esemplare 2 una Amaurops raccolta dal Sig. Milo Burlini al Mon-
tello. Considerando che una delle caratteristiche delle Am. è la localizza-
zione delle varie specie ritengo con quasi assoluta certezza che l’esemplare
in questione, data la sua provenienza, debba riferirsi ad una nuova specie
ricollegabile al gruppo delle specie anoftalme che si estendono, come è noto,
artiche in zone molto più orientali invadendo l’area di diffusione delle specie.
oculate. In mancanza del 4 non ritengo opportuno denominarla non essen-
do possibile in base alla sola 2 stabilire posizione ed affinità di questo
nuovo elemento.
Genova — Osservatorio per le malattie delle Piante.
G. BINAGHI
~
LE AMAUROPS SARDO-CORSE CON CATALOGO
DELLE SPECIE ITALIANE ED ALPINE
(Col. Pselaphidae)
Nell’accingermi a redigere la revisione delle Amaurops Sardo-corse, mi
è innanzi tutto doveroso rendere omaggio alla memoria dei Sig. Agostino
Dodero, alla cui opera di abile raccoglitore e di studioso si debbono. par-
ticolarmente nel campo della fauna coleotterologica ipogea sarda, una serie
di reperti di notevole interesse tassonomico e zoogeografico, tanto che nel
limitato campo delle Amaurops ben 3 specie, sulle 5 complessivamente rap-
presentate nell’isola, vennero raccolte e descritte dall’entomologo genovese
Rielaborando il materiale, in gran parte conservato nella sua en
constato. che analogamente a quanto venne riscontrato per le specie con-
tinentali, già oggetto di studio in miei precedenti lavori, anche nei con-
fronti delle specie Sardo-corse, nonostante la ristrettezza del territorio con-
siderato, non si assiste alla frammentazione di un unico tipo ma bensì alla
sopravvivenza di vari tipi filetici, aventi però in comune, ad eccezione della
Am. aculeata Dod. (fig. 1), le carene frontali variamente denticolate, pecu-
liarità che può essere elevata a carattere delle ge appartenenti alla fauna
della Corsica e della Sardegna.
Nel porre a confronto 1 vari tipi di denticolazione delle carene frontali
che si riscontrano nelle specie in oggetto, appare con evidenza come esse
passino per una sucessione regressiva di forme da un tipo costituito da
denticolazioni laminari ad apice troncato (Am. sardoa Saul., fig. 2, specie
vastamente diffusa nell’ isola) e che interpreto come primitivo, meno adatto
cioè al mezzo ipogeo proprio a questi Pselafidi, ad una denticolazione co-
stituita, nelle specie localizzate, o da spinule lunghe, fine ed erette (Am.
denticulata Dod., fig. 3) o brevi e triangolari (Am. longipes Dod., fig. 4).
Le denticolazioni raggiungono infine gli estremi della regressione nelle
specie corse (Am. corsica Saul. e Kozigrowicsi Saul.) modificandosi e ri-
ducendosi di numero e di lunghezza, figg. 5 e 6. Allontanandoci dai ter-
reni insulari, supposto centro di dispersione delle specie anoftalme di tipo
tirrenico, le carenule frontali nelle specie delle regioni continentali italiane
e provenzali risultano integre ad eccezione di alcune forme di Am. exarata
(exarata s. str., ssp. intermedia Binaghi e ssp. picena Binaghi) ove perman-
gono, nel tratto centrale della carena, vestigia del carattere paleogenico.
Considerando la configurazione oroidrografica della Sardegna, costi-
tuita come da un mosaico di piccoli massicci più o meno isolati tettonica-
mente da depressioni o solchi alluvionali, la varia natura delle rocce costi-
tuenti e la ben nota antichità geologica dell’ isola, relitto, come la Corsica,
di più vasta terra emersa, viene dato di attribuire a tali cause la ricca rap-
presentanza e la stretta localizzazione di. una numerosa serie di elementi
68 | | G. BINAGHI
ipogei a caratteri paleogenici ben definiti, come nel caso, che qui assurge
a tipico esempio, delle Amaurops, relitti di una fauna a tipo tirrenico ad-
densatasi nell’ isola come in una zona di rifugio. |
Il concetto che la Sardegna rappresenti in un primo tempo l’area di
rifugio delle specie di tipo tirrenico anoftalmo, ed in un secondo tempo il
centro di dispersione del gruppo, viene anche avvalorato da elementi geo-
grafici, considerando che 1’ isola ospita, comparativamente a quanto si os-
serva in altre regioni, il maggior numero di specie (5 specie molto ben dif-
ferenziate e 2 varietà) distribuite in un’area relativamente ristretta limitata
ad una fascia trasversale decorrente rispettivamente a Nord e a Sud del
40° parallelo, estesa grosso modo da Banari a Mogoro, fatto questo non
isolato ma che trova riscontro nelle Reicheia, Carabidi tipicamente ipogei,
rappresentati in Sardegna da ben 12 specie a contrapposto delle 4 note per
la penisola italiana e che già venne invocato dall’Holdhaus per avvalorare
la supposizione che la Sardegna rappresenti il centro di dispersione delle
Reicheia di tipo anoftalmo (Typhloreicheia). |
Fatta astrazione dei caratteri delle carene frontali, pure le peculiarità
degli edeagi rafforzano la supposizione che la Sardegna rappresenti il cen-
tro di dispersione delle specie, considerando che in essa si trovano rappre-
sentati tanto 1 tipi arcaici privi di ligula (sardoa, corsica, Koziorowiczi,
figg. 36, 39, 41), quanto quelli che ne sono provvisti (aculeata, fig. 35) oltre
ancora ad un tipo più complesso dotato di un sacco interno con evidenti
produzioni sclerificate (denticulata, fig. 37) per raggiungere infine l’ecce-
zionale struttura che presenta l’edeago della longipes, fig. 38, ove il sacco
interno è libero permanentemente estroflesso e rigido e costituisce una pro-
‘pagine a sè solo inserita dorsalmente al bulbo dell’edeago, similmente a
quanto si riscontra, per un carattere di convergenza, nelle Zoufalia della
penisola balcanica, fig. 43, sottogenere che comprende specie rudimental-
mente oculate, riferite ad un gruppo. orientale ed altrimenti differenziate.
Dal punto di vista della natura dei terreni su cui sono distribuite le
Amaurops sardo-corse constato che in Corsica prevalgono sui terreni gra-
nitici costituenti l’ impalcatura erciniana dell’ isola; in Sardegna le specie
vivono sui basalti a Macomer (M.te S. Antonio e M.te Ferru) e a Dorgali,
sui sedimenti eocenici a Mogoro e Isili e sugli schisti cristallini ad Aritzo,
senza denotare quindi una predilezione o particolari vincoli alla natura del
terreno.
Agli effetti tassonomici la presente revisione oltre al riconoscere affinità
e divergenze delle specie sarde, distingue nettamente due specie di Amaurops
per la Corsica e precisamente la corsica Saul. e la Koziorowiczi Saul., con-
trariamente all’opinione di S. C. Deville e del Dodero.
Come risulta dalla seguente. tabella, le 6 specie Sardo-corse sino ad
ora note, sono nettamente distinte e facilmente riconoscibili anche al solo
esame dei loro caratteri esterni. Le differenziazioni interspecifiche vengono
inoltre rafforzate dalle peculiarità degli edeagi, tanto che la determinazione
delle specie può essere resa di gran lunga più agevole al semplice confronto
delle figure che rappresento nel testo. Contrariamente a quanto rilevai per
le Amaurops della catena alpina, il torace e l'addome, nelle specie sardo-
corse, non presentano, tra specie e specie, particolari caratteri diagnostici.
AMAUROPS SARDO - CORSE 69
TABELLA DI DETERMINAZIONE DELLE AMAUROPS SARDO-CORSE
à Lati dei capo con due evidenti carenule laminari non denticolate, una
sopra-antennale, l’altra più interna, frontale, fig. 1. Spinule oculari
insolitamente grandi ed aguzze, nettamente dirette obliquamente in
avanti, fig. 9. Antenne lunghe, fig. 30, zampe gracili, fig. 26. Carenule
mediane del primo urotergite visibile distanziate di 14 della larghezza
dell’urite, fig. 16. Edeago voluminoso con ligula di forma lungamente
[RU
nn en nee
2
lau Lelli
mem
Carenule frontali di: fig. 1 Am. aculeata Dod., fig. 2 sardoa Saul., fig. 3 denticulata
Dod., fig. 4 longipes Dod., fig. 5 corsica Saul., fig. 6 Koziorowiczi ssp. Revelierei, fig, 7 exarata
Bdi, fig. 8 Diecki Saul. — Spinule oculari e guance di: fig. 9 Am. aculeata, fig. 10 sardoa
(M.te S. Antonio), fig. 11 denticulata, fig. 12 longipes, fig. 13 corsica (Oletta), fig. 14 Kozio-
rowiczi ssp. Revelierei (Core. Vizzavona). — Primo urotergite visibile di: fig. 15 Am. longıpes,
fig. 16 aculeata, fig. 17 sardoa (M.te S. Antonio), fig. 18 denticulata, fig. 19 corsica (Oletta),
fig. 20 Koziorowiczi ssp. Revelierei (Vizzavona), fig. 21 Am. (Zoufalia) corcyrea (Corfù). —
Pronoto di: fig. 22 corsica, fig. 23 Koziorowiczi, fig. 24 ssp. Revelierei (Vizzavona). — Ultimo
urosternite visibile di: fig. 25 Am. denticulata a. — Zampe intermedie dei da di: fig. 26
aculeata, fig. 27 longipes, fig. 28 sardoa, ©
subtriangolare, inserita sul lato sinistro dell’organo, porzione distale
lungamente subogivale con una serie di minute setole impiantate la-
teralmente nel tratto mediano destro, come da fig. 35 x
| Sardegna: Dorgali aculeata Dodero
— Carenule sopra-antennali e frontali contigue, la carenula laterale della
fronte denticolatà: 0 verenglate Tee, mac er eo a wk a ee
10 G. BINAGHI
2. Antenne lunghe con articoli intermedii, specialmente il 5° ed il 7°, più
lunghi ed in proporzione più stretti, figg. DO, 34, ae ees oculari
robuste ed dppuntite, Age. rote . ~~. 233
— Antenne relativamente brevi con articoli edi specialmente 11
57 ed il 7°, più certi ed in proporzione più larghi, figg. 43, 34° Spinple-
ur piccole ed ottuse a base in proporzione più larga, figg. 13, 14. 6
3. Carenule mediane del primo urotergite visibile distanziate tra loro al
. massimo di 1/3 della larghezza del segmento, figg. 17-20. Anche delle.
zampe mediante del 3 inermi, fig. 26: >. 4
— Carenule mediane del primo urotergite visibile dite + id di
un poco meno della metà della larghezza del segmento, fig. 15. Anche
delle zampe mediane del 4 dotate al lato interno di un breve ed acuto
dle a... ie nenn
4. Carenule laterali delta fronte formate da una serie di 8-9 denticolazioni
ordinariamente dilatate all’apice e subito troncate, fig. 2. Antenne,
fig. 32. Femori intermedii del 4 con un breve dente ottuso situato
alla metà del margine posteriore, fig. 28. Spinule oculari, fig. 10. Ca-
renule mediane del primo urotergite distanziate di un poco meno di
14 della larghezza del. segmento, fossette intermedie confluenti con
brevi setole disposte a raggiera, fig. 17. Edeago relativamente piccolo,
senza ligula, porzione distale subogivale, con una serie di brevi se-
tole allineate subapicalmente al margine destro, altre 3-4 setole im-
piantate pure subapicalmente in prossimità del margine sinistro, fig.
39. Sardegna : Macomer; M.te Ferru, Isili. sardoa Saulcy
| Capo più Stretto, guance più fortemente arrotondate, spinule
oculari più piccole. — Banari. — var. microcephala Dodero
Capo come nel tipo, carenule mediane del primo urotergite visi- —
bile un poco più distanziate, cioè a dire di un poco più di 1/3
della maggiore larghezza del tergite. — Aritzo.
var. aritzensis Dodero
— Carenule laterali della fronte costituite da una serie di lunghe, sottili
ed acute denticolazioni, inclinate all’ indietro, fig. 3. Femori inermi
nei due sessi. Spinule oculari robuste ad apice leggermente rivolto al-
l’ indietro, guance fortemente arrotondate, fig. 11. Antenne relativa-
mente lunghe ad articoli intermedii ispessiti, fig. 31. Primo urotergite
fortemente trasversale, subtrapezoidale, con carenule mediane distan- —
ziate di 1/3 della maggiore larghezza dell’urite, fossette basali me-
diane, incluse tra le carenule, ben circoscritte e separate, fig. 18. Ul-
timo urosternite visibile nel 4 dotato medialmente di una lunga im-
pressione delimitata ai lati da una serie di setole, margine distale con
una profonda incisione mediana, fig. 25. Edeago voluminoso, tozzo,
con due ciuffi di setole impiantati ventralmente sulla porzione distale,
>
Antenne di: fig. 29 Am. longipes (Macomer), fig. 30 aculeata (Dorgali), fig. 31 denti-
culata (Macomer, M.te S. Antonio), fig. 32 sardoa (Macomer, M.te S. Antonio), fig. 33 corsica
(Porto Vecchio), fig. 34 Koziorowiczi ssp. Revelierei (Core. Vizzavona). — Edeagi di: fig. 35
aculeata, fig. 36 sardoa (Macomer, M.te S. Antonio), fig. 37 denticulata, fig. 38 longipes,
fieg. 39a, 39b corsica (Oletta), fig. 39c corsica (Porto. Vecchio), figg. 40a, Mb corsica ssp.
ancestralis (Sardegna), fig. 41 Koziorowiczi (Corsica, ex Sauley), figg. 42a, 42b Koziorow.
ssp. Revelierei (Cors. Vizzavona) — G. Binaghi del. '
AMAUROPS SARDO - CORSE
71
G. BINAGHI
sacco interno provvisto di 2 produzioni falciformi sovrapposte al-
Papice e fortemente sclerificate, fig. 37. — Sardegna: M.te S. Antonio
presso Macomer. _ | denticulata Dodero
Insetto slanciato. Antenne e zampe gracili e molto lunghe, fieg. 29 €
27. Carenule laterali della fronte costituite da una serie di 8-9 denti-
colazioni a forma di triangolo equilatero, fig. 4. Spinule oculari me-
diocri, prominenti, piuttosto sottili, guance allungate e poco arcuate,
fig. 12. Ultimo urosternite visibile nel 4 con una larga e profonda
smarginatura mediana. Edeago di eccezionale costruzione con sacco
interno permanentemente estroflesso, libero e rigido, lesiniforme, al-
tre parti foggiate come da fig. 38. oo Sardegna : Macomer.
longipes Dodero
. Antenne un poco più lunghe con articoli intermedii più stretti, il 5°
ed il 7° lunghi esattamente il doppio della loro maggiore larghezza,
fig. 33. Pronoto più largo a lati più rotondeggianti, medialmente per-
corso da un solco profondo. carene laterali al solco assai prominenti,
fig. 22. Carenule mediane del primo urotergite visibile più ravvicina-
te, distanziate tra loro di un poco meno di % la larghezza totale del-
l’urite, fossette mediane confluenti, fig. 19. Porzione distale del-
l’edeago costituita da due lamine, la sinistra ad apice integro; la destra
porta alla base setole variamente disposte, figg. 39 a, 39 0, 39 ¢. —
Corsica: Oletta, Omessa, Porto Vecchio, Foresta dell’Ospedale.
corsica Saulcy
Lamina apicale sinistra dell’edeago assai più lunga che nel
tipo ad apice profondamente inciso, lamina apicale destra assai più
allungata e più esile ad apice ripiegato all’ indietro; chetotassi
della porzione distale dell’edeago come da figg. 40 a, 40 b. — Sar-
degna: Mogoro. ssp. ancestralis n.
Antenne più brevi con articoli nennedii più piccoli e più ispessiti,
il 5° ed il 7° lunghi solo una volta ed un terzo la loro maggiore lar-
ghezza, fig. 34. Pronoto più allungato, di forma generale meno ro-
tondeggiante, percorso medialmente da un solco assai meno profon-
do, fig. 23. Carenule mediane del primo urotergite visibile assai più
lontane, distanziate di un poco più di 1/3 la maggiore larghezza del
segmento, fossette mediane nettamente separate, fig. 20. Edeago di
forma ben caratteristica, porzione distale uniforme, apicalmente do-
tata di una piccola lamina membranosa a forma di becco, lati prov-
visti medialmente di due setole pari, fig. 41. — Corsica: Calvi.
. Koziorowiczi Saulcy
Pronoto ancora più allungato che nel tipo con solco media-
no e carenule laterali meno evidenti, fig. 24. Edeago con lamina
membranosa apicale più sviluppata, setole mediane impiantate più ‘
prossimalmente, forma generale della porzione distale, più snella.
e più sottile, figg. 42 a, 42 b. — Corsica: Quenza. Foce di Vizza-
vona, foresta dell'Ospedale. ssp. Revelierei Saulcy
Le
AMAUROPS SARDO - CORSE. © - 73
Amaurops aculeata
Dedero, Ann, Mis Civ. St. Nat. Genova, Ser. 3, vol; VIII (XLVII), toto, p, 185.
Tipo: Dorgali (Sardegna). — DE |
Lunghezza: mm. 2,42 - 2,68. Edeago: fig. 35. 4
La serie tipica, conservata nella collezione Dodero, è costituita da 4 es.
etichettati: Dorgali, v.ıgıo. Specie rara e strettamente localizzata.
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Diffusrone delle Hmaurops Sardo-Corse
Ww sardoa Saul F aculeata Doe.
far. var. atctzenss Doa © -corstca Sault.
D mecrocephala Dod. die Sip. ancestrali Mn
| odentculala Ded. W Kozıovewicrı Saul.
æ longpes Dod. M sop Rewe lietet Saul
Amaurops longipes
Dodero a aa IE
Tipo: Macomer (Sardegna).
Lunghezza: mm, 2,42- 2,59. Edeago: fig. 38.
Dodero segnala come eccezionale carattere della specie la presenza di 4
fossette alla base del primo urotergite visibile, 2 fossette situate tra le ca-
renule mediane ed altre 2, disposte una per lato, all’esterno di queste, a
contrapposto di quanto si osserva presso' le altre specie di Amaurops s. str.
ove, a detta del predetto Autore; le fossette sono ridotte a 3. L’esame mi-
croscopico delle numerose specie italiane rivela invece che il carattere non
è affatto peculiare alla longipes, ma comune a molte altre specie, come,
limitando l’enumerazione alle forme sardo-corse, alla denticulata ed alla
74 : | G. BINAGHI
Koziorowiczi (figg. 18 e 20), nelle quali esso appare con maggiore evidenza
di quanto non risulti-nella longipes. Ho potuto inoltre constatare che anche -
quando la fossetta mediana, compresa tra le carenule del tergite, appare
unica, essa, all'esame microscopico, rivela indiscutibilmente la sua genesi,
risultando costituita dalla confluenza di due fossette nettamente individua-
bili tra la pubescenza che riveste il lato interno delle carenule, come appare
nella sardoa e nella corsica (figg. 17 © 19), carattere questo che si riscontra.
anche nelle specie continentali come p. e. nella Pirazzolit. Nelle Zoufalia e
nelle Bergrothia per contro tale porzione del tergite è nettamente modifi-
cata mancando tanto le carenule mediane quanto le fossette, come appare
nella fig, 21 | |
- La serie tipica e costitiita da ıres..di Macomer 19. IV. 1909 è 12.XI.1909.
e da 3 es. del M.te.S. Antonio presso Macomer 9.x1.1909 legit Dodero.
: | Amaurops denticulata
Doe 105. foc}, 183.
Tipo: Sardegna, luna (M.te S. Antonio), «,
Lunghezza : mm, 2,28- 2,50. Edeago: fig. 37.
Distinta dalle congeneri specie sardo-corse oltre che per i caratteri
esposti in tabella, per la forma generale del corpo assai più robusto e pa-
rallelo con zampe brevi e relativamente tozze. La serie tipica, conservata
nella collezione Dodero, è costituita da 5 es. etichettati: Macomer, M.te
S. Antonio 9.X1.1909 e 19.1v.1909 leg. Dodero, ove: vive frammista alle
Am. sardoa e longipes. Dodero la segnala ancora per Bortigali, località sita
un poco più ad oriente di Macomer.
| | Amaurops sardoa
Sauley,. Spec. B2 Di;
Tipo: Sardegna.
Lunghezza : mm. 2,28 -2,50. Edeago: hg. 36,
E’ la specie più vastamente diffusa nelle regioni montane della Sarde-
gna centrale. Nella collezione Dodero essa è rappresentata nelle seguenti
località :. Macomer, . M.te S. Antonio 30.1v.1908 leg. Dodero, Campeda-
24.1X.1903 leg. Dodero, M.te Ferru 2.v.1891 leg. Dodero‘e 1x leg. U: Lostia,
Isili x1.1892.
var. microcephala
Dodéeto,- Lit, puts
Tipo: Sardegna, Banari.
x
Forma locale, la serie tipica è etichettata: Banari 10.v.1908 leg. I. De-
rosas e 16.x1.1909 leg. A. Dodero. L’edeago, eccettuata qualche lieve mo-
dificazione di poce conto, è in tutto simile a quello del tipo della specie.
var. aritzensis
Dodero,” Le, D. 184. a
Tipo: Sardegna, Aritzo. i
Forma locale di poco conto: la serie tipica è etichettata: Aritzo
1/10.v1.1910 leg. A. Dodero.
AMAUROPS SARDO - CORSE | a
Amaurops corsica
Saule vy, Spec, 1 1874, Di 114,
Tipo: Corsica.
Lunghezza: mm, 2,20 - 2, 28. Edeago : figs 304, 390, 39€,
Saulcy non dà per la specie una indicazione di località più precisa e ri-
stretta ma dice testualmente: « Habite la Corse, où il a été découvert par
Raymond et M. E. Revelitre a © Deville nel suo « Catalogue critique
des Coléoptères de la Corse », Rev. Ent. Caen, 1906-1914, a p. 141 la se-
gnala per Cheralba nella foresta dell’ Ospedale (Dieck) e Omessa.: Nella col-
lezione Dodero trovo la specie rappresentata ancora di Oletta (1 ¢) e di
Porto Vecchio (1 4); in quest’ultimo esemplare l’edeago presenta una forma
di passaggio alla ssp. ancestralis della Sardegna, fig. 39 c. S. C. Deville,
oltre all’abituale biotopo lapidicolo della specie, dice che si rinviene pure a
volte tra 1 muschi..
ssp. ancestralis n.
Tipo: Sardegna (località non precisata).
Lunghezza : mm. 2,02 - 2,06. Edeago : figg. 40.4; 40 D.
I caratteri dell’edeago, già segnalati in tabella, e la statura. minore,
inducono ad istituire per la popolazione sarda una razza distinta dalla forma
tipica della Corsica. Il 4 porta nel cartellino |’ indicazione non meglio pre-
cisata « Sardegna, R. Schaufuss » la 9 è etichettata Sard. Mogoro xn.1889
leg. U. Lostia, località situata nella zona centro meridionale dell’ isola.
Amaurops Koziorowiczi
Saulcy, Pet. nouv. entomol. 1875, p. 539.
Tipo: Corsica (Calvi).
Lunghezza : mm. 1,98. Edeago : Be OAT,
Saulcy, nelle brevissime descrizioni originali della Koziorowiczi e della
Revelierei, considera queste due forme come specie distinte dalla sua corsica;
esse vennero successivamente da alcuni autori declassate al rango di sem-
plici varietà della corsica. Le notevoli profonde modificazioni, apprezzabi ili
tanto nei caratteri esterni quanto negli edeagi, mi inducono ora a separare
specificamente la Koziorowiczi dalla corsica e di riallacciare alla prima, come
razza distinta la Revelierei, razza che sostituisce la forma tipica, propria
ai territori settentrionali dell’ isola, nelle regioni montuose del centro e del
meridione. I caratteri che inducono a tale nuova interpretazione si riscon-
trano con tutta evidenza specialmente negli edeagi, rappresentati nelle figg.
41, 420, 42 b. Riferisco alla forma tipica 2 4 4 della collezione Dodero
portanti l’uno la dicitura « Amaurops Koziorowiczi ex Saulcy, Corse » e
l’altro, in tutto identico al primo, « Corse - Koziorowiczi ». Saylcy nella
descrizione originale, istituisce la specie in base ad esemplari provenienti
. da Calvi.
ssp. Revelierei
Saulcy, k€ DO 40: |
Tipo: Corsica (Quenza e foresta dell’Uspedale secondo S. C. Deville).
Edeago : figg. 42 a, 42 b.
76 | | x G. BINAGHI
an diffusa nelle regioni montuose. centrali e meridionali dell’ isola,
nota della Foce di Vizzavona, ove deve essere comune. S. C. Deville in
« Cat. crit. d. Coléop. d. Corse », P. 522, precisa che la specie venne de-
| scritta in base ad esemplari provenienti da ‚Quenza e dalla foresta an
dale.
L’attuale studio conclude la revisione delle specie appartenenti alla fau-
na italiana ed alpina, in maggior parte compiuta col diretto esame dei tipi
o dei topotipi delle specie conosciute. Per esaurire la revisione del genere
restano ora da analizzare le specie diffuse nella penisola balcanica e nel
_ Caucaso, ma il poco materiale che ho a disposizione non mi permette di
intrapprenderne uno studio che possa approdare a proficui risultati.
Nella considerazione che uno degli scopi prefissi era lo stabilire le affi-
nità filetiche delle specie di questo genere così ricco di forme, e così vasta-
mente distribuito, ritengo utile a guisa di conclusione ricapitolarne in ca-
talogo i risultati conseguiti, radunando in gruppi le specie affini. A ter-
mine dei dati geonemici segno per ogni specie, tra parentisi quadrate, il
riferimento delle figure degli edeagi illustrati in questo volume o in prece-
denti pubblicazioni della Società, indicando l’anno di pubblicazione e la
pagina della descrizione della specie.
| CATALOGO DELLE AMAUROPS ITALIANE ED ALPINE
Pinkeri Ganglb. — Bresciano (M. Guglielmo, Campolaro) Alp. trid. (Giud.: V. Sorino) #
[Mem. 1945, p. 55, figg. 26a, 26b]. |
Pirazzolii Saulcy — Alp. Penn. (Oropa, V. Sesia, V. d’ Ossola, M. Mottarone) [Mem.
1945, p. 55, figg. 25].
B
+ *
aculeata Dodero + Sard. (Dorgali) [h. o. p. 73, fig. 35].
sardoa Saulcy — Sard. (Macomer, M.te Ferru, Isili) [h. o. p. 74, fig. 36].
var. microcephala Dodero — Sard. sett. (Banari) [h. o. .p. 70].
var. aritzensis Dodero — Sard. (Aritzo) [h. o. p. 70}.
denticulata Dodero — Sard. (Macomer, Bortigali) [h. o. p. 74, fig. 37].
longipes Dodero — Sard. (Macomer) [h. o. p. 79, fig. 38].
corsica Saulcy — Cors. (Oleita, Omessa, Porto Vecchio, foresta Ospedale) [h. o. p. 75,
fig. 39a-c].
ssp. ancestralis Binaghi — Sard. (Mogoro) [h. o. p. 75, figg. 40 a e Db].
Kozicrowiczi Saulcy — Cors. (Calvi) [h.o. p. 75, fig. 41].
ssp. Revelierei Saulcy — Cors. (Quenza, Foresta Ospedale, Foce di Vizzavona)
[h. o. p. 75, figg. 42a e bj.
DE)
Aubei Fairm. — Sic. (Messina? Ficuzza) [Mem. 1944, p. 50, figg. 12a e bl.
var. monstruosipes Dodero — Sic. (Ficuzza) [l.c. p. 52, figg. 13a e bj.
ssp. Agostini Binaghi — Sic. (Castelbuono) [l. c. p. 52, figg. 14].
AMAUROPS SARDO - CORSE #35 77
sulcatula Dodero — Sic. (Trapani M.te S. Giuliano) [I. c. p. 53, fig. 15].
ssp. confusa Binaghi — Sic. (Ficuzza) [I. c. p. 54, figg. 16a e bj.
ab. pseudosulcatula Binaghi — Sic. (Ficuzza) [l. c. p. 54].
. . | ;
Luigionii Raffray — Laz. (Filettino) [Boll. 1943, p. 123, figg. 1, 2].
' exarata Baudi — Abr. (Gran Sasso, Terminillo) [l. c. p. 124, figg. 5, 6].
ssp. intermedia Binaghi — Mar. (M.te dei Fiori) [I. c. p. 124, figg. 7, 8].
ssp. picena Binaghi — (M.ti Sibillini, M. Cucco) [!. c. p. 125, figg. 9, 10].
ssp. tiberina Binaghi — App. Tosco-Umb.-March. (Alpe della Luna, P. S. Stefano,
M.te Nerone) [l. c. p. 126, figg. 11, 12].
| ssp. Doderoi Binaghi — Tosc. (Arcidosso) [l. c. p. 127, figg. 13, 14].
ssp. romana Raîfray — Laz. (M.ti Albani, M.te Cimino) [l. c. p. 127, figg. 15, 16]. -
ssp. brevicarinata Raffray -— Laz. (Filettino) [I. c. p. 128, figg. 17, 18].
ab. atropidera Raffray — Laz. (Filettino) [l. c. p. 128].
ssp. Solarii Binaghi — CARD (M.te Sacro) Il. c. p. 129) fige. 19, ae
*
Fiori Holdh — - App. Tosco-Em. (dal M.te Cimone al Porrettano) Ten 1944, p. 39
_figg. la e bf. i
dentibasis Dodero — Alp. Ap. (Camajore, Forno Volasco, Stazzema, Pietrosciana,
Lucchese) [I. c. p. 40, figg. 2a e bj.
ssp. troglodytes Binaghi — Alp. Ap. (Foce di Mosceta) [I. c. p. 40, figg. 3a e b].
Diecki Saulcy — Tosc. (Vallombrosa, Camaldoli, Badia a Prataglia, M.te Verna).
[l. c. p. 42, figg. 4a e bj].
ssp. Andreinii Binaghi — App. Tosco-Umb. (Sorg.ti Tevere, Alpe della Luna,
S. Veriano) [l. c. p. 43, figg. 5a e bj. RS
ssp. Trossarellii Binaghi — App. Tosco-Umb. (Bocca Trabaria, Lippiano) [l. c.
p. 43, figo. Ta e bj.
ssp. florentina Dodero — Tosc. (Firenze. Pratolino, M.te Calvana, M.te signo:
‘ Ronta) [l. c. p. 44, figg. 8a e bj.
ssp. senensis Baudi — Tosc. (Montagnola Senese) [l. c. p. 44].
ssp. Moczarskii Holdh. — Is. d’ Elba [l. c. p. 45, figg. 9a e bj.
Abeillei Saulcy — Provenza (Bocche del Rodano, Marsiglia) [Mem. 1945, p. 62,
figg. 30a e Dj. i
Fagniezi S. C. Deville — Drôme (Lus-La-Croix-Haute, Ombléze) [I. c. p. 64, fig. 34].
varensis Binaghi — Provenza (Nizza, Magagnosc) [l. c. p. 63, fig. 32].
dubia Binaghi — Provenza, Esterel. (Frejus) [I. c. p. 63, fig. 33].
gallica Delarouz. — Provenza, Esterel. (Frejus, S. Raphael) [l.c. p. 64, fig. 35a e bl.
Simoni S.-C. Deville — Provenza (Forêt du Dom presso Bormes) fl. c. p. 64, fig. 36].
*
alpina Dodero — Alp. Coz. (Alta valle del Sangone, Coazze) [l. c. p. 58, fig. 28].
ssp. vesulana Binaghi — M. Viso (Crissolo) [l. c. p. 59, fig. 29].
*
carinata Baudi — Alpi Graie (Valli dell’ Orco e. della Stura di Lanzo) [l. c. p. 56,
figg. 27a e bj.
Genova - Osservatorio per le malattie delle Piante, 20-3-1945.
78
FERDINANDO SOLARI.
CURCULIONIDI NUOVI O POCO CONOSCIUTI
DELLA FAUNA PALEARTICA
XI
Philopedon sericans n. sp.
Fra le numerose descrizioni di forme di Philopedon Steph. non ne ho
trovato alcuna. che caratterizzi. una specie, ch’ io eee nuova e che de- .
nomino sericans.
Il Ph. plag giatus si annovera fra le specie di Curculionidi che onto
un buon numero di sinonimi; la sua variabilità invero è quasi senza limiti
ed investe pressochè tutti i caratteri che, di solito, hanno valore per la di-
stinzione delle specie, e forse a questa estrema variabilità del plagiatus è
dovuto il fatto che è passata inosservata finora la forma, che ora descrivo
come nuova. Fra i principali caratteri, ai quali gli Autori hanno attribuito
un valore, si annoverano quello della striatura degli elitri, l’altro della lun-
ghezza o meno del 2° articolo del funicolo ed infine quello riflettente lo svi-
luppo e la forma del lobo esterno delle tibie anteriori (i). La variabilità
della lunghezza del 2° articolo del funicolo non ha limiti-e salta sübito al-
l’occhio, quando si ha a disposizione un materiale sufficiente, invece lascia
a tutta’ prima incerti il carattere tratto dal decorso delle strie elitrali, le
quali sono geminate nella forma tipica, mentre sono equidistanti nel vicinus
Desbr., nel quale ultimo |’ interstria suturale è larga alla base quanto sul
disco degli elitri, mentre nel plagiatus essa è visibilmente più stretta alla
base che sul disco. Ma ho un esemplare, da Santander, che non può essere
ascritto se non al plagiatus di forma tipica, nel quale 1’ interstria suturale
ha la stessa struttura di quella del vicinus.
Le setole delle interstrie sono notevolmente diverse nelle varie forme,
ima esistono tutti i passaggi, che rendono nullo il valore delle differenze che
esistono fra quelle estreme; nel plagiatus tipico, cosi pure nel parapleurus
Marsh., le setole sono bianco- sericee, relativamente lunghe, numerose, di-
sordinate, ispide sulla declività posteriore degli elitri; nel vicinus sono bru-
ne, fortemente abbattute dappertutto, corte, relativamente scarse; nel se-
ricans sono bianche, come nel plagiatus, un pochino più corte, sottilissime,
meno abbondanti, fortemente abbattute, quasi quanto quelle del vicinus.
La forma della clava varia assai; nel plagiatus tipico e nel parapleurus
è brevemente ovale e quasi arrotondata all’estremità, nel vicinus è alquanto.
più lunga, più stretta e visibilmente appuntita; nel sericans è larga quanto
nel plagiatus, ma di solito notevolmente appuntita. La larghezza e la con-
tormazione del pronoto varia nell’ambito di ogni singola forma.
— ———_—_—_
(1) Desbrochers (Frelon XVI - 1908, p. 91) sostiene che vicinus è una specie buona « la
forme n’étant pas globuleuse et celle dee tibias antérieure sans prolongement externe ».
Dei sei esemplari della mia collezione due % 4 e due 9 9 hanno il normale lobo esterno,
soltanto due 9 2 hanno le tibie conformate nel modo descritto dal prefato Autore, Ho
un & del parapleurus nel quale la tibia sinistra ha una spina al lato esterno anzichè un
lobo; ho una © nella quale le tibie sono arrotondate all'apice come nel tipico vicinus; ne
deduco che caratteri tratti dalla conformazione delle tibie, nella parte distale, non hanno
valore specifico.
PHILOPEDON — 79
= ;
È - 3 |
La colorazione delle squamule è pure variabile; nel plagiatus fe interstrie
strette hanno quasi sempre una squamulazione pitt scura delle altre; nel
parapleurus gli elitri sono coperti di squamule grigio-argentee pressochè
unicolori; nel sericans le squamule in complesso sono chiare ed hanno spes-
so dei riflessi iridescenti-sericei molto pronunziati; invece nel vicinus esse
sono tutte di colore grigio-bruno. |
Nel vicinus gli elitri sono più stretti che nel plagiatus e nel parapleurus
di uguale statura; nel sericans essi sono costantemente meno convessi che
nelle forme nominate e più larghi che nel plagiatus.
Nel sericans lo scapo è quasi sempre molto infuscato nella parte clavata,
mentre nelle altre forme in oggetto è di colore rossiccio, ma non devo ta-
cere che ho un esemplare del plagiatus tipico, che ha lo stesso colorito.
Nel sericans gli occhi sono fortemente sporgenti, subconici, negli altri
. éssi sono più o meno convessi, ma giammai subconici; nella nuova specie
inoltre il rostro è più lungo che largo alla base ed ha lati subparalleli, negli
altri invece il rostro é visibilmente conico ed al massimo lungo quanto largo.
Il tubo dell’edeago negli esemplari grandi del plagiatus si allarga leg-
germente dalla base fin verso l’estremità della cavità ejaculatoria, poi si
restringe conicamente fino all’apice, indi finisce in punta arrotondata; negli
esemplari piccoli del plagiatus, del parapleurus e nel vicinus il tubo non
presenta l’allargamento sopra descritto; nel sericans i lati del tubo sono as-
solutamente paralleli, la parte laminare è un pochino più corta e finisce in
punta subtroncato-arrotondata. |
La struttura degli edeagi sopra descritta mi porta a concludere che le
forme finora considerate costituiscono- soltanto due entità specifiche, sepa-
rabili anche per la diversa struttura del rostro e degli occhi e per la dif-
ferente convessità degli stessi, una largamente” diffusa in Europa, l’altra cir-
coscritta al Marocco, la prima variabilissima, la nuova invece abbastanza
costante nei suoi caratteri, a giudicarne dai sei esemplari che ne possiedo,
5 8% ed ı 2, tutti catturati a Tangeri flieg. Vaca). |
Ritengo che Ph. andalusicus Tourn. (1876) sia sinonimo di Ph. vicinus
(1875), che sono della stessa provenienza (2): nella breve descrizione del
primo, data dall’Autore, nulla contrasta il mio convincimento; non credo
possibile che sericans possa essere sinonimo di maroccanus Tourn, (3) e di
setarius Fairm. (4), ambedue provenienti dal Marocco, nè del tristis Stierl.,
della Spagna; secondo le descrizioni maroccanus deve avere gli articoli
3°-7° del funicolo non trasversi, obconici; setarius deve avere setole uni-
fe sulle interstrie, pronoto con punteggiatura molto forte, elitri pro-
fondamente punteggiato- -striati ecc.; fristis deve avere occhi soltanto mo-
deratamente prominenti, elitri profondamente punteggiato-striati, antenne
(2) Tournier afferma che il Ph. andalusicus trovasi anche nel Marccco: ne dubito.
(3) Il Dr. Flach nella tabella dei. Strophosomus (Best. Tab. d. eur. Coleopt. 62, p. 226)
scrive che Strophosomus maroccanus, del quale ha visto il tipo nella. collezione v. Heyden,
appartiene al genere Cneorhinus. Credo che l’autore di detta specie, non in: dicato dal Dr.
Flach, sia Stierlin, non già Tournier, come risulterebbe invece dalla tabella IX del primo
Autore (in Mitt. d. Schw. Ent. Ges. 1885, p. 102). Il Catalogo Winkler non elenca alcun
Cneorhinus maroccanus e neppure uno Strophosomus maroccunus. To ho un esemplare di
Attactogenus, ricevuto dal compianto barone Bonnaire col nome di Cneorhinus maroccanus
Tournier, che proviene probabilmente dalla stessa fonte dell'esemplare tipo (o considerato
tale) visto dal Dr. Flach. Esso risponde ai caratteri indicati aa Stierlin 0. ce.) ed alla de-
scrizione del Cneorhinus Antoinei. Hustache.
(4) Escalera (Col. Maruecos, p. 422) non ha visto alcun Philopedon del Marocco.
80
e
PeSOLARI -:
molto più n. PA, ea Dese deve differire già dal plagiatus perchè
na occhi non prominenti; tuniseus Desbr. è un Leptolepyrus Desbr. |
‚Per la distinzione delle forme discusse può valere la seguente tavola.
I
(2)
Occhi molto sporgenti, subconici; rostro a lati
subparalleli, un po’ più lungo che largo alla
base. |
Scapo molto oscurato nella parte claviforne; 2° articolo del funicolo |
distintamente più lungo che largo, lungo quasi quanto gli articoli
3° e 4° sommati, gli esterni fortemente trasversi, clava leggermente
acuminata. ‘Elitri un po’ più larghi che nel plagiatus, meno con-
vessi, strie leggermente ma nettamente geminate, |’ interstria sutu-
rale evidentemente più stretta alla base che sul disco degli elitri,
questi coperti di squamule che hanno riflessi sericei pronunziati e
che di solito sono in prevalenza di colore argenteo; setole corte,
molto sottili, molto abbattute, quasi invisibili anche sulla declività
posteriore. Olotipo 4, allotipo 9 : Tangeri. |
sericans n. Sp.
Occht piü 0. meno convesst ma siammai subeo.
nici; rostro visibilmente conico, al massimo lun-
go quanto large,
Clava brevemente ovale, non acuminata, un tantino più corta dei
tre ultimi articoli del funicolo sommati; setole degli elitri semi-sol-
levate, quasi ispide sulla declività posteriore, di colore bianco-sericeo ;
Strie quasi sempre geminate. di
Le interstrie strette hanno quasi sempre una squamulazione più scura
delle altre, 2° articolo del funicolo di lunghezza variabile : .
_plagiatus Schall.
Elitri coperti di una squamulazione grigia pressochè unicolore, 2°
articolo del funicolo di solito molto breve, poco più lungo del 3°:
ab. parapleurus Marsh.
Clava delle antenne ovale, fortemente acuminata, lunga almeno quan-
to 1 tre ultimi articoli del funicolo sommati. Elitri provvisti di rade
e brevi setole brune, abbattute anche sulla declività posteriore; strie
non geminate e perciò tutte le interstrie sono di larghezza presso-
che uguale; interstria suturale larga alla base quanto sul disco; squa-
mulazione uniformemente di colore bruno-grigio:
Var. vicinus Desbr.
@
81.
Dott. E. BERIO |
REPERTI DI NUOVE NOCTUIDAE DELL’ AFRICA ORIENTALE
L’ Istituto Nazionale di Entomologia di Roma mi affidò nel 1942 un
lotto di nottue raccolte da Nicotra e da Ungemach per la determinazione;
tra queste ho rinvenuto alcune novità delle quali faccio seguire le diagnosi.
Mi è grato esprimere sentiti ringraziamenti al Prof. Zavattari e al conte
Hartig per l’onorifico incarico. Il materiale che per ora si trova presso di
me, verrà depositato presso l’ Istituto suddetto non appena possibile.
AGROTINAE
Uollega n. gen. (genot. er, ul. n. sp.).
Vicino ad Adisura Moore. ~—
Proboscide ben sviluppata; palpi corti porretti coperti di lunghi peli
sottili; fronte coperta di lunghi peli sottili, con una protuberanza quadrata
ruvida molto pronunciata, preceduta verso il vertice da due Do ne
semilunari come in 7 ricraterifrontia Brio.
Antenne della 2 biserrate. Torace senza creste, coperto interamente di
folti, lunghi e soffici peli; addome coperto di peli corti e rigidi senza cresta;
tibie anteriori senza spine nè uncini, medie senza spine.
Ali ant. subtriangolari col termen diritto e non crenulato; posteriori col
termen ondulato. La cell. delle Aa. nella 9 è coperta inferiormente di lun-
ghi peli. Venatura normale. - 7
U. Ungemachi n. sp.
. Petto, palpi, sommità dei palpi, tegole, rosso vinosi; fronte, antenne,
vertice, torace, giallo bruni. Ventre giallo bruno chiaro. Addome giallo
bruno con anelli giallo crocei. Ali anteriori: costa e termen largamente roseo
vinosi, al margine interno una sottile fascia dello stesso colore. Una larga
fascia longitudinale nel centro dell’ala dalla radice alle ciglia, con ramifi-
cazioni sottili sulle vene 3 e 4, giallo cremea, con due macchie nere cunei-
formi superiormente, che lasciano tra loro una sottile linea del color del
fondo. Sotto questa grande fascia, fino alla vena 1, un campo rosso. mat-
tone; dalla 1 fino alla sottile fascia rosea marginale e una fascia limbale,
l’ala è giallo bruna. Ali posteriori brune con ciglia giallastre variegate di
roseo e bianco. Inferiormente ali brune, con le vene segnate di giallastro.
Costa delle Aa. rosea, ciglia roseo mattone precedute da linea giallo ocrea,
frangie ali post. giallo ocree e crocee.
7 2 (Holotypus), Uollega, Galla Sidamo, Etiopia (Ungemach).
Agrotis (Neosema) sesamioides Rebi. 2.6, 1 9 Mogadiscio (Nicotra).
Tl genere Neosema di Rebel (Denk. Wiss. Akd. LXXI, p. 85, 1935) non
ha caratteristiche proprie tali da staccarlo dal gen. Agrotis, e la specie si-
82 | E. BERIO ~
=.
nora nota, come quella che qui sotto viene descritta, hanno l'armatura ge-
_ nitale simile a quelle del detto»genere,
Potrà al massimo essere mantenuto come subgenere.
Gaede (Seitz) lo ha collocato certo inavvertitamente tra le Hadeninae di
cui non ha alcuna caratteristica.
A. (Neosema) sesamioides Reb. ab. 9 obscura n. ab.
La @ della f. tipica ha identica colorazione del 4 , e ne differisce per
la statura poco superiore. Una 2 ha le ali ant. completamente colorate di
bruno e propongo la designazione suddetta. 1 2 (Holotypus) Mogadiscio,
Somalia (Nicotra). | ei
Fig. 1: Agrotis (Neosema) sesamioides Reb. valva destra.
Fig. 2: Agrotis (Neosema) Nicotrai Berio idem.
A. (Neosema) Nicotrai Di Sp:
é come sesamioides Reb. ne differisce per avere le ali anteriori com-
pletamente bianche, quasi senza alcun segno, e nell’armatura genitale com'è
facilmente rlemabile dalle figure comparative. 1 & (Holotypus) Mogadiscio,
Ivy: Si (Nicotra). |
ERASTRIINAE |
Eublemma reninigra n. sp.
Vicina a galacteoides Berio.
4 Palpi, capo, torace, addome, ali giallo cremeo leggermente tinti di
rosa, sei tacche nerastre piccole alla costa, reniforme allungata, strozzata
al centro, interamente nera, linee trasversali cancellate. All’apice due segni
nerastri formano un’ interrotta linea diagonale diretta verso la radice del-
l’ala. Ali posteriori tinte di bruno nella parte distale. Inferiormente, un
punto nero in chiusura di cell. sulle 4 ali, una linea postmediana nelle an-
teriori e, su queste, apice oscurato. 4 (Holotypus) Mogadiscio (Nicotra).
NOCTUIDAE DELL’ AFRICA ORIENTALE Ae 83
Eublemma costivinata n. sp.
& Capo, torace, addome, ali posteriori giallo ocreo chiari.
Ali anteriori Disco cremeo con una macchia triangolare dello stesso co-
lore all'apice prima della linea limbale. Quest’ultima è bianca preceduta da
un'ombra giallo. verdastra, è rivolta in fuori dalla costa, poi in dentro alla
vena 7, quindi in fuori per tornare in dentro alla 2 submediana, e di
qui al margine.
Inferiormente, le 4 ali sono bianche, le anteriori fortemente e le poste-
riori poco macchiate di rosso vinoso e ‘giallo dorato.
Distinguibile una linea mediana arcuata nelle 4 ali. Zampe e ventre
bianchi. 1 & (Holotypus), Neghelli, 1441 m., Borana, Etiopia. (Nicotra).
D. GUIGLIA
DESCRIZIONE DI UN NUOVO ANCISTROCERUS
DELLA SARDEGNA E NOTE PER UNA REVISIONE DELLE SPECIE
DEL GRUPPO DEL "A. PARIETUM
(Hymen. Eumenid.) _
Le specie del gruppo del parietum si presentano, come aspetto di in-
sieme, assai simili fra di loro, per cui, da non pochi Autori, sono state
considerate come seinplici forme cromatiche quelle che invece erano in
realtà specie ben definite. —
Fra i Vespidi della Sardegna da me studiati nel 1938 (1), avevo notato
una specie di Ancistrocerus di questo gruppo, la cui determinazione mi
lasciava alquanto incerta; specie che ritenevo affine ma distinta dal tripha-
leratus Saussure. Nonostante che il Blüthgen mi avesse anche in seguito
ripetutamente comunicato di non essere riuscito a trovare caratteri diffe- .
renziali fra essa e la diagnosi originale del triphaleratus (2), pure rimasi
assai dubiosa circa l’identità specifica delle due forme. Ulteriori e ripetute
ricerche mi convinsero infine della novità della specie, ciò che in base alle
mie osservazioni ed al materiale da me inviato ha confermato pure il Blü-
thgen in una sua recente nota (3) e ciò che chiaramente appare dalla se-
guente tabella (4). :
TABELLA PER LA DETERMINAZIONE DEGLI ANCISTROCERUS
DEL GRUPPO DEL PARIETUM (5).
8:8
- Solamente tre tergiti con fascia gialla ben definita al margine api-
celo I
— - Almeno quattro tergiti con fascia gialla al margine apicale. <<
2. - Clipeo (Fig. 1) con notevole depressione mediana sulla metà ante-
riore, con smarginatura apicale profonda ed angoli anteriori acuti
e carenati. Ultimo articolo delle antenne (Fig. 5) a lati convergenti
fin dalla base e ad apice appuntito. Mesopleure con macchia gialla
gazelloides mihi
(1) D. Guiglia; a Canin alla conoscenza della fauna entomologica della Sardegna.
— Hymenoptera - Scoliidae, Sapygidae, Vespidae, Sphecidae. Mem. Soc. Entom, Ital., XVII,
1938, pag. 7.
(2) H. Saussure. — Etud. Fam. Vespid., III, 1854-56, pag. 200.
(3) P. Blüthgen. — Taxonomische und biologische Notizen über nude Marigohe Falten-
wespen (Hym. Vespidae) - Stett. Ent. Zig. 104, 1943, pag. 155.
(4) Ho dovuto purtroppo basare le mie osservazioni solamente su di una parte limitata
di materiale poichè, per ovviare ai pericoli bellici, gran parte delle collezioni entomologiche
del Museo di Genova sono state incassate e non sono consultabili.
” (5) Ho preso in considerazione solamente le specie e il sesso che ho potuto esaminare
e visu.
(6) Blüthgen (1. c.) dice che il triphaleratus può presentare tre o quattro fascie gialle
ai tergiti; questa specie è però descritta con tre sole fascie gialle.
ANCISTROCERU S Si 85
— - Clipeo (Fig. 4) regolarmente convesso, con lieve smarginatura api-
cale e con angoli anteriori ottusi e privi di carena. Ultimo articolo
delle antenne (Fig. 6) a lati subparalleli e ad apice tronco {a vista.
dorsale-obliquamente troncato). Mesopleure.nere . <<...
$ triphaleratus Saussure
3. - Clipeo (Fig. 2) notevolmente concavo nel mezzo presso il margine
anteriore, e con gli angoli anteriori divergenti e fortemente care-
nati; margine posteriore con notevole sinuosità mediana. Macchia.
gialla interantennale estesa fino al clipeo. Lati del segmento me-
diano più o meno estesamente macchiati di giallo LAI
| | remmacula Lepeletier
Clipeo di: fig. 1 A. gazelloides, fig. 2 A. renimacula, fig. 3 A. parietum, fig. 4 A. tripha-
leratus. — Articoli apicali delle antenne (visti di profilo e di faccia) dei maschi di: fig. 5
A. gazelloides, fig. 6 A. triphaleratus, — Antenne delle femmine di: fig. 7 A. claripennis,.
fig. 8 A. parietum.
— - Clipeo (Fig. 3) con leggera depressione presso il margine anteriore;
angoli anteriori paralleli e leggermente carenati; margine posteriore
troncato diritto, o al più con leggerissima sinuosità mediana. Mac-
chia gialla interantennale mon estesa fino al clipeo. Lati del seg-
mento mediano neri . ia e et, De ann.
os
u - Solamente tre tergiti con fascia gialla ben definita al margine apicale
| gazelloides miht
— - Almeno quattro tergiti con fascia gialla al margine apicale .. . 2
2. - Tempie rigonfie. Torace con colorazione gialla sensibilmente estesa;
lati del segmento mediano con grande macchia gialla. Pubescenza
86 i 3 | D. GUIGLIA
dell’addome assai scarsa e brevissima; secondo tergite del tutto
“D Quasi privo di pel... SS aemaciia Lepeicmer
— - Tempie non rigonfie. Torace con colorazione gialla in generale meno
estesa; lati del segmento mediano neri, solo eccezionalmente con
lievi traccie gialle (D. Pubescenza dell’addome sensibilmente lunga
ed abbondante; secondo tergite con fitti peli biancastri diretti all’in-
ren
3..- Ali anteriori. con la cellula radiale non o appena lievissimamente
infoscata, nel resto ialina o subialina. Antenne (fig. 7) tozze con gli
articoli apicali notevolmente ingrossati . . claripennis Thomson
— - Ali anteriori con la cellula radiale bruna; nel resto più o meno info-
scate. Antenne (Fig. 8) snelle con gli articoli apicali leggermente
Dep... D nn + Done Lino
-Ancistrocerus parietum Linn.
ba colorazione del parietum è piuttosto incostante; il clipeo della
femmina varia dal giallo con striscia o macchia nera mediana, di forma
ed estensione variabile, al nero con due grandi macchie gialle laterali. sulla.
meta posteriore: Il giallo del pronoto può presentarsi più o meno esteso
ed il postscutello può essere o completamente giallo o completamente nero.
Le mesopleure sono macchiate di giallo, solo in un maschio (2) sono nere. I
lati del segmento mediano sono neri, solamente in una femmina di Ge-
nova ho notato due piccole macchiette gialle. Sull’ addome le fascie al
margine apicale dei tergiti possono essere quattro o cinque nella fem-
mina, sei nel maschio; il sesto tergite (nella 2) presenta, non di rado una
. macchia gialla mediana più o meno grande. In questa specie, come nelle
altre del gruppo, la smarginatura della fascia gialla del I tergite è variabile
sia come ampiezza che come forma, |
Blüthgen (l. c.) distingue il parietum per il contorno della carena
trasversale del I tergite (visto davanti) rientrato nel mezzo in un angolo
ottuso abbastanza largo. Però da quanto ho potuto constatare, tale smar-
ginatura, in questa come nelle altre specie, non si mantiene costante, l’an-
golo può mostrarsi cioè più o meno ampio fino a divenire del tutto o quasi
impercettibile. Blüthgen (1. c.) dice inoltre come la femmina del parietum
si distingua pure per gli angoli del pronoto più ottusi. Da quanto mi risulta
neppure tale caratteristica, sia nei maschi che nelle femmine, non si man-
tiene costante; ho osservato difatti esemplari con angoli più o meno acuti
e sporgenti. Le antenne sopiattutto offrono un buon carattere distintivo
per le femmine del parietum, poichè in queste il funicolo si presenta, ri-
spetto a quelle delle ‘altre specie del gruppo da me ‘esaminate, sensibil-
“mente più snello e ad articoli apicali meno ingrossati e meno trasversi.
I maschi del parietum si differenziano con facilità da quelli dell’affine reni-
macula, oltre che per i caratteri indicati nella tabella, per la smarginatura della
ar
(1) Dal Bliithgen (J. c., pag. 155) è citata la var. subrenimacula Blüth. (2) del clari-
pennis Thoms. caratterizzata dal disegno giallo ai lati del segmento mediano. Non conosco
de visu questa varietà.
(2) Canonica d Adda (Coll. Magretti).
ANCISTROCERUS | SU 87
colorazione gialla del clipeo non più profonda di quella del margine del
clipeo; nel renimacula questa appare invece notevolmente più profonda
e di conseguenza ad angoli più prominenti ed acuti.
Ancistrocerus renimacula Lepeletier
Loc. tip.: Algeria (Orano).
| Rispetto älle altre specie del gruppo il renimacula presenta la colo-
razione . d’ insieme, specialmente nelle femmine, con prevalenza di parti
chiare. In esse per lo più il clipeo è giallo con solo una striscia nera lon-
gitudinale mediana non raggiungente il margine posteriore; solamente
nelle tre femmine della Sardegna (Porto Santoru, Muravera) già da me
citate (1938, 1. c.), il nero si presenta notevolmente più esteso; nei due
esemplari di Porto Santoru il clipeo è difatti quasi interamente nero con
solo due grandi macchie gialle laterali sulla metà posteriore e due più
piccole, pure laterali, su quella anteriore. I disegni gialli del torace sono
nella femmina piuttosto estesi e le macchie gialle ai lati del segmento me-
diano sono in generale ampie; nei maschi si può trovare il giallo un poco
più ridotto, ho notato anche esemplari con lo scutello intieramente nero.
L’addome presenta nei maschi i primi sei e nelle femmine i primi cinque
tergiti con fascia gialla apicale, in queste sul VI tergite si nota di fre-
quente. una macchia gialla mediana. | |
Ancistrocerus triphaleratus Saussure (1) -
1:8c. HR» « Gallia ». |
Questa specie ‘è caratterizzata, secondo il Blüthgen (1. c.), « dalla ca-
rena del I tergite divisa da una stretta fessura che giunge profondamente
in basso », dalla mancanza di disegni gialli sulle mesopleure (2) e dall’ ul
timo articolo antennale del 4 non o appena assotigliato verso l’estre-
mità e trasversalmente troncato all’apice.
lo non conosco de visu che un solo maschio di Cagliari (Sardegna)
i cui caratteri differenziali sono ben definiti, come risulta dalla tabella dico-
tomica. Aggiungo che gli angoli laterali del pronoto si presentano in que-
sto esemplare piuttosto arrotondati ed il giallo dello scutello ridotto a
quattro macchiette irregolari; la smarginatura della fascia gialla del I
‘tergite è inoltre subtriangolare ed il IV tergite presenta nel mezzo una
piccola macchia gialla trasversa. Secondo il Blüthgen l’addome può pre-
| sentare in questa specie o tre o quattro tergiti con fascia gialla apicale.
| Il triphaleratus è citato del Sud Europa, del Nord Africa e dell Asia
Minore.
Ancistrocerus gazelloides n. sp.
2. - Nella colerazione simile al parietum, si differenzia, come il tri-
haleratus. per avere tre soli tergiti con fascia gialla al margine apicale.
3 5
(1) Blüthgen (1. a attribuisce all’ A. biphaleratus Sauss. (Etud. Fam. Vespid., I, Eumén.,
1852, pag. 134, Tav. 16, fig. 2. Loc. tip.: Egitto) gli stessi caratteri morfologici dell’ A. tripha-
leratus Sauss.
(2) Faccio osservare come anche un maschio di parietum di Canonica d’Adda (Coll. Ma-
| gretti) da me esaminato (v. pag. 86) presenti le mesopleure completamente nere.
88 | | | - D. GUIGLIA
Il clipeo presenta una grande macchia nera ‘mediana a forma di lancia
estendentesi per tutta la sua lunghezza. Il postscutello è nero.
Clipeo con diametro longitudinale subeguale a quello trasversale, mar-
gine anteriore troncato, superficie visibilmente punteggiata-rugosa a strie
longitudinali irregolari, più evidenti sulla porzione mediana che ai lati.
Antenne piuttosto massiccie, con la metà apicale che va gradatamente
ingrossandosi a cominciare dal sesto articolo del funicolo. -
Angoli laterali del pronoto subarrotondati e non sromuicnty
corni trasversale del I tergite con leggerissima smarginatura me-
diana. Sul II tergite i punti sono abbastanza radi al centro, sensibilmente
più fini e più fitti ai lati.
Lung.:; ıı mm.
4. = Colorazione simile al maschio del trıphaleratus. a
Clipeo con notevole depressione mediana sulla metä anteriore, smargi-
natura apicale ampia, angoli laterali subparalleli e carenati. Anteriormente
la colorazione gialla è smarginata più profondmente, di conseguenza gli
angoli appaiono più prominenti ed acuti. Margine posteriore subdiritto o con
lieve concavità mediana. Antenne piuttosto robuste, con gli articoli della
metà apicale (a cominciare dal 7° articolo del funicolo) PRISE DIE in-
grossati e dorsalmente convessi, l’ultimo articolo appuntito.
Angoli laterali del pronoto abbastanza acuti e divergenti.
Carena trasversale del I tergite, come nella 9, debolmente smarginata
nel mezzo.
Sul II tergite i punti sono piuttosto grossolani e profondi:
Lungh.: Io mm.
Sardegna: Sorgono, 4 4 4 1 © (leg. A. Krausse); Muravera, VI-
1936, 1 4 (leg. F. Hartig); Aritzo, Vill-1936, 1 & (leg. F. Hartig); 4s.
Asinara, vari esemplari (leg. S. Folchini). a |
Ho notato come ı maschi sopra citati presentino leggere variazioni
| sia morfologiche che cromatiche: così il margine posteriore del clipeo
può mostrare l’accenno di una lieve smarginatura mediana; gli spigoli
laterali del pronoto possono essere più o meno sporgenti e più o meno
acuti. La statura mostra notevoli oscillazioni: da un massimo di 10 mm.
si scende ad un minimo di 4% mm. circa {1 & dell’Isola Asinara),
La macchia gialla interantennale in tre esemplari di Sorgono e in uno di
Aritzo si prolunga in una stretta linea che raggiunge del tutto’ o quasi il
margine posteriore del clipeo. In un esemplare di Sorgono si osservano
traccie giallastre lievi sul IV tergite, più pronunziate sugli sterniti IV-VI.
La smarginatura della fascia gialla del I tergite può mostrarsi più o meno
ampia. DE
. Questa specie si avvicina al triphaleratus Sauss., di cui non conosco
de visu che solo il maschio; questo è distinto dal gazelloides, oltre che
per i caratteri dati nella tabella, per la colorazione gialla del clipeo a smar-
ginatura non più profonda di quella del margine del clipeo, per gli angoli
del pronoto visibilmente meno acuti e prominenti, per l’incisione mediana
della carena trasversa del I tergite notevolmente più ampia e più pro-
fonda, per la smarginatura della fascia gialla dello stesso tergite sub-.
ANCISTROCERUS | 289
triangolare & per la punteggiatura del II tergure sensibilmente più fina
e più densa.
Come gia ho detto (1938, 1. c., pag. 8) si deve con tutta eohaßilis
riferire al gaselloides la forma a tre sole fascie gialle addominali che Na-
dig (1) designa come ssp. nov. dell'A. parietum, inoltre l'A. trifasciatus
Fab. citato dal Magretti del Gennargentu (2) ed infine la varietà della
Corsica a tre sole fascie gialle addominali, che il Berland (3) erroneamente
contraddistingue con il nome di var. gasella Panzer.
Ancistrocerus claripennis Thomson
Loc. tip.: Standinavia.
Di questa specie io non conosco de visu che la sola femmina, la
quale si distingue da quella dell’affine parietum, oltre che per i caratteri
riportati nella tabella, per la punteggiatura del II tergite un poco più fina
e meno profonda.
Il clipeo è notevolmente più scuro rispetto a quello delle altre specie
| del gruppo; in due esemplari di Frabosa Soprana (Piemonte) è nero. con.
due striscie gialle laterali sulla metà posteriore, che sono ridottissime in
uno di essi. Le antenne sono clavate e, sia rispetto al parietum che alle
specie affini, si presentano sensibilmente più tozze; il 6° ed il 7° articolo
del funicolo sono visibilmente più larghi che lunghi e il 6° bia è più
| breve (di 1/5 circa) del 7°; nel parietum il 6° ed il 7° articolo sono eguali
ed appena più larghi che lunghi.
[Negli esemplari da me esaminati gli angoli del pronoto si mostrano
in al poco prominenti e poco .acuti. Il postscutello ha una fascia
gialla completa, solo in due esemplari essa è medialmente interrotta; le
_mesopleure sono macchiate di giallo. Sui tergiti I-V la fascia gialla api-.
cale è ampia e ben definita;-il VI tergite ha una grande macchia gialla.
mediana. | |
Fra i maschi del claripennis, da quanto dice il Blüthgen (1. c.), si
osservano di frequente esemplari con le ali anteriori infoscate, essi però
si differenziano dal parietum per la più debole e più stretta incisione del
clipeo, per l’ultimo articolo delle antenne più breve, per gli angoli del
pronoto alquanto diretti in avanti, per il segmento mediano (visto di pro-
filo) con dentellatura più acuta, per I’ infossamento della carena trasversale
{nel mezzo) di regola più distinto.
| Dal maschio dell’A. gazella il aber si distingue, sempre secondo
Blüthgen, per gli noch del pronoto fortemente diretti in avanti, per il
minore infossamento della carena trasversale (nel mezzo), per la punteg-
giatura del II tergite sensibilmente più debole e più densa e per le più
lunghe carene del solco trasversale del II sternite. Da ambedue le specie
si differenzia poi per i più brevi e più grossi articoli delle antenne e per
ia porzione apicale del clipeo più o meno evidentemente appiattita nel
mezzo.
(1) Jahresb. d. Naturfosch. Gesell. Graubünd., Bd. LXXII, 1933- 34, pag. 34.
(2) II Naturalista Sieiliano, I, 1881-1882, pag. 161.
(3) Faune de France, Hymén. Vespif., II, 1928, pag. 28.
90 D. GUIGLIA
E’ questa, a quanto pare, una specie prevalentemente centro-europea;
gli esemplari da me esaminati sono in massima parte di On
_ Ancistrocerus davelia Panzer
Loc. tip.: | Germania. 3
Non conosco de visu questa specie; secondo il„Blüthgen (1. di) essa è
più piccola € più snella del parietum e del claripennis, la carena del I ter-
| gite è nel mezzo niente o molto poco rientrata, la punteggiatura del II
tergite è forte e di regola abbastanza sparsa, l'espansione dei disegni gialli
dell'addome è molto variabile. Nella femmina gli angoli del pronoto sono
appuntiti e non di rado diretti un poco obliquamente in avanti, nel ma-
schio si presentano molto acuti e più o meno diretti obliquamente in
avanti. | | 7 |
Saussure (1) distingue il 4 dell’A. gasella da quello del parietum,
oltre che per la minore statura, « per lo scutello e le tegule nere, per il.
pronoto nero o appena orlato di giallo nel mezzo, per le fascie dell’ ad-
dome che non sono sovente che in numero di tre ».
(1) Etud. Fam. Vespid., III, 1854-56, pag. 209.
01.
F. CAPRA.
NOTE SUI COCCINELLIDI (Col.) II
SU «THEA » THURIFERAE SICARD E SULLA MICOFAGIA DEI
COCCINELLIDI
Nel 1927, non conoscendo de visu la Thea thuriferae Sicard (1923),
basandomi sul fatto che Peyerimhoff (1926) la indicava come predatrice
di un Coccide (Phenacoccus Peyerimhoffi Vayss., parassita del Juniperus
thurifera L.), avevo espresso il dubbio che essa non appartenesse al gen.
Thea Muls., normalmente micofago. Ulteriori osservazioni di Balachow-
sky (1928) sul suo regime dietetico ed alcuni dei caratteri indicati nella
‘descrizione originale mi avevano confermato tale dubbio, condiviso in
seguito anche da Mader (1933). |
Ritorno ora sull’argomento avendo dono studiare due topotipi & 4
di Thea thuriferae, di Mahmel (Djebel Aurès, m. 1650-2000 s. m. Algeria),
avuti tempo fa con squisita cortesia dal sig. P. de Peyerimhoff.
Il gen. Thea Muls. (sp. typ.: 22-punctata L.) appartiene agli Psvilo-
borini, micofagi e non carnivori, con le mandibole munite, oltre che di
due grandi denti apicali, di alcuni piccoli denti sul margine inferiore del
idente ventrale, carattere in relazione alla micofagia ‚delle specie di que-
sta tribù indicato da Strouhal (1926); per il clipeo troncato e ad angoli.
non prominenti in avanti (Casey, 1899); per le antenne a clava allungata
con l’ultimo articolo troncato obliquamente e terminante ad angolo, ca-
rattere questo usato da Mulsant (1846, 1851, 1866) per i suoi as
corrispondenti agli Psylloborini (x).
Oltre a ciò nel gen. Thea il prosterno è sprovvisto di carenule, gli
‘unguicoli dei tarsi hanno un grande dente subquadrato alla base, 1] sifone
è piuttosto breve e robusto, bruscamente ristretto distalmente e termi
nante con un breve pezzo subcilindrico, seguito da un lobo membra-
noso, ecc. | | |
Ora, per la thuriferae già dalla descrizione risulta che essa non può
rientrare nel gen. Thea s. str. per la presenza delle carenule al prosterno
e per il clipeo ad angoli prominenti. Inoltre dall'esame dei miei esemplari
risulta che le mandibole sono solo bidentate all’apice (fig. 5) e le antenne
‘hanno l’ultimo articolo troncato trasversalmente. E’ evidente quindi che.
thuriferae non solo non ABDATHERE al gen. Thea ma nemmeno agli Psyl-
loborini.
Per la forma delle mandißole e del clipeo essa appartiene quindi ai
Coccinellini sensu Strouhal e Casey, e per la lunghezza delle antenne al
gruppo dei Mysiates di Mulsant. Ed effettivamente la struttura del sifone
(1) Mulsart negli Halyziates, oltre ad Halyzia, Vibidia, Thea ed altri, comprese anche
il gen. Propylaea, forse per una inesatta valutazione delle antenne. In realtà in Propylaea
l’ultimo articolo delle antenne è troncato arrotondato e perciò deve rientrare nel gruppo
dei Mysiates di Mulsant, col quale concorda anche per altri caratteri* (mandibole bidentate,
elipeo ad angoli prominenti).
92 F. CAPRA
ne dimostra la grande affinità con Neomysia Casey (= Mysia Muls., Pa-
ramysia Reitter) Sospita Muls. e particolarmente con Mhyrra 18-guttata (L.).
Malgrado ciò Ta thurifherae non può ‘essere inclusa nel oo Mhyrra ed è
necessario istituire per essa un nuovo genere
Metamhyrra nov. gen.
Prope Mhvrram Muls. Species typica: « Thea » thuriferae Sicard, 1923.
Mandibulae bidentatae; clypeus emarginatus angulis antice prominu-
lis; antennae longae, clava triarticulata, articulo 9° fere cylindrico, ulti-
mo apice subtruncato. Pronotum lateribus postice subparallelis, angulis
posticis subobtusis, margine postico medio late producto, immarginato.
Prosternus bicarinatus, carinis validiusculis antice convergentibus, margi-
nem anticum non attingentibus. Mesosternus convexus, antice carina —
transversa non sinuata. Lineae femorales urosterniti primi postice quartam
partem longitudinis sterniti attingentes, externe obliteratae. Pedes longius-
culi; tibiae apice calcaribus destitutae; tarsi elongati, articulo ultimo
dimidia parte ipsius longitudinis ultra secundum prominente ; Mn haud
dentati.
Penis quam paramera parum ee longe lanceolatus ; lamellae la-
terales penis elevatae; paramera elongata; sipho ut in Mhyrra, regulariter
arcuatus et attenuatus, apice Ree longissimo, fere triplice ee lon-
gitudine, praedito.
2 mihi ignota.
Aggiungo alcuni cenni più particolareggiati sulla Metamhyrra thuri-
ferae (Sicard) in confronto con la Mhyrra 18-guttata (L.), i quali servi
ranno a fissare meglio i caratteri generici e specifici di ambedue le specie.
In Met. thuriferae le antenne (fig. 1) hanno il 3° articolo di un quarto
della sua lunghezza più lungo del 5°; il 9° lungo un po’ meno del doppio
della sua larghezza, assai poco ene nee distalmente; il 10° cosi lungo
che largo. In Mh. 18-guttata il 3° è subeguale al 5°; il 9° è appena poco
più lungo che largo; il 10° è distintamente più largo che lungo.
Pronoto largo un po’ meno del doppio della lunghezza (larghezza:
lunghezza = 1,90) a lati subparalleli nel terzo basale, poi poco arcuati
e poco convergenti in avanti, doccia marginale stretta, angoli posteriori
ben marcati, un po’ ottusi; base non orlata, nettamente sinuosa ai lati
e con terzo mediano sporgente all’ indietro. In Mhyrra pronoto largo un
po’ più del doppio della lunghezza (2,15), a lati convergenti all’ indietro
nel terzo basale, doccia marginale più larga, angoli posteriori. fortemente
arrotondati, base assai meno sinuosa e non sporgente all’ indietro nel
mezzo. Sicard non fa cenno del colore del pronoto di thuriferae; esso è
giallo paglia come quello delle elitre, talora con traccie di una piccola
macchia lineare davanti allo scutello. e di un’altra un po’ più grande a
ciascun lato, corrispondenti alla base del disegno ad M presente in
Mhyrra (2).
u
(2) Nella fig. 2 di Balachowsky, la quale nell’ insieme rende bene l’ insetto, la forma
del pronoto non corrisponde alla realtà. Sicard descrive gli angoli anteriori del pronoto
come leggermente sinuati all’ infuori, ma ciò non si osserva negli esemplari che ho in esame.
SU THEA THURIFERAE | 93
Prosterno a carenule ben marcate, convergenti, giungenti ad un
quarto dal margine anteriore. In Mhyrra sono più sottili e giungono a
metà della lunghezza del prosterno.
Mesosterno come in Mhyrra, fortemente convesso, un po’ più largo,
a carena trasversale anteriore ben marcata, subdiritta.
Metamhyrra thuriferae (Sicard)
Fig. 1, antenna destra; fig. 2, tibia posteriore destra e tarso; fig. 3, estremità della tibia,
maggiormente ingrandita; fig. 4 unguicoli del tarso anteriore, maggiormente ingranditi;
fig. 5, mandibola sinistra, dal lato ventrale; fig. 6, tegmen dal lato ventrale; fig. 7, lo stesso
di profilo; fig. 8, sifone; fig. 9, apice del sifone e parte basale del flagelro, maggiormente
ingranditi.
DI
Addome di sei sterniti visibili, l’ultimo. breve e largamente troncato
(4). Linee femorali ben marcate, oblique, poco arcuate, giungenti po-
steriormente ad un quarto dul margine posteriore (e non sina al margine,
come scrive Sicard) e ripiegate angolosamente, con ramo esterno in gran
parte obliterato, circa come in Mhyrra. He |
Zampe lunghe, gracili; tibie (fig. 2, 3) strette a margini subparalleli,
all'apice con frangia di setole, senza speroni apicali differenziati; tarsi
94 F. CAPRA
(fig. 2) ad ultimo articolo assai lungo, distintamente più lungo dei primi
due presi insieme, sporgente di più della metà della sua lunghezza oltre
il, 2° articolo; unguicoli (fig. 4) non dentati: Nella Mhyrra le zampe sono
più tozze, l'apice delle tibie medie e posteriori, oltre «alla frangia di setole,
è munito di due speroni assai piccoli, non sporgenti. oltre le setole; l’ulti-
mo articolo dei tarsi più breve dei due- primi presi insieme, sporgente di
meno che metà oltre il 2°; unguicoli dentati.
Pene (fig. 6) un po’ più breve dei parameri, stretto, lungamente lan-
ceolato, lamine laterali membranose perpendicolari al piano ‚del pene, eon-
tinuate sul terzo distale da una ‘carena giungente all’apice; visto di pro-
filo come in fig. 7. La forma del pene è intermedia tra quella di Mhyrra,
ove il pene è largo, ogivale, e di Neomysia e Sospita, in cui il pene è
strettissimo, cultriforme. Parameri lunghi e stretti con lunghe setole
‘poco fitte sul quarto distale del margine ventrale ed all’apice. Lamine —
basali mediocri, trave un DD: più lungo delle lamine basali + parameri, | a
‘ clava alfungata. SI
Sifone (fig. 8), come in Mhyrra, a grande curva nella metà casi
male, subdiritto nella distale, uniformemente attenuato fino all’apice, ter-
minato in un lunghissimo flagello, che è circa il triplo della lunghezza del
sifone, avvolto a gomitolo in riposo; basalmente il flagello è per breve
tratto nastriforme, rinforzato da un breve filamento inferiore e da uno
più lungo superiore, che si continua nel flagello (fig. 9). Capsula basale tra-
sversa, con la parte esterna alla curva del pene piccola. | 7
La ® mi è ignota; essa dovrebbe presentare il ductus receptaculi as-
sai lungo ed sani come nella Mhyrra 18-guttata, data l'identità
di struttura del sifone de due specie. |
RX
Solo nel primo ventennio di questo secolo è stato accertato che le
specie dei gen. Thea, Vibidia ed Halyzia sono normalmente micofaghe in-
vece di essere carnivore, come la maggior parte dei Coccinellidi (esclusi
gli Epilachninae fitofagi, o meglio fillofagi), come si era ritenuto fino allora.
Gli AA. che si sono occupati dell'argomento, quali Lichtenstein (1917)
Strouhal (1926) riferiscono le prime osservazioni su forme europee al Weise
(1900), che fece un brevissimo cenno della micofagia di Thea 22-punctata (3).
Non erano sfuggite a questi AA. le ricerche del Forbes (1880, 1883) sul
contenuto intestinale di Coccinellidi americani, il quale aveva trovato in
‘specie normalmente carnivore (gen. Brachyacantha, Cycloneda, Coccinella,
Ceratome gilla, Hippodamia) sino al 45 % di spore di funghi vari.
%
A tutti è sfuggito che in realtà le prime osservazioni «sicure sulla mi-
cofagia di un Coccinellide, e precisamente della larva di Vibidia 12-guttata
(Poda), sono quelle dell’entomologo senese Apelle Dei, che ne riferì in una
comunicazione, letta dal prof. Marchi (4), all’adunanza del 29 ottobre 1876
della Società Entomologica Italiana. Data Vestrema rarità dei « Resoconti
delle Adunanze » ed a dimostrazione del mio asserto ne riporto alcuni ‘punti.
(3) Wieise, 1900, p. 297: « Unica eccezione forma. finora il gen. Thea, che vive di Critto-
game e cioè mufte, che ricoprono le foglie di Humulus Jupulus L. e di Astragalus glycy-
phyllus L. ».
(4) Il Coleopt. Cat. di Junk, pars 120 (1932), p. 575, riporta l’ indicazione bibliografica..
riferendola al Marchi, ma questi non fu che il relatore della comunicazione del Dei,
‘SU THEA. THURIFERAE 95
A. Dei riferisce di aver trovato a fine luglio su un grappolo d’uva at-
taccato dall’Oidio (Oidium Tuckeri) una larva « .... che scorreva sugli acini,
ed ogni tanto si fermava ove la crittogama era più sviluppata e più fitta,
e movendo la testina in giro, e più lentamente poi anche il resto del corpo,.
formava su quegli acini delle aree circolari, nette dalla parassita. Eviden-
temente questo piccolo e giovine insetto si cibava dell’oidio.... Allora con
l’aiuto di una lente mi accertai che' realmente mangiava la crittogama...
Il giorno dipoi .... vidi aumentato il numero delle piccole aree vo acini
malati, il che significava che animaletto aveva seguitato a mangiare... ». Dal-
l'allevamento di questa larva il Dei ottenne. l'adulto di Vibidia i pate
verso la metà di agosto.
| Il prof. A. Targioni Tozzetti dubitò del fatto e credette i « avver-
tire la ‘possibilità che le larve di cui si tratta, come d'altronde sarebbe co-
stume di quelle della specie, si trovassero fra l’oidio dell’uva, piuttostochè
per satollarsi dell’oidio stesso, per fare la caccia a qualche larva 0 qualche:
acaro, ivi pure ricoverato ». :
Le ricerche posteriori di G. Martelli (1913, 1914), che osservò la mico-
fagia della Vibidia 12-guttata per Sphaerotheca pannosa Lév. del Pesco e-
Phyllactinia suffulta Sacc. del Nocciuolo, e quelle di J. L. Lichtenstein (1917)
che la notava per la Phyllactinia sul Frassino, dimostrano l’esattezza delle
osservazioni del Dei che per primo scoprì. la micofagia nei
Coscinelltdi. | |
Martelli Lo 1913, 1914) dimostrò pure come sia normale la micofagia
anche nella Thea 22-punctata; le sue osservazioni furono confermate dal
Pérez (1914) e dal Lichtenstein (1917), il quale osservò la micofagia anche
in Halyzia 16-guttata (L.), ed infine da Strouhal (1926).
Circa quest’ultima specie ho avuto io pure occasione di trovarla fre-
quente a fine settembre 1926 a Piedicavallo (Piemonte) sul Frassino e sul
Cytisus Laburnum colpiti da Phyllactinia suffulta. Data la stagione avan-
_zata non trovai più le larve, ma abbondanti le pupe e gli adulti; questi si
aggiravano lentamente Ma pagina inferiore delle foglie, esploramdole con.
i palpi, si fermavano davanti ad un peritecio, lo afferravano con le man.
dibole, lo str appavano dalla foglia e lo divoravano. Secondo Kanervo (1940) 3
L'Halyzia non è esclusivamente micofaga, ma all’occasione certe imago
mangiano anche afidi; il Rhopalosiphon padi, sia in allevamento che in na-
tura; meno convincenti sono le sue osservazioni per la Thea.
A complemento di quanto sopra credo utile accennare ad un bello
studio, denso di osservazioni originali e di notizie, di A. Goidanich (1943),
il quale prendendo lo spunto dalla pollinivoria di Hippodamia 13-punctata
e di Anisosticta 19-punctata, esamina il regime dietetico dei Coccinellidi
giungendo ad una nuova interpretazione biologica della fitofagia di essi,
che, primitiva negli Epilachninae fillofagi (parenchimi clorofillati), è di na-
‘tura filogeneticamente secondaria nei Coccinellinae normalmente od occa-
sionalmente pollinivori o fungivori. |
96 | | | F. CAPRA
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Martelli G. — 1910 — Sulla micofagia del Coccinellide Thea iii L. -
Boll. Lab. Zool. gen. agr. Portici, IV, pp. 292-294, I fig. ;
+ + — 1913 a — L'Oîdium Tuckeri Berk. e un altro suo parassita, il Cocecinek
lide Thea 22-punctata L. - Giorn. Agr, Merid., Messina, VI.
#2 —.— 1913 b — La Thea 22-punctata L. è solamente micofaga. Al osserva-.
zioni biologiche. - Ibidem, PP. 189-195.
* — — _. 1913 © — La Vibidia 12-guttata Poda parassita dei fianchi Sphaerotheca
pannosa Lév. del Pesco e Phyllactinia suffulta Sacc. del Nocciuolo.. (Osservazioni
biologiche). - Lab, Fitopat. Catt. Amb. Agr. Messina, estr. 4 pp.
ii Notizie su due Re micofagi. - Boll. Lab. Zool. gen, agr.
Portici, IX, pp. 155-160. |
Mulsant E. — 1846 — Hist. Nat. Col. France. Sulcicolles, Sécuripalpes. Paris.
_— — — 1851 — Species des Coléoptères trimeres sécuripalpes, Lyon.
— — — 1866 — Monographie des Coccinellides, I, Paris, Lyon.
Pérez Ch. — 1914 — Régime mycophage de Thea vigintiduopunctata L. (Col. Coc-
cinellidae). - Bull: Soc, Ent. France, n.14, pp. 4157416,
Peyerimhoff P. — 1926 — Notes sur la biologie de quelques Coléoptères phyto-
phages du Nord Africain (quatrième série) etc, - Ann. Soc. Ent. France, XCV,
PP. 319-390 (P. 332). HIS A
Sicard A. — 1923 + €occinellides nouveaux-de l’Afrique du Nord, - Bull. Soc.
Hist. Nat. Afr. Nord, XIV, pp: 78-80 € (errat;) 213.
Strouhal H. — 1926 — Pilzfressende Coccinelliden (Tribus Paylabommi), - Zeitschr.-
f. wiss, Ins. Biol., XXI, pp. 131-143, 4 figg.
Weise J. — 1900 — Berichtigung von Beobachtungen über die Nahrung unserer du
cinelliden. --Deut. Ent. Zeitschr., pp. 297-301.
Non ho potuto consultare i lavori segnati con *.
Genova, Museo Civico di Storia Naturale «Giacomo Doria».
97
ALDO FESTA
STUDI SUI PLECOTTERI ITALIANI. VII.
NUOVI REPERTI
. Do qui di seguito l’elenco delle specie riconosciute tra il materiale —
avuto recentemente in studio: si tratta di specie da me non ancora segna-
late ovvero di specie già segnalate per le quali vengono indicate nuove
località di raccolta.
Fam. PERLODIDAE
Gen. Perlodes Banks
Perlodes mortoni Klp. (E. Schoenemund - Plecoptera in Die Tierwelt Mit-
teleuropas, IV B, 2.3, - Venezia Tridentine: da Peio al
Passo della Sforzellina, m. 2200, 7-VIII-1941 (leg. G. Binaghi).
Perlodes microtephala Pict. (1). Venezia Tridentina: Cogolo,
m, 1600, ı0-VIll-ıg41 (leg. G, Binaghi); da ;Peio al Passo della Sfor-
zellina, m. 2200, 7-VIII-194r (leg. G. Binaghi).
| Fam. PERLIDAE
Gen. Chloroperla Newm.
Chloroperla rivulorum Pict. Lombardia: Chiareggio, m. 1800, 27-
VII-1942 (leg. G. Binaghi) - Venezia Tridentina: da Peio al
Passo della Sforzellina, m. 2200, 7-VIII-1941 (leg. G. Binaghi).
Fam. LEUCTRIDAE
Gen. Leuctra Kip.
Leuctra inermis Kmny.- Venezia’ Trrdentimwa: Cogalo, m. 1500,
10-VIII-1941 (leg. G. Binaghi); da Peio al Passo della Sforzellina,
m. 2200, 7-VIIl-1941 (leg. G. Binaghi) - Piemonte: Premeno,
m. 800, IV-1944 (leg. G. Binaghi).
Leuctra kempnyi Mosely. Pie monte: Val Chiobbia, Rio di Monte
Rosso, m. 1500, 23-VII-1939 (leg. F..Capra); Val Cervo, Piedicavallo,
m. 1100, 13-VII-1939 (leg. F. Capra). | si
Leuctra cingulata Kmny (M. Mosely - A revision of the European species.
of the genus Leuctra. Plecoptera. - The Annals and Magazin of Na-
tufal. History ser: ro, vol. %, 1934; pi 27). = Menegia Triden-
tina: Folgaria, m. 1168, 15-VIIII-1940 (leg. C. Conci).
Leuctra hippopus Kmny (Mosely - 1. c., p. 20). - Piemonte: Premeno,
m. 800, IV-1944 (leg. G. Binaghi).
(1) Per le specie già citate nei miei precedenti lavori ometto |’ indicazione bibliografica.
98, | ALDO FESTA
Leuctra rosinae Kmny (Mosely - 1. c., p. 24). - Venezia Iriden-
tina: da Cogolo al Rifugio Cevedale, m. 2000, 8-VIII-1941 (leg. G.
Binaghi).
Leuctra biellensis mihi (A. Festa - Plecotteri raccolti dal nn Felice Capra —
in Val Chiobbia. - Boll. Soc. Ent, It., v. LXXIV: 1942, n. 5, pi oe
Piemonte: Premeno, m. 800, VI- 1046 (leg. G. Binachi)
Nel dare la descrizione di questa specie notavo che essa si avvicinava
molto alla L. nigra Oliv., pur differendone per alcuni caratteri che indicavo..
Il rinvenimento di alcune 9 9 insieme ai 4 & raccolti a Premeno viene a
confermare la mia diagnosi. Infatti i caratteri della piacca sottogenitale sono
‘assai simili a quelli della L. nigra Oliv., pur essendo nettamente differen-
Fig. 1. Leuctra biellensis mihi -9. Fig. 2. L. nigra oliv. Q (imitata da Mosely, 1. c.,
fig. 26 a). |
ziati come indicano chiaramente le figure. Nella L. biellensis mihi i lobi la-
terali sono leggermente chitinizzati, subtriangolari ed il lobo mediano è
seguito da una placca chitinizzata piriforme, mentre nella L. nigra Oliv. i
lobi laterali sono fortemente chitinizzati, arrotondati ed il lobo mediano €
seguito da una placca chitinizzata a forma di fiasco.
Fam. NEMURIDAE
Gen. Nemura Latr.
Nemura (Nemurella) picteti Kip. (Schoenemund - L c., p. 12). : Pie
monte: Val Cervo, Piedicavallo, m. 1100, 13-VII-1939 (leg. F. Capra).
Nemura (Protonemura) humeralis Pict. (Schoenemund = er DB Br
Piemonte: Premeno, m. 800, .IV-1944 (leg. G. Binaghi); Val
Chiobbia, Alpe Finestre, m. 1700, 23-VII-1939 (leg. F. Capra).
Nemura (Amphinemura) triangularis Ris (Schoenemund - |. c., p. 13) -
Piemonte: Val Cervo, Piedicavallo, m. 1100, 13-VII-1939 (leg.
F. Capra).
Nemura-(s. str.) avicularis Mort. (Schoenemund - 1. c. p. 14) - Venezia
Tridentina: da Peio al Passo della Sforzellina, m. 2200, 7-VIII-
1941 (leg. G. Binaghi).
Nemura (s..str.) obtusa Ris - Piemonte: Val Ci. Piedicavallo,
m. 1100, 13-VII-1939 (leg. F. Capra).
Nemura (s. str.) sinuata Ris - Piemonte: Val Cervo, Piedicavallo,
m. 1100, 13-VII-1939 (leg. F. Capra); Premeno, m. 800, IV-1944 (leg.
G,. Binaghi); Venezia: Tfigentina: Altipiano di Lavarone,
Rio Malo, n. 1000, 3-X-1939 (leg. C. Conci). |
99
FERDINANDO SOLARI
NOTE SU ALCUNI LIOSOMA STEPH.
(Col. Curc.)
| Liosoma scrobiferum Rottenberg. L’esame dell’edeago di esemplari delle —
Madonie (Sicilia, V-1937, leg. Prof. Lona) e la presenza del dente nelle tibie -
anteriori, già descritto e figurato da K. Daniel (Münch. Kol. Ztschr. III,
p. 133) escludono il dubbio che la specie sia diversa dal Baudii Bedel. Poichè
Rottenberg descrisse la specie nel 1871, e la monografia di Bedel è del 1884,
la specie deve denominarsi scrobiferum e la sottosp. Baudii, e non viceversa
come nel Cat. Winkler. - Secondo Hoffmann (Bull. Soc. Ent. Fr. 1935,
p. 73), Baudü e scrobiferum sarebbero specie distinte, avendo la prima le
tibie dentate e la seconda no. Credo che Hoffmann abbia ritenuto come scro-
biferum la specie algerina (hipponense Desbr.), il cui & ha tibie ant. inermi,
e che sil sia sfuggito che già Daniel (1. c.) aveva identificato l’armatellum |
Dan. i. 1. con il 4 del Baudü. - L. scrobiferum è distinto dal Baudu per gli
elitri del 4 più allungati, notevolmente più larghi alla base e quindi meno
ovali; peli sulle interstrie più lunghi, punti setigeri delle interstrie molto più
forti; rostro più densamente punteggiato. - L. Baudii varia parecchio:
Daniel disse della variabilità del dente delle tibie ant., io constato quella di
scultura degli elitri: ho 4 & con interstrie quasi piane, come nello scrobi-
ferum, altri con interstrie subcostiformi e punti sulle stesse appena percet-
tibili. |
Liosoma Bedeli K. Daniel: al minore sviluppo del dente dei femori ant.
segue una smarginatura più ampia e meno profonda che in deflexum Panzer.
L. Bedeli si trova anche nei pressi di Genova (N. S. della Vittoria).
Liosoma Hopfigarteni Stierlin. Non lo ritengo sinonimo di oblongulum
Boheman, come vorrebbe Daniel (1. c.). Ebbi un & dell'Austria inf. (ubi?)
dal Prof. A. Schuster, appartenente senza dubbio a Hopffgarteni: esso è
molto simile all’oblongulum, ma si distingue subito per la straordinaria
lunghezza del 2° articolo del funicolo, di cui dice l'Autore: «.... articulo
secundo primo paulo breviore.... ». Infatti il 2° art. è lungo quanto il 3° e 4°
presi insieme, il 3°, 5° e 6° sono alquanto .più lunghi che larghi, il 4° è sub-
quadrato, il 7° appena trasverso; nell’oblongulum il 2° art. è poco più lungo
«che largo, poco più lungo del 3°, obconico, evidentemente più corto del 3°
e 4° sommati, gli art. 4*7° sono arrotondato-trasversi; nel complesso, 1 7
articoli del funicolo dell’Hopffgarteni sono lunghi quanto il funicolo più la
clava dell’oblongulum. Non ritengo tali differenze come mostruosità, tanto
| più che altre se ne riscontrano, come quella del colore delle tibie, nere nel-
Voblongulum, rossastre nell’ Hopffgarteni; in quest'ultimo 1 solchi punteg-
giati degli elitri sono molto più profondi. Il così detto tipo, esaminato da
Daniel, non può essere che apocrifo.
BERIO E. — Reperti di nuove Noctuidae dell’Africa Orientale. (14-VI-1945).
BINAGHI G. — Le Amaurops della Catena Alpina. (Col. Pselaphidae). (28-1V-1945). »
BINAGHI G. — Le Amaurops sardo-corse con catalogo delle specie italiane
ed alpine. (Col. Pselaphidae). (28-IV-1945).
CAPRA F. — Note sui Coccinellidi (Col.) II. Su “ Thea, thuriferae Sicard e
sulla micofagia dei Coccinellidi. (14-VIII-1945)
FESTA A. — Studi sui Plecotteri italiani. VII, Nuovi reperti. (5-IX-1945). A
L 2
GUIGLIA D. — Descrizione di un nuovo Ancistrocerus della Sardegna e
note per una revisione delle specie del gr uppe dell’ A. parietum.
(Hymen. Eumenid.). (7-VIIl-1945). |
Ması L. — Note e descrizioni per lo studio delle Phanerotoma africane
(Hymen. Bracon 2 (15-11-1945).
i
SOLARI F. — Curculionidi nuovi o poco conosciuti della fauna paleartica. X,
Sul genere Alophus Schönher. (Col. Curc.). (25-1-1945).
SOLARI F. — Curculionidi nuovi o poco conosciuti della fauna paleartica. XI.
Philopedon sericans n. sp. (17-V-1945)
SOLARI F. — Note su alcuni Liosoma Steph. (Col. Curc.). (22-1X-1945). .
La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’ estratto.
Dott. FELICE CAPRA - Direttore responsabile -
FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S. p. A. - Via Monticelli, 11 -
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